Con questa quarta puntata facciamo… poker – e che poker – con i ritratti poetici tratti dal progetto di Andrea Mazzoni “Cantami, o Viola… Cent’anni di Fiorentina in versiattraverso i suoi campioni” che proprio in questo mese di aprile diventerà un volume a stampa in uscita per le edizioni Pentalinea. Stavolta abbiamo selezionato il 10 per sempre e per sempre capitano Giancarlo Antognoni, il ragazzo che giocava “guardando le stelle” nonché detentore del record di presenze in maglia viola; Roberto Baggio, lo straordinario talento la cui cessione provocò nientemeno che una sorta di sollevazione popolare a Firenze; Gabriel Batistuta, “Re Leone”, il più prolifico bomber della centenaria storia gigliata.
1982 Giancarlo Antognoni

Lo diceva il grande Ugo –
Foscolo si capisce –
che di beltà s’intendeva:
più non ti è amica la sorte,
più ti colpisce e prende a segno
e più alla poesia sei bello
e di fama degno.
Fu per “Antonio”
un po’ così in carriera
e l’81-82 un concentrato:
la morte vista in campo,
uno scudetto scippato
e non bastasse, per infortunio,
d’una finale a Madrid mondiale
essere pure privato.
Ma forse anche per questo
fu a Firenze così amato.
Esordio viola in serie A,
incantando chi quel dì
sugli spalti era a Verona,
come un solista dell’Arena scaligera
astro nascente, ché subito
gioca il ragazzo a pelle –
neanche fosse Margherita Hack –
guardando in alto là le stelle.
Quindici anni in campo
col 10 sulle spalle
e 10 pure, non si sbaglia,
voto per fedeltà alla maglia.
Un solo titolo – la Coppa Italia –
portato in riva all’Arno, ma per emozioni
se a Firenze dici Antognoni
ti sembra d’aver vissuto
dieci finali di Coppa dei Campioni.
1988 Roberto Baggio

Chi è questo che gioca
ch’ ognun lo mira
e fa vibrare di stupore l’aria?
Non si poria contar la sua eleganza
né la virtute nel toccar la sfera,
da vicentino
che di Palladio l’armonia
al fiorentino
rinascimentale genio
unisce e di trame
prodigi intesse in campo.
Era dalla rivolta plebea dei Ciompi,
dalla cacciata del Granduca di Lorena
dalla lotta resistente partigiana
che più non insorgeva
il popol di Firenze
e lo fece allor perché il gioiello
di medicea oreficeria
qui a tutti carati cesellato –
e di classe e talento ben cresciuto –
ai rivali peggior del globo
mai e poi mai fosse ceduto.
Ma… il delitto esecrando
fu al fin compiuto
e dell’orgoglio cittadino
fatto strame.
Poi fu il rigore, il gran rifiuto,
quel penalty da Roby
ormai zebrato non battuto
e – nell’uscir sostituito –
una sciarpa raccolta viola:
per contratto eri di loro,
ma restavi dei nostri per storia.
1996 Gabriel Batistuta

Lo avesse visto giocare…
“Aqui me pongo a cantar”
avrebbe scritto per lui pure
il vate platense Hernandez:
non solo a celebrar le gesta
del gaucho della Pampa
Martin Fierro, ribelli,
ma anche quelle balistiche
possenti d’altro fiero argentino
di barrìo chioma leonina
dal goleador destino.
Predatore d’area di rigore
ed a far goal micidiale
lanciator di bolas,
nel Rinascimento fiorentino
cicli encomiastici
di preziosi affreschi
in sontuosi palazzi signorili
avrebbero ispirato
la saetta che fulminò Wembley,
il dito alla bocca
ad ammutolir la Catalogna,
la mitraglia per esultar
ginocchio a terra,
l’indomita postura
alla bandierina d’angolo
conquistadora…
Di uno così
che si può dire ancor
se non Hola siempre!
bomber major
del secolo viola.
Andrea Mazzoni



