Tre leggende in poesia

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Con questa quarta puntata facciamo… poker – e che poker – con i ritratti poetici tratti dal progetto di Andrea Mazzoni “Cantami, o Viola… Cent’anni di Fiorentina in versiattraverso i suoi campioni” che proprio in questo mese di aprile diventerà un volume a stampa in uscita per le edizioni Pentalinea. Stavolta abbiamo selezionato il 10 per sempre e per sempre capitano Giancarlo Antognoni, il ragazzo che giocava “guardando le stelle” nonché detentore del record di presenze in maglia viola; Roberto Baggio, lo straordinario talento la cui cessione provocò nientemeno che una sorta di sollevazione popolare a Firenze; Gabriel Batistuta, “Re Leone”, il più prolifico bomber della centenaria storia gigliata.

 

1982   Giancarlo Antognoni

12 Dicembre 1975 West Ham-Fiorentina 0-1 Antognoni in un negozio a fare acquisti

Lo diceva il grande Ugo –

Foscolo si capisce –

che di beltà s’intendeva:

più non ti è amica la sorte,

più ti colpisce e prende a segno

e più alla poesia sei bello

e di fama degno.

Fu per “Antonio”

un po’ così in carriera

e l’81-82 un concentrato:

la morte vista in campo,

uno scudetto scippato

e non bastasse, per infortunio,

d’una finale a Madrid mondiale

essere pure privato.

Ma forse anche per questo

fu a Firenze così amato.

Esordio viola in serie A,

incantando chi quel dì

sugli spalti era a Verona,

come un solista dell’Arena scaligera

astro nascente, ché subito

gioca il ragazzo a pelle –

neanche fosse Margherita Hack –

guardando in alto là le stelle.

Quindici anni in campo

col 10 sulle spalle

e 10 pure, non si sbaglia,

voto per fedeltà alla maglia.

Un solo titolo – la Coppa Italia –

portato in riva all’Arno, ma per emozioni

se a Firenze dici Antognoni

ti sembra d’aver vissuto

dieci finali di Coppa dei Campioni.

1988   Roberto Baggio

1989 – Baggio al Viola Club Empoli

Chi è questo che gioca

ch’ ognun lo mira
e fa vibrare di stupore l’aria?
Non si poria contar la sua eleganza
né la virtute nel toccar la sfera,
da vicentino

che di Palladio l’armonia
al fiorentino

rinascimentale genio

unisce e di trame

prodigi intesse in campo.
Era dalla rivolta plebea dei Ciompi,
dalla cacciata del Granduca di Lorena

dalla lotta resistente partigiana
che più non insorgeva
il popol di Firenze
e lo fece allor perché il gioiello
di medicea oreficeria
qui a tutti carati cesellato –

e di classe e talento ben cresciuto –
ai rivali peggior del globo
mai e poi mai fosse ceduto.
Ma… il delitto esecrando

fu al fin compiuto
e dell’orgoglio cittadino
fatto strame.
Poi fu il rigore, il gran rifiuto,

quel penalty da Roby
ormai zebrato non battuto
e – nell’uscir sostituito –

una sciarpa raccolta viola:

per contratto eri di loro,
ma restavi dei nostri per storia.

 

1996   Gabriel Batistuta

1991 – Batistuta arriva allo Stadio

Lo avesse visto giocare…

“Aqui me pongo a cantar”

avrebbe scritto per lui pure

il vate platense Hernandez:

non solo a celebrar le gesta

del gaucho della Pampa

Martin Fierro, ribelli,

ma anche quelle balistiche

possenti d’altro fiero argentino

di barrìo chioma leonina

dal goleador destino.

Predatore d’area di rigore

ed a far goal micidiale

lanciator di bolas,

nel Rinascimento fiorentino

cicli encomiastici

di preziosi affreschi

in sontuosi palazzi signorili

avrebbero ispirato

la saetta che fulminò Wembley,

il dito alla bocca

ad ammutolir la Catalogna,

la mitraglia per esultar

ginocchio a terra,

l’indomita postura

alla bandierina d’angolo

conquistadora…

Di uno così

che si può dire ancor

se non Hola siempre!

bomber major

del secolo viola.

Andrea Mazzoni

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