Il Mondiale è finto: era l’ora!

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Ha vinto la Spagna, in una finale brutta e mal giocata, contro una Argentina irriconoscibile che ha dato la versione peggiore di se stessa. Le Furie rosse (che tanto Furie non sembravano) hanno conquistato il loro secondo titolo meritatamente ma senza entusiasmare, nonostante le telecronache esaltate (e non esaltanti) che hanno accompagnato tutte le partite di questa sciagurata edizione.

Perché sciagurata? Non solo perché l’Italia, per la terza volta consecutiva non si è qualificata, ma soprattutto perché il formato, fortemente voluto dal presidente della FIFA Infantino, era extralarge, in orari difficili per il pubblico europeo, ed ha offerto ben poche occasioni per assistere ad incontri di livello calcistico apprezzabile, tutto concentrato com’era a promuover il business e gli incassi.

Dal punto di vista economico indubbiamente Infantino ha vinto: migliaia di spettatori sugli spalti, a prezzi decisamente elevati, distribuzione capillare in tutte le reti televisive del mondo e tante, tante polemiche che, comunque la si veda, hanno focalizzato l’attenzione sui mondiali americani.

Ma la finanziarizzazione del calcio moderno, madre legittima di questi mondiali, ha partorito anche un altro effetto devastante: sono cresciuti a livello esponenziali i costi dei giocatori, di tutti i giocatori, in particolare di quelli con una risonanza mediatica elevata.

In un interessante articolo su Stadio, Ettore Intorcia ha messo in evidenza come ormai il costo di un giocatore è sempre più svincolato dalle sue qualità tecniche. Morgan Rogers, ala sinistra 24enne, dopo 2 stagioni all’Aston Villa è stato venduto al Chelsea per 137,5 milioni di euro, diventando il giocatore inglese più caro di sempre: oltre 6 volte l’importo, pur riparametrato ai dati ISTAT odierni, pagato per acquistare Maradona.

Morgan Rogers con la maglia della Nazionale Inglese

Il Pibe de Oro venne acquistato dal Napoli per la cifra di 13,5 miliardi di lire che, rivalutati ad oggi, corrispondono a 23,39 milioni di euro, quasi un sesto dell’importo pagato per Rogers.

E di esempi ne potremmo sfornare a decine: il valore dei giocatori e sganciato ormai dalla loro qualità tecnica e/o realizzativa. Segue parametri completamente diversi che rendono difficili tutte le trattative in corso, soprattutto per le squadre italiane, povere di risorse e di attrattiva e destinate sempre più ad accontentarsi dei resti a basso (si fa per dire) costo.

Così si spiegano le difficoltà di titolati club italiani che vedono sfumare i loro obiettivi di mercato non appena intervengono squadre non solo europee più strutturate: è il caso della Roma con Greenwood, passato al Fenerbahce per 30 milioni di euro o di Summerville trasferito all’Al-Hilal per 70 milioni euro. Ma è successo qualcosa di simile con Sancho per la Juve, con Chalobah per l’Inter, per non parlare di Alajbegovic, stella del Salisburgo, sul quale è piombato il Chelsea come un falco.

Quindi il mondiale 2026 Mexico-USA-Canada non passerà alla storia solo per il rosso a Folarin Balogun, attaccante USA espulso con un rosso diretto nei sedicesimi e graziato da Infantino per intercessione di Trump, ma anche per aver contribuito ad alimentare la lievitazione dei costi dei giocatori più appetibili e più quotati.

Balogun risponde al cartellino rosso dell’arbitro brasiliano Claus mostrando la foto di Trump

Ma il Mondiale ha avuto una coda al veleno anche per la Nazionale Italiana che, come sopra ricordato, peraltro al mondiale non c’è andata. A seguito della figuraccia rimediata contro la Bosnia sono saltate tante teste: dal C.T. Gattuso al Presidente della FIGC Gravina, cui si è aggiunto il Capo Delegazione della Nazionale Buffon. Sembrava che l’avvento di Malagò, tra mille difficoltà e trappole provenienti dall’interno e dall’esterno del mondo calcistico, potesse rappresentare l’inizio se non di una rifondazione almeno di un nuovo ciclo all’insegna della competenza e della condivisione. E la scelta di Maldini e Leo alla Direzione Tecnica della Federazione sembrava un segnale in tal senso: è durato solo 17 giorni.

La scelta suicida dei due milanisti in favore dell’amico Pirlo (anch’egli guarda caso ex Milan) come CT della Nazionale ha dimostrato che Maldini e Leo non parlano con Malagò, che Malagò non aveva alcun informazione su Pirlo e che la Nazionale Italiana è ancora in mezzo al mare.

Dopo averci fatto credere che pensavano a Pep Guardiola quale prima scelta per la figura del Commissario Tecnico – ma bastava rileggersi le ultime dichiarazioni dell’allenatore blaugrana per capire che non avrebbe mai accettato, a prescindere dal problema legato all’ingaggio richiesto (20 milioni l’anno) che le casse FIGC non avrebbero mai potuto sopportare – Maldini e Leonardo hanno praticamente imposto il nome di Pirlo, loro compagno di squadra nel Milan pluricampione, che tuttavia aveva un contratto in essere con United FC Dubai. Per liberarlo c’era da pagare una penale, cosa non prevista dai canoni federali.

Il curriculum di Pirlo era ed è molto poco convincente al confronto con i suoi competitor più accreditati (Mancini e Conte) e in sovrappiù ha un contratto in essere con una società di scommesse (in Italia non si può) di proprietà russa, non proprio in sintonia con le inclinazioni geopolitiche del nostro Paese. Una roba da non credere.

Come direbbe il grande Emilio Fede:

Dimissioni immediate di Maldini e Leo e siamo tornati su Mancini. Insomma, continuiamo a farci del male!

Fabio Fallai- Viola Club Franco Nannotti

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