Si è svolta nella nostra sede di Viale Fanti la riunione nazionale di FEDERTIFOSI, Associazione che comprende un gran numero di Centri di Coordinamento di Club di serie A, B e C, che si è convocata a Firenze per discutere del futuro del nostro calcio.

Molti i punti in discussione ma, fra tutti, quello che più ha catalizzato l’attenzione dei partecipanti è stato il rapporto tra il tifo organizzato e le Società di calcio, un rapporto che l’evoluzione del calcio moderno, con la modifica sostanziale delle dinamiche di controllo e di partecipazione, ha profondamente modificato e, talora, quasi del tutto interrotto.
Abbiamo discusso della Petizione “Per un calcio giusto e popolare” che un consistente gruppo di tifosi ULTRAS ha sottoscritto nelle scorse settimane per cercare di portare all’ordine del giorno la centralità del tifoso nelle dinamiche del calcio restituendo a chi il calcio lo vive e lo sostiene non solo il ruolo di protagonista ma anche il riconoscimento che il calcio appartiene a lui.
La Petizione – da sottoscrivere in forma personale ai sensi dell’art. 50 della Costituzione della Repubblica Italiana – evidenzia alcuni punti sui quali rivendicare una presa di posizione chiamando in causa gli organi di gestione del Calcio (Stato, FIGC, Lega Serie A, Serie B, Serie C e Lega Nazionale Dilettanti) affinché queste istanze vengano portate all’approvazione del Senato.
1 – No alle seconde squadre dei club economicamente più forti e costituzione di una Campionato a loro dedicato; 2 – Prezzi calmierati per le Curve e i settori Popolari per tutte le trasferte con l’introduzione di un prezzo massimo come avvenuto in Premier; 3 – No al calcio spezzatino; 4 – Accesso libero negli stadi per striscioni, tamburi, megafoni, bandiere e coreografie e abolizione del Codice Etico; 5 – Programmazione delle trasferte con congruo anticipo e tutela della libertà di movimento; 6 – Limitazione ad ogni forma di D.A.SPO. ingiusto e sproporzionato (in particolare al D.A.SPO. fuori contesto); 7 – Regole stringenti sulla proprietà delle Società calcistiche e Multiproprietà.
In un generale clima di condivisione della Petizione, pur con i numerosi distinguo in merito ad alcune particolarità – per esempio l’abolizione del Codice Etico non è ritenuta uno strumento perseguibile né sul piano amministrativo né su quello concreto, semmai è da modificare il Regolamento, alla redazione del quale partecipano cani e porci ma non i tifosi – è stato ribadito che il D.A.SPO., ultimamente ha subito un anomalo e diffuso utilizzo soprattutto in condizioni fuori contesto (per esempio il blocco delle trasferte per gli incidenti in autostrada per i tifosi di Roma e Fiorentina) ed è pertanto diventato uno strumento anticostituzionale, in particolare in riferimento all’art. 3 della Costituzione. Il D.A.SPO. limita fortemente il diritto di difesa, lede la libertà di movimento dei cittadini e viene usato impropriamente non per colpire le responsabilità individuali e quindi personali dei singoli, ma è stato utilizzato per colpire illegittimamente una intera struttura di tifosi organizzati e di cittadini innocenti di una particolare Regione.
Tuttavia i D.A.SPO., così come il calcio spezzatino e la lievitazione dei prezzi dei biglietti popolari, rappresentano l’effetto indisponente di una causa a monte, che ha trasformato il calcio moderno in una cosa insostenibile. Numerosi interventi hanno sottolineato come il moltiplicarsi delle proprietà straniere a tutti i livelli dei Campionati italiani comporti la necessità di capirne le motivazioni: indubbiamente il calcio italiano è un brand a basso costo, sottostimato rispetto agli altri principali campionati europei, e il moltiplicarsi di Fondi che investono sulle squadre di calcio italiane indica che la finanza investe su marchi che difficilmente hanno volatilità sui ricavi, confidando sul fatto che i tifosi, per passione e per identità, garantiranno comunque i ricavi di partenza, rendendo quindi il loro investimento remunerativo e a basso rischio – il che spiega perché in alcuni casi il risultato sportivo non viene percepito come essenziale.
Ed è allora su questo aspetto che FEDERTIFOSI deve porre la massima attenzione, chiedendo alle autorità calcistiche e statali – Gravina come Abodi – di interloquire fattivamente con il tifo organizzato per restituire il ruolo di protagonista al tifoso e formalizzare una sorta di Cabina di Regia ufficiale tra la Società e le associazioni del tifo organizzato, senza equilibrismi e/o coperture di gruppi non ufficiali di opaca trasparenza, per la gestione dei prezzi, delle trasferte, del calendario, di tutte quelle iniziative insomma che rendono il tifoso attore protagonista e contribuiscono fattivamente alla formazione di ricavi economici compatibili con le aspettative della proprietà, trasformando il successo sportivo in una ambizione importante anche sul piano economico e non solo un sogno di appassionati nullatenenti.
Una iniziativa che FEDERTIFOSI intraprenderà da subito chiedendo un incontro dopo Pasqua con i massimi organi di governo del calcio e lasciando nel contempo ai propri associati la libertà di sottoscrivere individualmente la petizione al Senato, secondo le sensibilità di ognuno dei propri aderenti.
La riunione si è conclusa con un buffet molto apprezzato dai partecipanti e con un atto di amicizia molto gradito: il Centro di Coordinamento dell’Udinese ha fatto dono ad ACCVC dello striscione che i tifosi friulani hanno esposto allo stadio in occasione dell’ultimo incontro con la Fiorentina per ricordare il compianto numero tredici Davide Astori.

Un saluto a tutti i partecipanti con l’impegno a proseguire nella battaglia per riconoscere ai tifosi i loro diritti inalienabili.
Fabio Fallai – Vice Presidente ACCVC



