FESTEGGIAMO IL CENTENARIO RICORDANDO
PALLINO: UN PROTAGONISTA DELLA NOSTRA STORIA

La storia della Fiorentina non è stata scritta soltanto dai calciatori e dai dirigenti ma anche da figure, apparentemente di secondo piano, che ne hanno però impersonato la fisionomia e le caratteristiche principali. Pallino Raveggi è una di loro.
Redazione Alé Fiorentina
Ennio Raveggi, nato a Firenze il 7 febbraio 1925, è uno di quelli che ha segnato la storia della Fiorentina pur non essendo mai stato un calciatore.
Ennio, per tutti e praticamente da sempre “Pallino”, è stato uno dei grandissimi massaggiatori viola che, oltre ad esercitare quotidianamente il proprio lavoro, doveva tenere sotto controllo tutta l’organizzazione, la logistica della prima squadra e, soprattutto, il clima dello spogliatoio.
Nei momenti di difficoltà bisognava alzare il morale del gruppo, anche prestando buon viso agli scherzi subiti, e in quelli di entusiasmo non montarsi “i’ capo”, così come, prima di lui, aveva fatto Ubaldo Farabullini.
La figura di Pallino è passata alla stata per l’intervento, immortalato dalle immagini, con cui, assieme ai medici del Genoa e della Fiorentina, salvò la vita a Giancarlo Antognoni praticandogli la respirazione bocca a bocca. Basterebbe quel maledetto 22 novembre 1981 per fargli un monumento, ma sarebbe ingiusto, perché il club viola, e i suoi calciatori, debbono molto di più a Pallino.
La Fiorentina, per lui, non era un lavoro. Era un bene da proteggere e accompagnare facendo tutto il possibile perché le cose andassero sempre meglio. Bisognava ingegnarsi, trovare delle soluzioni anche a problemi che non erano muscolari.
Pallino era l’uomo che risolveva le situazioni più pesanti che si creavano, nel gruppo o fra singoli calciatori, provocando una situazione assurda, inventando uno scherzo, una presa in giro che costringesse tutti a ridere e, subito dopo, a guardarsi nuovamente negli occhi come compagni – gli specialisti nelle dinamiche della gestione dei gruppi oggi lo chiamerebbero “reset”.
Era l’uomo a cui, società e singoli interpreti, affidavano segreti che tali restavano.
Tutte queste cose, e tante tante altre, Ennio le teneva fuori dal borsone. Quel borsone che appariva quasi più grosso di lui e con cui entrava in campo con la velocità di un proiettile per soccorrere i “suoi” atleti e da cui, rapidamente, estraeva il necessario per quello specifico intervento o trattamento.
Ennio è morto il 24 settembre 1999, ma il suo ricordo è ben vivo nei calciatori che, per decenni, ha curato e accompagnato nella loro militanza viola, e negli appassionati che lo hanno visto come componente essenziale, insostituibile, nella Fiorentina.
Grazie di tutto Pallino, nel centenario che celebriamo c’è tanto di te, di quello che hai dato alla nostra squadra.
Massimo Cervelli




