Nell’ultimo numero del Marzo 2026 abbiamo pubblicato l’ultima puntata de La Storia della Fiorentina di Lorenzo Magini, riproducendo fedelmente quanto da lui magistralmente raccontato nei primi 5 anni di pubblicazione della rivista Ale’ Fiorentina in edicola dal Settembre 1965 al Luglio 1970.
Una storia apprezzata anche dai lettori dell’epoca – lo testimonia la lettera di un tifoso e la risposta di Magini pubblicata nel Settembre 1970, nel numero successivo alla fine de La Storia della Fiorentina – e che resta un punto di arrivo ineguagliabile per tutti gli appassionati e i tifosi viola.

Con un po’ di presunzione, intendiamo tuttavia proseguire a raccontare la Storia della Fiorentina che, dopo lo scudetto del Maggio 1969, è proseguita con alti e bassi ma ha comunque infiammato i cuori di migliaia di sostenitori. Lo facciamo raccontando, in ogni numero di uscita della nostra rivista, un anno di storia della squadra viola, iniziando dal 1969/1970. E abbiamo affidato il gravoso compito ad uno storico di assoluta fama (e amico di lunga data del sottoscritto e di questa rivista) che è Massimo Cervelli, autore di innumerevoli testi di e sulla Fiorentina, Vice Presidente del Museo Fiorentina, storico appassionato e testimone diretto della storia che ci racconta a partire da questo numero. Buona lettura!
1969-70 I CAMPIONI NON SI CONFERMANO
L’estate del 1969 è caratterizzata da festeggiamenti che sembrano non finire mai. Il presidente Baglini ostenta sicurezza e convinzione nel futuro, affermando che il miglior acquisto è “la conferma di Pesaola”. Il tecnico ha messo a frutto lo scudetto e anche l’accordo trovato con Ferlaino per tornare al Napoli, dove deve seguire anche la sua azienda di produzione di garofani. Ha imposto alla Fiorentina un super contratto, per quattro anni, con un ingaggio secondo solo a quello di Helenio Herrera, “il Mago”.
L’unica operazione di calciomercato che prevede un ingresso nella rosa è lo scambio Mancin-Longoni effettuato con il Cagliari. I sardi cercano un terzino più difensivo e i viola uno fluidificante, come si chiamava allora. La Fiorentina con la cessione, in comproprietà, di Danova al Mantova conclude i movimenti che riguardano direttamente la prima squadra.
La scelta, in sostanza, è uguale a quella effettuata nel 1956: la squadra titolare non è migliorabile o, perlomeno, lo era solo nel terzino sinistro e con Longoni siamo a posto. A chi chiede se, visti gli impegni in Coppa dei Campioni e la possibilità di avere più calciatori convocati in Nazionale, non fosse il caso di rinforzare almeno le alternative, Baglini risponde seccamente: “troppi rincalzi provocano lotte intestine e noi non ne abbiamo bisogno”.

Non viene presa in considerazione nemmeno la candidatura avanzata da Hamrin “la mia esperienza potrebbe tornare utile in Coppa dei Campioni”, dichiarando di conoscere l’ambiente e di non pretendere nessun occhio di riguardo per la sua storia passata nella Fiorentina.
Il ritiro, come da consuetudine, è ad Acquapendente. Il quartier generale, confermato, è all’Hotel Roma. Il clima, familiare e goliardico, contagia subito Longoni: “non è stato facile lasciare Cagliari, ma sono finito nel posto ideale”. La parola spetta, ovviamente, al Petisso.
Il mister dichiara che non è vero che c’è solo Longoni in più. C’è un anno di esperienza e di consapevolezza della propria forza in più. A forza di parlare, qualcosina sfugge all’istrione Pesaola: “avrei voluto un attaccante in più. L’ideale sarebbe stato Cané che ho avuto a Napoli, ma c’è Mariani che è in grossa crescita”.

La Fiorentina fa una scelta importante. La maglia, a differenza del ‘56, oltre allo scudetto ospita anche il giglio. La prima amichevole di livello, il 24 agosto a Roma con la Lazio, vede una squadra in palla che mette al sicuro il risultato (2-0) già nel primo tempo con i gol di Merlo e Amarildo. Molto peggio, tre giorni dopo, la prima uscita casalinga con l’Ungheria: finisce 4-2 per i magiari e con una doppietta di Chiarugi che dimezza lo svantaggio segnando all’86’ e all’89’.
In compenso il girone eliminatorio di Coppa Italia viene passato agevolmente mantenendo la rete inviolata, battendo l’Arezzo in trasferta (0-2), il Bari in casa (7-0) e pareggiando a Livorno (0-0).
I pronostici della vigilia inseriscono in pole position le tre squadre che hanno lottato per il titolo nella stagione precedente (Fiorentina, Cagliari e Milan), seguite dall’Inter, affidata all’altro Herrera, Heriberto, protagonista di un maxi scambio con i sardi a cui vanno Domenghini, Gori e Poli in cambio del centravanti Boninsegna e di 250 milioni. E dalla Juventus, alle prese con un’opera di ringiovanimento condotta con l’acquisto dello stopper Morini e di Vieri dalla Sampdoria e di Cuccureddu dal Brescia.
Esordio bagnato esordio fortunato
Acqua a catinelle sul Comunale il 14 settembre, giornata d’inizio del campionato, contro il Verona. La Fiorentina si presenta al completo e passa in vantaggio con un gol di Chiarugi al 10’. Il gioco non si vede, ma l’Hellas non sembra mai poter arrivare al pareggio. Al 20’ del secondo tempo Rizzo sostituisce Merlo, mossa tattica che si ripete nella partita di tre giorni dopo contro gli svedesi dell’Öster di Vaxjo in Coppa dei Campioni. Gli scandinavi si dimostrano più ostici del previsto. I viola passano solo al 69’ con un gol di Maraschi e, quindi, la qualificazione si deciderà in Svezia quindici giorni dopo. Altri tre giorni e i gigliati giocano a Napoli, contro la squadra allenata da Chiappella. Una sola variazione in formazione, con la maglia numero 8 assegnata a Rizzo ed altra vittoria per 1-0, siglata da Maraschi in apertura di ripresa. Alla terza giornata i viola, con gli stessi undici di Napoli, ospitano la Sampdoria e la sconfiggono con un gol di Esposito. Le vittorie di misura, senza incassare gol, vengono viste come una sorta di sigillo delle grandi squadre e rappresentano un elemento di grande conforto per il ritorno con l’Öster, dove l’unico cambio è Cencetti al posto di Longoni. I calcoli sul gol di vantaggio ottenuto a Firenze e da conservare in Svezia finiscono al 3’, quando l’ala sinistra Fjordestam ci infila. I viola sono bravi a resistere alla veemente offensiva dei padroni di casa e sul finire del primo tempo trovano il provvidenziale pareggio con Amarildo. Nel secondo tempo l’iniziativa dell’Öster perde razionalità e concede spazi al contropiede, in uno di questi Esposito segna il gol che mette al sicuro il passaggio del turno e Pesaola sostituisce subito Amarildo con l’esperto Pirovano.
Il tempo di rientrare in Italia e bisogna già partire per andare ad affrontare il Lanerossi. Cencetti viene confermato e Merlo rientra. A Vicenza la Fiorentina non vince dal 1° febbraio 1959. I biancorossi sono una delle storiche bestie nere dei viola ed anche questa sembra una partita stregata: vantaggio dei berici al 22’ con un rigore trasformato da Vitali, dopo che Maraschi è dovuto uscire per infortunio, sostituito da Rizzo. In campo c’è Chiarugi che ha cominciato la stagione a mille. Luciano pareggia al 33’ e nel finale, all’88’, mette la freccia del sorpasso.
La partita verità
La Fiorentina si presenta al big match con il Cagliari a punteggio pieno, quattro vittorie, tutte di misura, e sostituisce l’infortunato Maraschi con Rizzo. La filosofia di Pesaola è stringente: la difesa funziona e l’attacco, prima o poi, il gol lo trova. I viola guidano la classifica con un punto di vantaggio sugli isolani e le due milanesi. La partita, sessantamila spettatori, viene rovinata dall’arbitro Lo Bello che si erge a protagonista assoluto, inverando quel ruolo di “dittatore” che molti gli attribuiscono nell’arbitrare. Al 21’ calcio di rigore per gli ospiti, per un banale contrasto fra Rizzo e Zignoli, trasformato da “Rombo di tuono”. L’arbitraggio è ostile ai padroni di casa. Inoltre, più aumenta e viene espresso il malcontento dal pubblico, più Lo Bello sale in cattedra con decisioni molto particolari. Il gol annullato a Chiarugi all’87’, per un ininfluente fuorigioco di posizione di Mariani, è solo l’apice di una direzione arbitrale apostrofata duramente dalle gradinate: “Lo Bello fascista sei il primo della lista”. Il Comunale viene squalificato, per una giornata, mentre la squadra si sente defraudata e non se ne dà pace.

La domenica successiva i viola, senza gli infortunati Merlo e Rizzo e lo squalificato Amarildo affondano all’Olimpico, nonostante il vantaggio iniziale, siglato da Chiarugi al 3’ e il rientro di Maraschi al centro dell’attacco. La Lazio segna tre gol già nel primo tempo e completa la cinquina nel finale della ripresa. La batosta apre una discussione: è fragilità nervosa o tecnica, quella della Fiorentina?
A Verona, contro il Torino, per la squalifica del Comunale, rientrano Merlo e Rizzo, ma non gioca Maraschi sostituito da Mariani: pareggio. Non va meglio a Bologna la domenica successiva. In vantaggio di due reti, con la formazione titolare, i viola vengono riacciuffati in tre minuti dai gol di Mujesan e Roversi nell’ultimo quarto d’ora dove si affacciano incertezze, fino ad allora sconosciute, in Superchi. Nel mercato di novembre la Fiorentina acquista dalla Roma Carpenetti, ventisette anni, definito da Pesaola il jolly difensivo ideale.
L’impresa in Unione Sovietica
La Fiorentina vola a Kiev, dove il 12 novembre disputa, davanti a settantamila spettatori, la sua migliore partita della stagione andando in vantaggio al 36’ del primo tempo. Azione personale di Merlo, finalmente in salute, che fa il vuoto e serve Chiarugi in area: il suo sinistro non perdona. I sovietici attaccano, ma non riescono a trovare spazi, finché, al 57’, Serebriannikov s’inventa una punizione che batte il portiere viola sul primo palo. La Fiorentina non ci sta, è convinta di poter vincere e al 69’ è Amarildo a tirare una punizione, respinta con fatica dal portiere Rudakov e ribadita lestamente in rete da Maraschi. La partita finisce qui, controllata dal centrocampo gigliato che sembra tornato quello dell’anno precedente.

Sulla scia di Kiev i viola, con Rizzo al posto di Maraschi, liquidano con tre reti il Bari, grazie ad un’altra doppietta di Chiarugi e gol di Esposito. Alla pausa del campionato, per Italia-Germania Est (3-0) giocata a Napoli per la qualificazione al mondiale, con l’esordio di Chiarugi in azzurro, la Fiorentina è seconda a tre punti dal Cagliari. Mercoledì 26 novembre la Dinamo è a Firenze e sembra aver portato il gelo ucraino in Toscana. Freddo, pioggia e nevischio per tutto il giorno rendono il campo pesantissimo. Sembra di essere, climaticamente, a Kiev. I campioni sovietici attaccano a lungo, ma senza creare veri problemi a Superchi, tranne un tiro deviato dal portiere sulla traversa. Lo 0-0 resiste fino al termine. A fine partita grande festa nello spogliatoio viola per il passaggio del turno: la Coppa sembra un obiettivo raggiungibile, ma il sorteggio oppone nei quarti una delle squadre più forti, il Celtic Glasgow allenato da Jock Stein, già vincitore, in finale contro l’Inter, dell’edizione 1967.
Il tira e molla in campionato
Alla 10a giornata la Fiorentina è ospite della Juventus, ferma a 9 punti. I viola sono quasi al completo, con Rizzo al posto di Chiarugi, ma vengono dominati dai bianconeri nella ripresa, dopo un brutto primo tempo concluso a reti bianche. Il 2-0 finale è un messaggio perentorio sull’impossibilità della squadra a lottare nuovamente per il titolo.
La reazione arriva la domenica seguente contro l’Inter, battuta seccamente nonostante le assenze di Merlo e Amarildo; 2-0 con gol di Rizzo e Chiarugi nel primo quarto d’ora. La Fiorentina è di nuovo seconda, ma perde una grande occasione nel successivo turno casalingo con la Roma, facendosi riprendere per due volte dopo i gol segnati da Amarildo e Chiarugi. Il Cagliari perde a Palermo e conserva tre punti di vantaggio. Il girone d’andata si conclude con un’inaudita sconfitta a San Siro (4-2) contro un opaco Milan, a cui Maraschi e Amarildo annullano il doppio vantaggio iniziale, e con due vittorie, a Brescia (1-2 con gol di Maraschi e Amarildo) e in casa col Palermo (3-1 con reti di Maraschi, Amarildo e De Sisti). Alla prima di ritorno i viola passano al “Bentegodi” (0-1 gol di Merlo al 76’) e sono secondi a tre punti dai sardi. Nel turno successivo i gigliati si suicidano, perdendo (1-2) col Napoli.
I cinque punti diventano un distacco quasi incolmabile per la squadra, superata dalla Juventus e raggiunta dall’Inter. Altre due vittorie, a Marassi contro la Sampdoria (1-3 in rimonta con gol di Merlo, autorete di Battara e Chiarugi) e al Comunale contro il Vicenza (2-1 con Rogora e De Sisti che ribaltano il vantaggio iniziale segnato da Vitali). Alla 20a Fiorentina a Cagliari, con cinque punti di svantaggio ed una partita in cui merita più dello 0-0 finale. La vittoria sulla Lazio (2-0 Amarildo e Ferrante) dà l’idea che i viola continueranno la rincorsa ai sardi fino alla fine, ma inciampano malamente a Torino, sconfitta da un gol di Mondonico.
A Glasgow con il catenaccio
La trasferta a Glasgow parte male. Pesaola lascia a Firenze il mai amato Chiarugi, rimproverandogli la prova di Torino, e rinforza la difesa schierando un difensore in più, Carpenetti, con il numero 4, mentre Esposito indossa la 7. Il Celtic passa in vantaggio nel primo tempo e raddoppia con “una sciagurata autorete” di Carpenetti (così definita dal telecronista Carosio) ad inizio ripresa; il terzo gol del centravanti Wallace, all’89’, appare come un verdetto definitivo. Le scelte del Petisso, più che sbagliate, si sono rivelate assurde, non condivise dalla squadra, e hanno compromesso le possibilità dei gigliati nella competizione.
Il ritorno a Firenze è pessimo, con la sconfitta subita dal Bologna (0-1), in una gara in cui Fabio Ferrario sostituisce Maraschi, seguita dal pareggio a Bari (1-1 con gol di Ferrante). La Fiorentina getta tutte le energie nella partita di ritorno contro gli scozzesi, ma non va oltre l’1-0 (Chiarugi). I viola spingono, spingono, ma non riescono a raddoppiare e devono salutare la Coppa dei Campioni. Il Celtic Glasgow arriva in finale, sconfitto nei tempi supplementari dagli olandesi del Feyenoord.
Un triste finale di stagione
I viola rientrano in campionato con una prova d’orgoglio contro la Juventus (2-0 con gol realizzati da Mariani e Merlo nella prima mezzora), ma la stessa formazione crolla a San Siro contro l’Inter (3-0). C’è un’ultima fiammata d’orgoglio dei Campioni d’Italia che vincono a Roma con un gol di Rizzo e restituiscono al Milan il 4-2 dell’andata.
Purtroppo, inopinatamente, in mezzo alle due partite vittoriose, arriva l’eliminazione dai quarti di finale della Coppa Italia nello spareggio di Verona contro il Varese (0-1). La sconfitta interna con il Brescia (0-1) produce altra insoddisfazione nella piazza ed è del tutto inutile il pareggio (1-1) a Palermo nell’ultima giornata. La Fiorentina lascia lo scudetto con un quarto posto finale a pari merito con il Milan e nove punti di distacco dal Cagliari campione d’Italia.

Il campionato finisce presto, a causa della Coppa del Mondo “Mexico 1970”, il 26 aprile. Dal 1° maggio la Fiorentina partecipa al torneo anglo-italiano, nel 3° girone con Wolverhampton, Sunderland e Lazio, senza De Sisti e Ferrante convocati dalla Nazionale. I gironi erano tre, ciascuno composto da due squadre italiane e inglesi. Le italiane incontravano, con gare di andata e ritorno, le inglesi e in ogni girone si componeva la classifica sommando ai punti ottenuti i gol fatti. L’italiana e l’inglese con il miglior punteggio si qualificavano per la finale. I viola, arrivati secondi nel girone dopo aver perso entrambe le partite con il Wolverhampton, sono secondi tra le squadre italiane, dietro il Napoli che partecipa alla finale contro lo Swindon Town che vince il torneo.
Il 5 maggio viene rinnovato il Consiglio direttivo: oltre al presidente Baglini, gli altri consiglieri eletti sono: Belardinelli, Grignoli, Ignesti, Martellini, Matteini, Mengoni, Ristori, Rovai, Sabatini, Senatori, Ugolini. Il precedente Consiglio era stato eletto il 26 luglio 1969.
L’ultima manifestazione a cui la Fiorentina partecipa è la Coppa delle Alpi italo-svizzera. Le squadre italiane incontrano quelle elvetiche in gare secche in Svizzera. La migliore italiana e la migliore svizzera vanno in finale. I viola, con due vittorie e due pareggi, vincono la classifica italiana e si qualificano per la finale contro il Basilea del 19 giugno, perdendola (2-3). Longoni, con il Basilea in vantaggio di due gol, accorcia le distanze nel primo tempo; nella ripresa nuovo gol elvetico, con la rete di Esposito che fissa il risultato sul 3-2 per i padroni di casa.
Nel torneo la Fiorentina schiera un nuovo acquisto, il terzino Giancarlo Galdiolo proveniente dall’Almas Roma, compagine della serie D.

Un amaro bilancio
La stagione non era piaciuta a nessuno. I sostenitori viola erano rimasti molto delusi dall’arrendevolezza della squadra dopo la sconfitta con il Cagliari a Firenze. Un gol al passivo era il principio della fine. Segno dell’imborghesimento, della caduta della rabbia agonistica? La dirigenza era molto scontenta, nonostante fosse responsabile di non aver rinforzato la squadra, con il Consiglio direttivo logorato dalla lunga discussione se continuare o meno con Pesaola. Non era contenta nemmeno la squadra, reduce da una serie di tensioni che avevano incrinato l’unità del gruppo scudettato. Tutte le componenti avevano sottovalutato un carico di impegno eccessivo per una squadra che si era sentita più forte di quello che era.
La lista degli errori era lunga: l’insufficiente campagna acquisti; la caduta verticale del rendimento dei calciatori e la mancata armonia fra loro; gli errori tecnici e psicologici di Pesaola; la mancata spinta dei giovani del vivaio.
Eravamo nuovamente al bivio ricorrente nella nostra storia: diventare definitivamente una grande squadra o dover aspettare l’annata giusta, quando tutto andava per il meglio.
Massimo Cervelli
1 – continua



