LA STORIA DELLA FIORENTINA CONTINUA
a cura di Massimo Cervelli – 3° puntata
1971-72 Il nuovo presidente Ugolini sceglie Liedholm per la ricostruzione
Il nuovo presidente, Ugolino Ugolini, era già vicepresidente nel Consiglio con Baglini ed era stato consigliere anche con Longinotti. Ugolino confermò la scelta strategica della linea verde, avendo condiviso la convinzione di Baglini che fosse l’unica possibilità della Fiorentina per competere ai massimi livelli.
Il 28 luglio l’assemblea della Lega, dove venne compilato il calendario a cura del centro elettronico del CONI, confermò Stacchi presidente ed elesse il nuovo Consiglio di cui entrò a fare parte anche Ugolini.
La Fiorentina doveva cancellare l’ultima, incredibile, stagione terminata con la salvezza all’ultima giornata. All’esperienza dei campioni d’Italia ancora in squadra, andava unita la migliore gioventù, grazie alla rete organizzata in tutta Italia da Pandolfini e dai suoi collaboratori, a partire da Aldo Biagiotti e Cervato. La scelta dell’allenatore, Nils Liedholm, fu conseguente a questa direttrice.
Nils Liedholm era un ex grande giocatore destinato a diventare un grande allenatore e uno dei profeti del gioco a zona in Italia, era quella di ricostruire un progetto di squadra. Il “Barone” aveva portato il Varese in serie A, ma come tecnico era ancora ai primi passi e la Fiorentina era il suo banco di prova. Autentico signore, lo svedese era un grande maestro del gesto tecnico e dello schieramento in campo e intendeva utilizzare al meglio i calciatori stagionati e lanciare i giovani. Il Barone era convinto di una cosa: l’attrezzatura della squadra doveva durare.

Uno, in particolare, era il calciatore stagionato arrivato a far compagnia ai Campioni d’Italia ancora in rosa: il centravanti Sergio Clerici, brasiliano arrivato in Italia, al Lecco, nel 1960 a 19 anni e che sarà, per gli effetti del blocco delle frontiere, l’ultimo straniero a giocare in serie A nei campionati 1976-77 e 1977-78 prima della riapertura delle frontiere avvenuta nel 1980-81.
L’acquisto del “gringo”, trentenne, dal Verona, aveva sollevato dubbi sulla campagna acquisti che era stata completata con l’acquisto di Mazzolino (Ferruccio Mazzola II, il fratello di Sandro, 26 anni) dalla Lazio, così come il portiere Sulfaro (25 anni), mentre l’altro estremo difensore, il ventitreenne Favaro, arrivava dal Venezia. I due portieri servirono a mettere fine al dualismo che si era creato nell’ultima stagione fra Superchi, protagonista di un brutto campionato, e Bandoni, convinto di meritare la maglia da titolare. L’acquisto che aveva messo tutti d’accordo era stato quello di Nevio Scala (24 anni), giocatore dall’incredibile dinamismo, utilizzabile come terzino, ma anche come mediano di spinta. Ugolini era convinto di aver allestito una squadra nettamente più forte dell’anno precedente.

La squadra si radunò a Firenze venerdì 30 luglio per iniziare a discutere le questioni contrattuali (il premio di reingaggio) con la società, affidate al consigliere Dante Belardinelli, discussioni che continuarono nel ritiro di Massa Marittima che iniziò il 2 agosto. Questo l’elenco dei calciatori convocati: portieri Superchi e Favaro, non presente Sulfaro militare; difensori: Botti, Brizi, Ferrante, Galdiolo, Ghedin, Longoni, Tendi, non presente Pellegrini militare; centrocampisti: D’Alessi, De Sisti, Esposito, Mazzola II, Merlo, Orlandini, Scala; attaccanti: Giorgio Braglia, Cavatorti (militare, proveniente dalla Tevere Roma), Chiarugi, Clerici, Florio, Mascarucci, Piccinetti.
Nel ritiro si vedeva già il modello di società che intendeva Ugolini, con il ritorno ad un clima familiare, la squadra affidata ad un maestro di calcio e con Mario Mazzoni confermato come secondo allenatore. Nils distillava saggezza, storicizzando con queste parole l’orribile campionato 1970-71: dopo aver vinto lo scudetto “questi ragazzi credettero di non avere più nulla da imparare” e poi “si sono smarriti alla prima sberla tra capo e collo”, non capendo che “nel calcio non si smette mai di imparare”.
Qualcuno chiedeva a Liedholm se i suoi modi non fossero troppo signorili per allenare una squadra di calcio, Nils rispondeva che era solo un modo diverso di concepire i rapporti umani, trattando i calciatori da uomini. Una fiducia data, ma che doveva essere meritata, se loro non la meritavano lui gli avrebbe accantonati.
A Massa Marittima venne impostata una preparazione a lunga scadenza, affidata al professor Baccani. Il primo problema, oltre ad una distorsione al ginocchio per Braglia, fu lo strappo al quadricipite sinistro di Esposito, che venne risolto con la promozione in prima squadra di Andrea Orlandini. “Birillo”, il ragazzo di San Frediano, reduce dai prestiti alla Sambenedettese e al Prato, fu la vera rivelazione della stagione 1971-72. La scelta dei prestiti per fare maturare i giovani venne brevettata dalla Fiorentina e subita utilizzata per Macchi, prestato al Napoli, e Ghiandi, al Sorrento. L’altro problema fisico, fu un ricorrente problema muscolare di Brizi, sostituito da Galdiolo, componendo la coppia di terzini Scala-Longoni.
Liedholm non amava fissare obiettivi, ma indicò come “orizzonte” la conquista di 35-37 punti così da piazzarsi al quarto-quinto posto a ridosso delle prime. Fino alla partita di Ferragosto, contro una rappresentativa Maremmana composta da giocatori della Massetana oltre ad uno del Venturina e un altro del Pro Follonica, vinta 6-0 e che segnò la fine del ritiro, vennero disputate solo partitelle interne.
Il 18 agosto la squadra, ridotta a 16 giocatori, partì per Panicagliora, amena località della montagna pistoiese, da dove i calciatori scendevano ogni mattina a Marliana ed il pomeriggio a Montecatini per allenarsi – mentre Botti, Braglia, Florio, Mascarucci, Piccinetti facevano i pendolari ogni giorno da Firenze. Il 21 agosto venne giocata la prima amichevole a Viareggio, con 15 mila spettatori arrivati per vedere di che pasta era fatta la nuova Fiorentina. I viola, con le importanti assenze di Brizi, De Sisti ed Esposito, vinsero (2-0), mostrando luci ed ombre. Il 25, con Brizi capitano, venne giocata la prima gara allo stadio Comunale contro i cileni dell’Universidad Catolica. Fu una partita vera, diventata anche dura e pareggiata con una doppietta di Clerici.
La Fiorentina superò, per migliore differenza reti rispetto al Cagliari, il girone eliminatorio di Coppa Italia. I viola espugnarono Livorno (0-3 con gol di Clerici, De Sisti, Mazzola); sconfissero il Foggia con una tripletta di Chiarugi; persero in casa contro il Cagliari, in una partita sempre condotta dai viola, ma senza riuscire ad innescare gli attaccanti, con un gol dell’ex Vitali e vinsero con fatica ad Arezzo grazie ad un autorete di Tonani al 55’, senza far vedere gli attesi progressi.
Liedholm aveva promosso come formazione base, anche a causa degli infortuni di Esposito e Brizi, questo undici: Superchi; Scala, Longoni; Orlandini, Galdiolo, Ferrante; Merlo, Mazzola, Clerici, De Sisti, Chiarugi. L’esordio in campionato avvenne in casa contro il Napoli con arbitro Lo Bello, aggredito da un tifoso partenopeo. I viola conquistarono i due punti, in una brutta partita, ribaltando il vantaggio napoletano con un gol di Orlandini e la rete decisiva di Clerici all’89’.

Il gioco promesso non si vedeva, così come gli annunciati sganciamenti sulle fasce. La squadra metteva in campo tanta confusione, accentrandosi in mezzo al campo, con un De Sisti più lento del solito. La conferma delle difficoltà arrivò nella partita in casa del Milan; nonostante il rientro di Brizi, i rossoneri ebbero la meglio con un gol per tempo. Una brutta Fiorentina che, però, si riscattò immediatamente nella Mitropa Cup – i gigliati erano stati inseriti nel girone con First Vienna, battuto 3-0 in Austria con una doppietta di Chiarugi e un gol di D’Alessi, tutti e tre nel secondo tempo – e contro la Roma a Firenze, vincendo (2-0) con autorete di Petrelli e gol di Clerici, ma dovendo incassare il grave infortunio di Ferrante, frattura alla tibia.
A Bergamo, con Pellegrini-Ghedin coppia centrale, la Fiorentina illuse nel primo tempo, ma senza concretizzare la superiorità territoriale, ed andò in barca nella ripresa dopo aver subito il gol su calcio di rigore all’8’, sbagliando un penalty al 16’ con De Sisti e finendo sotto 3-0, con Scala che segnò il punto della bandiera nel finale. Fu ancora la Mitropa, questa volta contro il Partizan Belgrado a Firenze, a riportare serenità in casa viola: anche in questa occasione 3-0, con gli stessi marcatori di Vienna: doppietta di Chiarugi e gol di D’Alessi.
Fiorentina vittoriosa pure in campionato; nuovamente in rimonta, a Firenze in una giornata piovosa contro il Bologna con un 2-1 conquistato tutto nel finale, con gol di Clerici all’83’ e di Chiarugi al 90’, facendo esplodere lo stadio.
Nella Fiorentina la grinta veniva prima del gioco, un dato dimostrato anche con il pareggio di Verona (0-0) con due pali di Chiarugi, uno su calcio di rigore. I 7 punti collezionati dopo 6 partite, seppure con un gioco semplice e con Liedholm accusato dalla critica e dagli avversari di tatticismo, apparivano una promettente rampa di lancio per una squadra destinata a migliorare il proprio rendimento. La Fiorentina pareggiò anche col Torino, gol di Chiarugi, in una partita giocata senza Esposito, Ferrante e Merlo, ma non sfruttando l’espulsione di Agroppi. A Catanzaro alle stesse assenze si unì anche quella di De Sisti, con Pellegrini utilizzato nuovamente come libero. Un rigore trasformato da Chiarugi e un gol di Clerici sigillarono il successo viola.

Fiorentina vincente anche contro il Vicenza in casa con gol di Merlo e ancora Chiarugi su rigore, seguita dal pareggio a Cagliari – da questa partita la Fiorentina dovette fare a meno per un lungo periodo di Merlo, a causa di uno strappo muscolare alla coscia – e dallo 0-0 con l’Inter al Campo di Marte. Vittoria esterna a Mantova con un nuovo rigore realizzato da Chiarugi e il gol decisivo di Scala al 90’.
Rocambolesca anche la gara interna contro il Varese risolta da un autogol di Rimbano. La Fiorentina riusciva a risolvere i problemi senza avere un gioco, mostrando cinismo e spietatezza. A fine anno si respirava uno spirito nuovo, con De Sisti che sembrava aver risolto le difficoltà di inizio campionato.
La partita chiave fu la trasferta in casa della Juventus, con i gigliati accompagnati da seimila tifosi. Una partita che venne risolta da un gol di Bettega ad un quarto d’ora dalla fine, dopo un grande salvataggio del portiere Carmignani su una conclusione di Clerici. Una partita in cui avvenne un nuovo importante infortunio, quello di Chiarugi, assente per otto giornate.
Il girone d’andata fu concluso da un pareggio a reti inviolate contro la Sampdoria a Firenze dove fece il suo esordio Claudio Desolati. Alla fine del girone d’andata la classifica recitava: Juventus 24, Milan 22, Inter 21, Cagliari 20, Fiorentina e Roma 19.
A Napoli i viola riuscirono, giocando con il solo Clerici davanti, fino all’ingresso dell’esordiente Florio, a bloccare partita e risultato. A Firenze venne restituito al Milan il risultato dell’andata, con un gol per tempo: rigore realizzato da Clerici ed autorete di Anquilletti. Nuovo pareggio a reti bianche con i giallorossi a Roma e ancora una vittoria casalinga per 2-0 contro l’Atalanta con una doppietta di Clerici e un nuovo esordio, quello del centrocampista Campagna per cui vennero azzardati sconcertanti paragoni. La Fiorentina, dopo cinque partite senza subire reti, era terza in classifica con un distacco di soli 3 punti dalla Juventus.

L’imbattibilità della porta finì a Bologna, dove Longoni rimediò all’80’ al vantaggio siglato dal mediano felsineo Gregori. I viola erano diventati una compagine estremamente solida e protesa alla vittoria fino all’ultimo secondo: anche il Verona venne battuto (2-1) con un gol di Clerici all’89’, dopo il vantaggio iniziale di Scala. A Torino, contro i granata, rientrò Ferrante, ma una doppietta di Bui chiuse la partita con un rigore di Clerici, al 90’, che fissò il risultato sul 2-1.
Il mercoledì i viola ospitarono il First Vienna per la Mitropa Cup, vincendo (2-1) con gol di Chiarugi e di Clerici – ancora al 90’! – dopo il pareggio austriaco all’82’.
La Fiorentina anche contro il Catanzaro trovò il successo con un rigore trasformato da Clerici all’81’ nella gara in cui rientrò Chiarugi. Alla 23a giornata la Juventus continuava a comandare il campionato con 32 punti, seguita ad una lunghezza dal Torino ed a due da Cagliari e Fiorentina.
A Vicenza i viola vinsero con un gol di Mazzola, nel giorno del rientro di Chiarugi. La Fiorentina uscì dal campo salutata dal grido “ladri ladri” e subendo l’infortunio di Scala che mancò nelle due gare successive. La presenza nell’alta classifica non poteva più essere considerata casuale.
Dopo la 24° giornata di campionato la Fiorentina era in piena lotta per lo scudetto, la graduatoria era così formata: Juventus 34, Torino 33, Fiorentina e Cagliari 32, Milan 31, Inter 28. L’ottimismo dilagava, vista l’inesorabilità di Clerici, un gladiatore dell’area di rigore; la forza di Nevio Scala e di Orlandini, il ritorno in cattedra di De Sisti e il recupero di Merlo, oltre a un Brizi che, a causa dell’infortunio di Ferrante, interpretava benissimo il ruolo di libero, mentre Galdiolo, sempre presente, era splendido in marcatura. Tutto lasciava presagire un gran finale di campionato. A Firenze si cominciava a parlare di tabella scudetto, ma nel turno successivo i viola persero in casa nello scontro diretto col Cagliari 0-1, con la solita rete di Riva.

La domenica successiva i viola gettarono a San Siro la grande occasione. In vantaggio con un gran gol di De Sisti, gli attaccanti sbagliarono numerose occasioni e all’80’ la Fiorentina subì il pareggio con un gol di Bedin.
Il rientro di Scala avvenne a Firenze contro il Mantova, ma fu la peggiore partita interna del torneo. I virgiliani passarono inopinatamente in vantaggio con un gol a dieci minuti dal termine e la partita terminò nel modo peggiore: un ampio pugilato sotto la torre di Maratona fra i sostenitori di Chiarugi e i detrattori dell’attaccante che ancora non si era ripreso dall’infortunio; gli applausi agli ospiti e i fischi ai giocatori viola accusati di scarso impegno.
Nella pausa per l’impegno della Nazionale contro il Belgio per i quarti di finale del campionato europeo, la squadra viola completò il girone della Mitropa, andando a giocare a Belgrado contro il Partizan. I gigliati, primi in classifica, potevano anche perdere con un gol di scarto per poter vincere il girone e qualificarsi per la finale. E andò proprio così, con una sconfitta di misura (2-1), con un gol di Braglia in mezzo alle due reti jugoslave. La finale, contro un’altra squadra jugoslava, il Celik Zenica, venne posticipata all’inizio della stagione successiva.
Il pareggio a Varese, contro una squadra già retrocessa (1-1), portò la Fiorentina a sei punti dalla Juventus al quinto posto.
La Nazionale, campione europea in carico, venne eliminata dal Belgio. Dopo il pareggio a reti bianche in Italia, gli azzurri vennero sconfitti (2-1) dai belgi che erano il paese ospitante della fase finale a quattro squadre (Germania Ovest, che vinse il torneo battendo in finale l’Unione Sovietica, Belgio ed Ungheria).
L’unico violazzurro nelle due gare, che segnarono l’inizio del tramonto della Nazionale protagonista anche della Coppa del Mondo in Messico, fu Picchio De Sisti.

I viola conclusero il campionato pareggiando 1-1 in casa con la Juventus, un pari che lanciò i bianconeri verso lo scudetto, con gol di Merlo al 33’ e il pareggio scaturito da un’autorete di Ferrante al 64’ che, purtroppo, segnò, di fatto, la fine delle ostilità. All’ultima giornata uno scialbo pareggio a reti inviolate (0-0) a Marassi con la Sampdoria. Il vistoso calo finale, collezionando nelle ultime cinque partite di campionato quattro pareggi e una sconfitta, misero a rischio la qualificazione alla Coppa UEFA che venne ottenuta solamente grazie alla vittoria della Coppa Italia da parte del Milan, arrivato secondo in campionato. La classifica finale vide la vittoria della Juventus con 43 punti, davanti a Milan e Torino pari merito a 42, Cagliari 39, Inter e Fiorentina 36, ma con peggiore differenza reti rispetto ai nerazzurri; 28 i gol segnati, 20 quelli subiti
Nel girone finale della Coppa Italia la Fiorentina arrivò seconda dietro al Napoli. La formula prevedeva che le vincenti dei due gironi disputassero la finale. I viola iniziarono malamente, esordendo con una sconfitta a Roma con la Lazio, in una gara in cui non poterono schierare Superchi, Brizi, Chiarugi e s’infortunò Orlandini. La partita venne decisa in extremis con un gol di Nanni all’88’. La Fiorentina non sfruttò il triplo turno casalingo, pareggiando con il Bologna (0-0), in una gara in cui esordì Mimmo Caso con la maglia numero sette, impattando (1-1) contro il Napoli in una partita dove la vittoria sfuggì all’ultimo secondo con un gol di Macchi che recuperò in extremis il vantaggio originato da un calcio di rigore trasformato da Clerici al 28’ del primo tempo. Anche la terza occasione, contro la Lazio, venne sprecata in un match dove senza calci di rigore non avrebbe segnato nessuno: vantaggio messo a segno da Nanni nel finale del primo tempo e pareggio di Clerici attorno al ventesimo della ripresa. Vincendo a Bologna (0-2) con due gol segnati negli ultimi minuti, De Sisti al 79’ e Braglia al 90’, crearono l’occasione per poter vincere il girone, andando a vincere in casa del Napoli. Era il 1° luglio e divampava il calciomercato, nonché lo sciopero dei giornali.
La Fiorentina si era già assicurata Giancarlo Antognoni. La partita fu caratterizzata da un botta e risposta nel primo tempo; vantaggio partenopeo con gol di Perego e risposta di Braglia: Napoli in finale.
La Fiorentina concludeva una stagione con molti rimpianti dei suoi tifosi, per la conclusione del campionato e della Coppa, ma non da parte di Liedholm che esprimeva grande soddisfazione, la stessa mostrata da Ugolini per aver stabilito un nuovo primato negli incassi stagionali. Si erano affacciati in prima squadra i giovani della novelle vague viola: Florio, Desolati, Campagna, Caso, Pellegrini.
Massimo Cervelli



