1986-1996 Da Pontello a Cecchi Gori

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1986-1996 DA PONTELLO A CECCHI GORI, DA ERIKSSON A RANIERI
CENTO ANNI, UN’UNICA PASSIONE

Sesto testo di approfondimento per celebrare il Centenario della Fiorentina, curato da Alessandro Coppini, che racconta il periodo dal 1986 al 1996

 

1986-1987 CI SI ISPIRA ANCORA UNA VOLTA ALLA TELA DI PENELOPE 

L’estate del 1986 vede ancora una volta la società viola smontare quello che aveva iniziato a costruire.

Aldo Agroppi, nonostante i buoni risultati ottenuti in campionato, è in rotta sia con la società che con una parte dei tifosi, che gli rinfacciano l’accantonamento del loro idolo, Giancarlo Antognoni. Fatto sta che il tecnico di Piombino se ne va, seguito da un altro “uomo di scoglio”, il direttore sportivo Nassi.  Per il ruolo di allenatore viene scelto Eugenio Bersellini, figura un po’ all’antica, una via di mezzo tra un sergente di ferro e un babbo buono. La rivoluzione più significativa arriva però ai vertici societari. Ai quali viene insediato come presidente il manager Pier Cesare Baretti. Baretti è un ex giornalista, direttore di Tuttosport, e in seguito Direttore della Lega Nazionale Professionisti

Ha un carattere serio e pacato, che sembra troppo contrastante con l’umore della piazza. Ma in realtà, tra il manager e i tifosi, il rapporto sarà buono. Aldilà del valore del dirigente, il suo insediamento certifica in modo ancora più netto il graduale, ma inarrestabile, allontanamento della famiglia Pontello dalla società viola.

Ranieri Pontello abbraccia Pier Cesare Baretti: è più di una investitura

Una sorta di rivoluzione avviene anche durante la campagna acquisti, con le cessioni di nomi pesanti, quali Galli, Massaro, Passarella. Non sembra bastare, a compensare l’indebolimento tecnico, l’acquisto del centravanti argentino Ramon Diaz, che appare comunque tecnicamente e fisicamente molto adatto ad integrarsi col vero gioiello della squadra, Roberto Baggio. Il futuro “divin codino” dovrà però fare ancora i conti con gli infortuni. Vale la pena di ricordare che i viola l’avevano acquistato per più di 2 miliardi nella stagione precedente, proprio poco tempo prima che Baggio subisse un grave infortunio, per il quale la società viola poteva recedere dal contratto. Ma, evidentemente, il ragazzo faceva già vedere grandi cose, e la Fiorentina preferì curarlo e coccolarlo. Alla seconda di campionato contro la Sampdoria esordisce in serie A, ma nella settimana successiva subisce una lesione al menisco del ginocchio destro, che lo costringe a una nuova operazione e a un’assenza durata quasi tutto il campionato.

Il reparto arretrato vedrà in porta stabilmente Landucci, davanti al quale Gentile, Contratto, Carobbi, Pin e Galbiati saranno costantemente la cerniera difensiva. A centrocampo molte presenze per Onorati e Oriali. Al centro dell’attacco il già citato Ramon Diaz, con 29 presenze su 30 gare, e un bottino di 10 reti. Dopo qualche giornata di assestamento emerge sempre più Alberto Di Chiara, un’ala modernissima, la cui specialità è arrivare sul fondo in velocità e crossare per gli attaccanti, ma anche rientrare per recuperi piuttosto importanti ai fini dell’equilibrio della squadra. Lo sponsor è CRODINO, mentre lo sponsor tecnico, cioè il fornitore delle divise, è N2. Per gli appassionati converrà ricordare che N2 è praticamente l’emanazione di NR, la mitica azienda fondata da Nicola Raccuglia, che negli anni 80 ha fornito le divise alle più importanti squadre di serie A. Raccuglia esce da NR e fonda la N2. Tornando al campo, i risultati della stagione sono complessivamente modesti. In coppa Uefa, alla quale la squadra si era classificata con tanta fatica l’anno prima, l’avventura dura solo un turno: i viola battono i portoghesi del Boavista uno a zero all’andata, ma in Portogallo, analogo risultato al termine di supplementari, la Fiorentina esce ai rigori. Non va meglio in Coppa Italia, dove nel girone eliminatorio, che sembrava abbastanza accessibile in quanto costituito da Empoli, Casertana, Como, Pescara, Arezzo, la Fiorentina è invece eliminata. Il torneo di Viareggio, per il secondo anno consecutivo vede i viola in finale, ma la squadra si deve accontentare del secondo posto.  In campionato risultati altalenanti conducono ad un nono posto finale. L’unico vero squillo è il tre a uno interno con i futuri campioni d’Italia del Napoli, guidati da Diego Armando Maradona. È il 4 gennaio, e si gioca la 14ª giornata. Il primo tempo si conclude due a zero per i padroni di casa, con i goal di Diaz e Antognoni. Ma all’inizio della ripresa il “Pibe de oro” sembra riaprire i giochi, con un goal segnato al 50º. A quattro minuti dalla fine Bersellini inserisce Monelli al posto di Diaz. Sembra una sostituzione per guadagnare tempo, ma il giovane centravanti segna un incredibile goal da più di 70 metri, sorprendendo fuori porta Garella.

In realtà i due eventi più importanti della stagione sono la lenta emarginazione di Antognoni e la già riferita lunga nuova assenza di Baggio per infortunio. Il sogno di vedere giocare insieme due dei talenti migliori che abbiano vestito la maglia viola, dura appena tre partite a fine stagione, e nemmeno tutte e tre intere. Una di queste si gioca al San Paolo di Napoli, dove ai partenopei basta un pareggio per aggiudicarsi lo scudetto. Anche ai viola un punto può essere utile per evitare di rimanere invischiati, nel finale di stagione, nella lotta per la salvezza. Gli azzurri passano in vantaggio grazie a un goal di Carnevale al 29º. Ma 10 minuti dopo Baggio realizza con quella che sarà una delle sue specialità, il goal su punizione dal limite. Fa un po’ effetto riguardare il servizio di 90º minuto, immagini in bianco e nero, e vedere Antognoni col 10 e Baggio con l’11. E soprattutto vederli correre affiancati…

 

1987 1988: CHE IL VIOLA PORTI SFORTUNA NESSUNO CI CREDE. PERÒ…

Alla mediocrità della stagione precedente, la società reagisce sostituendo l’onesto ma grigio Bersellini, con un’emergente di livello europeo, che gioca un calcio brillante e propositivo, Sven-Göran Eriksson.

Lo svedese ha ottenuto risultati importanti in patria, portando l’IFK Goteborg a vincere Campionato, Coppa nazionale e Coppa UEFA. Ancora molto bene in Portogallo col Benfica, vittorioso in campionato e coppa, e sconfitto in finale di Coppa UEFA. Arriva in Italia e sfiora addirittura lo scudetto con la Roma.

Siamo in piena estate ma a Eriksson non importa: prima di tutto l’eleganza. Accanto a lui l’allenatore in seconda Santarini, il medico sociale prof Anselmi, l’accompagnatore Giachetti e il mitico massaggiatore “Pallino Raveggi”

Il suo gioco si basa su una zona pura, con la necessità di difensori che sappiano impostare e perciò dai piedi buoni. Per questo viene acquistato Glenn Hysen, proveniente dal Göteborg e già abituato al gioco del nuovo mister viola. Una vera e propria intuizione si rileverà poi l’arretrare, come difensore centrale, Sergio Battistini, che in quanto centrocampista ha sicuramente tecnica e visione di gioco. Come già detto, il centrocampo è orfano di Giancarlo Antognoni che chiude la sua carriera nel Losanna, ma può contare sulla presenza pressoché continua di Roberto Baggio, che collezionerà 27 presenze su 30 partite, realizzando anche 6 reti. Una delle più significative Baggino la realizza dopo appena due giornate di campionato. I viola sono di scena a San Siro, contro quella che non è esagerato definire una vera e propria corazzata, il Milan di Berlusconi e Sacchi. I rossoneri schierano Giovanni Galli, Ancelotti, Donadoni Van Basten, Gullit, Massaro. Ma a un quarto d’ora dal termine Diaz porta in vantaggio i gigliati, e due minuti dopo, con uno splendido contropiede, Roberto Baggio si invola verso la porta difesa dall’ex Giovanni Galli, e lo trafigge per il definitivo due a zero.

La rete del viola può essere considerata il suo manifesto programmatico: corsa leggera e imprendibile, tocchi delicati e conclusione non potente ma “anticipata”, e di rara efficacia. La vittoria di San Siro viene seguita da qualche buon pareggio e qualche vittoria, ma poi un evento luttuoso si abbatte su squadra, società e tifoseria. A dicembre infatti, vittima di un tragico incidente aereo, muore Pier Cesare Baretti il manager chiamato dai Pontello per costruire una struttura societaria di primo livello. Indubbiamente ogni società italiana prima o poi ha dovuto fare i conti con la sfortuna, che si è manifestata nei modi più diversi. Tuttavia, senza che questo suoni come patetica lamentela del tifoso, in casa viola forse si è un po’ esagerato. A sostituire Baretti viene chiamato Renzo Righetti, un profilo che in qualche modo lo ricorda. Piemontese, Righetti ha ricoperto ruoli nel calcio e nelle istituzioni calcistiche, essendo stato arbitro prima e dirigente “AIA” (Associazione Italiana Arbitri) in seguito, e avendo anch’egli ricoperto il ruolo di Presidente della LNP. Sul campo la vittoria di San Siro resterà uno dei pochissimi acuti di un campionato tutto sommato ancora una volta modesto. L’altro squillo verrà addirittura all’ultima di campionato, quando la Fiorentina vincerà a Torino contro la Juve, con le reti di Baggio e Di Chiara. Il piazzamento finale sarà esattamente a metà classifica, ottavo posto su sedici.  In Coppa Italia viola eliminata agli ottavi di finale. Una vittoria importante arriva però al torneo giovanile di Viareggio, con i viola che conquistano per la settima volta la Coppa Carnevale. Le avversarie sono di alto livello e i giovani gigliati, tra girone eliminatorio e partite “secche”, eliminano Rangers Glasgow, Espanyol, Genoa, Roma, Milan per poi battere in finale il Torino. È un successo importante, anche se vale la pena di sottolineare come, a differenza di altre edizioni del torneo, della formazione vittoriosa solo Rocchigiani calcherà palcoscenici “maggiori”.

 

1988 1989 SI SOGNA, GRAZIE AL GIOCO BRILLANTE E ALLE RETI DELLA B2

Alla guida societaria viene confermato Renzo Righetti. La campagna acquisti dell’estate 1988 conferma l’idea di calcio di Eriksson. Se ne vanno giocatori di una certa importanza come Diaz, Contratto e Nicola Berti. L’addio del forte centrocampista emiliano avviene tra le polemiche, che raggiungeranno il loro apice durante la partita interna tra la Fiorentina e la nuova squadra di Berti, l’Inter. L’acquisto che risulterà avere il maggior peso nella stagione sarà senz’altro quello di Carlos Dunga. Il brasiliano in realtà era già proprietà della Fiorentina, in quanto era rientrato nell’affare Socrates di qualche anno prima. La società viola lo aveva dato in prestito ai cugini del Pisa.  Dunga unisce grinta e forza fisica, ai piedi buoni di un brasiliano, e giocherà praticamente sempre titolare.

Altrettanto importante risulterà l’arrivo di Stefano Borgonovo. Il centravanti in realtà rimane di proprietà del Milan e arriva solo in prestito, dopo un ottimo campionato con il Como. Come centravanti può essere accostato in parte a Diaz, perché non si basa sulla potenza ma più che altro sulla tecnica. E si integrerà perfettamente con le altrettanto eccelse qualità di un Baggio che si avvia alla sua maturità. Due acquisti che risulteranno preziosi saranno quelli di Cucchi e Mattei, il primo un centrocampista di contenimento, il secondo un esterno d’attacco. Non sono giocatori di alto livello, ma risulteranno di estrema utilità nel gioco voluto da Eriksson, e saranno anch’essi praticamente sempre titolari. Altro acquisto che sembra secondario, ma risulterà alla fine addirittura decisivo, quello di Roberto Pruzzo, grande attaccante di 33 anni che è nella fase finale della carriera. Lo sponsor sarà ancora CRODINO, mentre a fornire le maglie sarà l’italiana ERREA.

Allo stadio comunale iniziano i lavori di ristrutturazione, in vista dei campionati mondiali del 1990 che si disputeranno in Italia, ma la squadra viola potrà giocare tutto il campionato tra le mura amiche. L ‘inizio è da incubo perché alla prima giornata il Milan rifila quattro goal ai Viola. Che piano piano si riprendono fino a quando alla 13ª giornata, 15 gennaio 1989, arriva la prima perla. Inutile dire come l’avversario sia quello di sempre, la Juventus. Che passa in vantaggio al 33º con Rui Barros e viene raggiunta sei minuti dopo da un rigore di Baggio. Ma proprio all’89º sempre Baggio calcia un corner sul quale si avventa Stefano Borgonovo, che regala una vittoria memorabile.

Ma niente in confronto a quello che accadrà appena tre giornate dopo, il 12 febbraio dell’89 quando arriva a Firenze l’Inter. I nerazzurri sono imbattuti e risultano i più accreditati alla vittoria finale, che in effetti arriverà. É un’Inter allenata da Trapattoni e che schiera Zenga, Bergomi, l’ex viola Diaz, Serena e soprattutto i tedeschi Breheme e Matthäus. Ma è un altro il giocatore che attira l’attenzione di tutti, Nicola Berti. Accusato dai tifosi di aver tradito la squadra che lo aveva lanciato, solo per soldi (al tempo era ancora visto come un fatto imperdonabile!) il nerazzurro viene subissato di fischi ogni volta che tocca il pallone. Ci sono poi incessanti cori che intonano “Berti p-…..a l’hai fatto per la grana”. Berti ha sempre avuto un suo caratterino, ma la pressione è davvero troppo forte. I nerazzurri sono in vantaggio grazie a un rigore realizzato al 13º da Matthäus, ma al 30º il Trap vede che Berti è in difficoltà e lo sostituisce con Baresi. Immaginatevi lo stadio durante l’uscita dal campo del nerazzurro. Pochi minuti dopo arriva il pareggio viola con Baggio, ma il bello deve ancora venire. Al 52º Viola in vantaggio con Cucchi, ma in quattro minuti, dal 55º al 57º, Aldo Serena porta di nuovo avanti i suoi. Le emozioni non sono finite: Stefano Borgonovo a poco più di un quarto d’ora dalla fine segna, e sembra fissare il risultato sul tre a tre. Le squadre danno l’idea di accontentarsi e i ritmi rallentano. A cinque minuti dal termine Bergomi alleggerisce di piede verso il proprio portiere (a quel tempo l’estremo difensore poteva raccogliere il pallone anche con le mani) ma il passaggio risulta un po’ corto, e sul pallone si avventa ancora Borgonovo, che aggira Zenga e deposita in rete per una vittoria viola che ha dell’incredibile.

Alla fine saranno 39 le reti della cosiddetta B2: 15 Baggio, 14 Borgonovo.

La B2 in azione durante lo straordinario 4-3 interno contro l’Inter

Il campionato prosegue in modo altalenante, ma è proprio alla fine che lo stesso riserva due colpi di scena. Uno avviene al di fuori del campo ed è un episodio doloroso e vergognoso. Il 18 giugno è di scena al Comunale il Bologna. Un treno di tifosi rossoblu viene intercettato da ultras viola nei pressi della stazione di Rifredi, e una molotov incendia un vagone al cui interno subisce gravissime ustioni il quattordicenne Ivan Dall’Oglio. L’altro “evento” avviene addirittura dopo la fine del campionato. La Fiorentina e la Roma chiudono a pari merito al settimo posto, e per decidere chi parteciperà alla coppa Uefa della stagione successiva, è necessario ricorrere a uno spareggio, che si disputa sul neutro di Perugia.  I viola vincono col minimo scarto, e lo fanno nel modo più indigeribile per i giallorossi: a segnare il goal vittoria è Roberto Pruzzo, vera e propria colonna della Roma: 10 anni, 240 presenze e 106 reti in giallorosso.

Dalle altre competizioni arrivano poche soddisfazioni: in Coppa Italia, viola eliminati nei quarti di finale della Samp, al torneo di Viareggio eliminati nel girone preliminare per una peggiore differenza reti. Anche nel “Memorial Pier Cesare Baretti”, le cose non vanno meglio perché in finale la Sampdoria batte viola ai calci di rigore.

 

1989 1990: LA BEFFA DI AVELLINO E LA GUERRIGLIA IN PIAZZA DONATELLO

Nonostante il gioco brillante e i discreti risultati ottenuti, Sven Goran Eriksson abbandona la panchina viola per il richiamo irresistibile di un ritorno al Benfica. È sostituito da un allenatore emergente che bene ha fatto nelle serie minori, in particolare col Cosenza, il quarantanovenne Bruno Giorgi. Il Milan richiama dal prestito Borgonovo e il suo posto in attacco è preso da quello che sembra un acquisto di primissimo livello, l’argentino Oscar Dertycia. L’inversione di rotta rispetto alle precedenti prime punte (Diaz e Borgonovo) è evidente, perché Dertycia è un centravanti possente e abbastanza approssimativo da un punto di vista tecnico. Arriva comunque con delle buone credenziali ma purtroppo, dopo l’ottava giornata di campionato, subisce un infortunio che lo tiene lontano dal campo per mesi. Sarà sostituito da Renato Buso, altro acquisto di quella stagione, attaccante meno potente ma più tecnico.  Altri innesti che arrivano dalla campagna acquisti sono Beppe Iachini, mediano tutta grinta che tanto piacerà alla curva, Nappi, autore di giocate funamboliche soprattutto in coppa Uefa, Mario Faccenda e Celeste Pin. Promossi dalle giovanili alla rosa di prima squadra “il giovane Malusci” e Giacomo Banchelli. A fornire le maglie ancora ERREA, mentre lo sponsor è davvero a km zero: il quotidiano locale “LA NAZIONE”.

Il campionato della squadra viola e avaro di soddisfazioni, complice anche il dover giocare gran parte delle partite interne sul campo di Pistoia o a Perugia (nel capoluogo umbro una volta in campionato e sempre in Coppa UEFA) data l’inagibilita’ del Comunale per i lavori di adeguamento per l’ormai imminente campionato mondiale di “Italia 90”. La squadra si trova addirittura invischiata nella lotta per non retrocedere, e alla trentesima giornata, dopo la sconfitta per 2 a 1 ad Ascoli, Giorgi viene addirittura sostituito sulla panchina da Ciccio Graziani. Tutto ciò a dispetto di un ottimo percorso europeo. In coppa Uefa infatti la squadra Viola, costretta anche in questo caso a giocare su un terreno in qualche modo neutro, e cioè Perugia, elimina l’Atletico Madrid, il francesi del Sochaux, la Dinamo Kiev, l’Auxerre (altra francese) e i tedeschi del Werder Brema. In finale tocca all’avversario di sempre, la Juventus. La coppa si assegna dopo gare di andata e ritorno. A Torino si impongono i bianconeri per tre a uno, ma il risultato è influenzato dall’arbitro spagnolo Soriano Aladren, che i tifosi viola ribattezzano ironicamente Soriano Aladren. Infatti il goal con il quale al 60º Casiraghi rompe l’1 a 1 fino all’ora ottenuta delle squadre, è frutto di un fallo macroscopico sul portiere viola Landucci.

C’è ancora spazio per le speranze nella gara di ritorno ma, per un irresponsabile quanto veniale gesto di un tifoso viola nella semifinale di ritorno con i tedeschi, la strada in salita diventa una montagna. A Perugia, nella gara col Werder Brema, un tifoso entra in campo e lega una sciarpa viola alla rete degli ospiti. Susseguente severa squalifica del campo, e così la finale di ritorno si deve giocare in campo neutro. E qui viene fuori tutto il potere più o meno occulto della Juventus. Tra le 1000 possibilità, il 16 maggio 1990 si gioca ad Avellino, trasferta scomoda per i viola ma soprattutto da sempre feudo bianconero. I viola non giocano una grande partita ma un paio di occasioni le avrebbero. Ma, come già a Torino, capitano a Baggio, che normalmente queste occasioni le realizza. Purtroppo il 10 viola non è tranquillo, perché è da tempo che si parla di un suo trasferimento, e negli ultimi giorni sembra che questo avvenga proprio alla Juventus. Si scriveranno pagine e pagine su questa vicenda. Molti sottolineano come il trasferimento alla Juve non fosse gradito da Roberto Baggio. Ma forse non tanto per rimanere a Firenze, quanto per raggiungere i rossoneri del Milan, con i quali sembra avesse un accordo verbale.  Sia come sia il trasferimento avviene, e questo scatena la protesta dei tifosi viola, che però questa volta non usano, come di consueto, l’ironia ma la violenza.  Una vera e propria guerriglia, soprattutto nei pressi di Piazza Donatello, sede della finanziaria del conte Pontello, visto come responsabile numero uno della cessione del numero 10, e in Piazza Savonarola dove è situata la sede sociale.

La cessione di Baggio è un affronto troppo grande da accettare. Nella foto tifosi pensierosi e uno striscione di condanna. Ma ci sarà anche una vera e propria guerriglia urbana.

Termina quindi nel peggiore dei modi la gestione di una potente famiglia, che come poche altre aveva portato squadra e città vicino alla realizzazione del sogno di tutti: il terzo scudetto. 

 

1990-91 INIZIA L’ERA CECCHI GORI

Terminata in modo traumatico l’era Pontello, al timone della società arriva Mario Cecchi Gori, produttore cinematografico di gran successo. Nato nel 1920 a Brescia da genitori fiorentini, cresce comunque a Firenze. Marione (così sarà chiamato da tutti, e così sarà ribattezzata non ufficialmente la Curva Ferrovia dopo la sua scomparsa) incarna quanto di meglio la tifoseria possa sperare. Appassionato dei colori viola sin da ragazzo, è all’uscita dallo stadio, dopo un Fiorentina-Juve, che sboccia l’amore per la compagna della sua vita, Valeria. E poi, insieme alla passione, tanti soldi: la Cecchi Gori è la casa di produzione di capolavori artistici e dai grandi incassi. Sostiene registi del calibro di Dino Risi, Ettore Scola, Pasquale Festa Campanile, per film come “Il sorpasso”, “La marcia su Roma”, ”Adulterio all’italiana”, ”L’armata Brancaleone”. A Firenze si stabilisce anche il figlio Vittorio, che appare inizialmente un personaggio secondario e che invece sarà protagonista, nel bene e nel male, degli anni a venire.

I nuovi proprietari trovano l’allenatore scelto dai Pontello, Sebastiao Lazaroni. Per ragioni di regolamento e patentino, il brasiliano è formalmente Direttore Tecnico, mentre come allenatore figura Amarildo, proprio il “Rildo” del secondo scudetto. La squadra è pesantemente orfana di Roberto Baggio, passato alla Juve. Altra cessione importante quella di Battistini. È Dunga, centrocampista di rottura ma anche con piedi buoni e soprattutto tantissima grinta, il giocatore più importante, tanto da divenire il capitano. In difesa Mareggini dopo 8 giornate e fino alla fine del torneo, verrà preferito a Landucci. In difesa giocheranno quasi sempre Faccenda e Fiondella, mentre si alterneranno Celeste Pin e “il giovane Malusci”. Oltre a Dunga a centrocampo confermato Beppe Iachini. Dribbling e cross restano la specialità di Alberto Di Chiara. Sulla posizione di quest’ultimo l’allenatore brasiliano ha una grande intuizione, spostandolo verso la fine del campionato nel ruolo di terzino. Dal mercato arrivano l’ala destra rumena Lacatus, che ha fatto un ottimo Mondiale di Italia 90, e il promettente Massimo Orlando, in prestito dalla Juve. Quello che in futuro diventerà un nemico, cioè Silvio Berlusconi, è a quel tempo socio in affari di Mario, ed è grazie a questi buoni rapporti che arrivano in prestito Diego Fuser, e in via definitiva Stefano Borgonovo, che dopo le splendide imprese della B2 era tornato in rossonero, senza però ripetersi. Sulle maglie, prodotte da ABM, campeggia ancora come sponsor “La Nazione”, quotidiano di Firenze.

La prima di campionato all’Olimpico è importante per Mario Cecchi Gori, che nella capitale ha la sua sede operativa. Ci terrebbe a fare bella figura, ma finisce 4 a 0 per i giallorossi. Poi la squadra non sbanda più, anche se va avanti tra alti e bassi.

La partita più significativa è senz’altro quella del 7 aprile 1991, 28 giornata. C’è la Juve al Franchi (come è stato ribattezzato il Comunale in occasione dei mondiali di “Italia 90”). Da sempre non è una partita come le altre, e vincerla a volte vale una stagione, limite evidente alle ambizioni viola. Ma questa volta c’è molto di più, perché torna Baggino, una ferita ancora aperta e dolorosa. Pochissimi considerano il non ancora “divin codino” un traditore, la maggior parte dei tifosi pensa che il giocatore abbia dovuto accettare controvoglia un accordo Pontello-Agnelli. E ciò rende ancor più accesa la rivalità con la squadra di proprietà dei “Metalmeccanici”, termine dispregiativo con il quale il conte Flavio Pontello aveva definito gli Agnelli. Forse nemmeno Mario, e i vari eccellenti sceneggiatori dei film da lui prodotti, avrebbero potuto partorire un copione come quello offerto dalla gara. Su una punizione dal limite lo specialista Fuser porta in vantaggio i viola. C’è poi un penalty per i bianconeri, e il rigorista sarebbe proprio Roby. Che però si rifiuta di batterlo. Sul dischetto va De Agostini, ma Mareggini para, entrando così nella galleria degli indimenticabili. Tutto finito? Manco per idea. Baggio vien sostituito e nell’uscire dal campo passa sotto il parterre di tribuna dal, quale piovono alcune sciarpe viola. Ne raccoglie una uscendo così dal campo: è uno psicodramma calcistico!    

Roberto Baggio esce dal campo dopo aver raccolto una delle sciarpe lanciate dai tifosi viola. Sorridono sia il numero 10, che Raffaele Righetti, storico dirigente viola

Per il resto da segnalare, vista la grande rivalità tra le due città, un doppio 4-0 inflitto nei due derby al Pisa. Alla fine arriva un dodicesimo posto (su 18 squadre) che molti considerano un prezzo da pagare al poco tempo che la nuova proprietà ha avuto a disposizione. Uno dei punti deboli della stagione è stata senz’altro la capacità realizzativa degli attaccanti: un solo goal per Borgonovo, 5 centri per Lacatus e altrettanti per Renato Buso. Il capocannoniere è Fuser con 8 reti, al pari di Massimo Orlando. È proprio il centrocampista il giocatore che fa intravedere una gran visione di gioco e lampi di classe pura. Che, se non bastano a cancellare il ricordo di Baggio, fanno sperare ai più di aver trovato un nuovo 10 del quale innamorarsi.

 

1991-92 LA GRANDE INTUIZIONE DI VITTORIO

La stagione rappresenta il primo vero campionato targato Cecchi Gori. A costruire la squadra viene chiamato Moreno Roggi, lo sfortunato terzino di una bella Fiorentina e della   Nazionale guidata dal “dottore” Fulvio Bernardini. Roggi fa la spesa al sud: acquista dal Lecce il brasiliano Mazinho e dal Bari Pietro Maiellaro. Quest’ultimo, un numero 10, si era messo in mostra nei pugliesi con giocate di alta scuola, che a Firenze farà vedere raramente. Per affiancare Borgonovo e aumentare le capacità di realizzazione, viene acquistato Marco Branca, fisico imponente e carattere non facile. Ma è di Vittorio l’acquisto che passa sotto traccia e che invece fornirà alla Fiorentina uno dei più grandi di sempre. La leggenda (piuttosto attendibile) vuole che Cecchi Gori junior segua in televisione la Copa America, torneo continentale fra le nazionali sudamericane. I tecnici avevano segnalato come osservato speciale il centrocampista Diego Latorre, ma Vittorio si innamora di un ventenne che gioca con il Boca Junior: è Gabriel Omar Batistuta. Visto il limite di 3 stranieri per squadra, per Latorre la Fiorentina ottiene un’opzione e a Firenze arriva per circa 4 miliardi il numero 9.

Con lo sfondo del Ponte Vecchio, l’intera rosa della Fiorentina per la stagione 91-92

Anche se può sembrare assurdo il futuro Re Leone viene inizialmente osteggiato dai compagni di squadra e in particolare da Branca. Ma poi si guadagna il posto di titolare e diventerà il capocannoniere della squadra con 13 reti. In porta Mareggini, mentre in difesa si fa strada Stefano Carobbi, prodotto del vivaio, che giocherà praticamente sempre. Cambiano sia lo sponsor tecnico (l’italiana Lotto) che lo sponsor commerciale, Giocheria. Dopo anni di giglio “alabardato”, sulla maglia torna il giglio tradizionale.

In campionato l’inizio non è poi così disastroso, ma alla settima giornata Lazaroni (forse mai del tutto accettato dai Cecchi Gori) viene sostituito da Gigi Radice. In realtà si tratta di un ritorno, perché una ventina di anni prima il mister si era messo in mostra proprio a Firenze, dopo aver sorpreso tutti col suo calcio aggressivo e totale (erano gli anni della grande Olanda) sulla panchina del Cesena. Il cambio in panchina non sortisce tuttavia gli effetti sperati e la squadra conclude nuovamente al dodicesimo posto. Lo squillo è ancora una volta la vittoria casalinga sulla Juve, stavolta per due a zero, con goal di Batistuta e sigillo finale di Branca. È proprio l’argentino la nota più positiva della stagione. A conquistare i tifosi non solo i goal, ma anche il modo di vivere la partita. Con doti tecniche ancora da affinare, l’argentino, una folta capigliatura sempre più lunga, è un lottatore potente e indomabile, un trascinatore insomma.

In Coppa Italia la corsa si conclude agli ottavi di finale contro il Parma di Nevio Scala, destinato a importanti successi nelle Coppe anche internazionali. In realtà la squadra viola ottiene due pareggi, ma l’1 a 1 del ritorno al Franchi le costa l’eliminazione: in quei tempi i goal in trasferta valevano doppio nel computo finale.

C’è però anche un trofeo da mettere in bacheca, la Coppa Carnevale, ovvero il torneo Giovanile di Viareggio. I giovani viola, guidati da Mimmo Caso, battono in finale la Roma per 3 a 2. Alcuni ragazzi di quella formazione poi faranno carriera, anche se a livelli diversi: Tosto, Chiummello, Magherini, Beltrammi e, in chiave gigliata, soprattutto Banchelli che giocherà anche in prima squadra.

 

1992-93: UN’INCREDIBILE RETROCESSIONE

I Cecchi Gori non sono soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti. Per alzare l’asticella delle ambizioni si assicurano Maurizio Casasco, giovane ma già apprezzato Direttore Sportivo. Se ne va Moreno Roggi, anche a causa di alcuni attriti con Vittorio, che entra sempre più nella gestione societaria. In panchina viene confermato Radice.  Anche gli acquisti lasciano presupporre un salto di qualità. Dal Foggia di Znedek Zeman arriva Francesco Baiano, per tutti Ciccio. Ha segnato tantissimo nei satanelli: brevilineo, rapido e tecnico, appare l’ideale per integrarsi con la struttura potente di Batistuta. Si va a pescare addirittura in una grande squadra europea, il Bayern di Monaco. Viene acquistato il danese Brian Laudrup: talentuoso anche se meno famoso del fratello Michael, è comunque fresco Campione d’Europa con la sua nazionale.

Ma arriva soprattutto Stefan Effenberg, nazionale tedesco, mezzala di fisico ma anche di tecnica e con buone capacità realizzative. Il biondo centrocampista, nelle intenzioni del comparto tecnico, va a compensare una perdita importante, quella del capitano Carlos Dunga. Anche nel suo caso, alla base del divorzio aspetti più che altro caratteriali. Almeno da questo punto di vista, il biondo centrocampista non farà rimpiangere il brasiliano, anzi. Sempre a centrocampo arriva Fabrizio Di Mauro, giocatore affidabile, dalle buone geometrie, mai sotto il 6 in pagella e nel giro della nazionale. Divisa fornita ancora dalla Lotto, mentre lo sponsor è la produttrice della bibita Seven Up, gruppo Pepsi cola.

Che l’annata non fosse nata sotto una buona stella, lo dimostra proprio un particolare legato alle divise. Nel crescente tentativo di rendere sempre più originali le casacche da gioco, anche la Lotto inserisce un disegno geometrico fatto di linee, che però in alcuni punti e guardando attentamente, si intersecano formando addirittura delle svastiche

Si tratta comunque delle seconde maglie che naturalmente vengono ritirate, e divengono oggetto da collezione.

La squadra parte bene e la coppia Batistuta-Baiano segna spesso e frequentemente nella stessa gara. C’è un unico ma fragoroso scivolone. Alla quinta giornata a Firenze arriva il Milan degli olandesi e infligge ai viola un pesantissimo 7 a 3. Significativo però anche ciò che avviene al di fuori dal campo prima della gara. Vittorio per tutta la settimana dichiara di potersela giocare alla pari coi fortissimi rossoneri, e c’è chi legge questo come una sfida a Berlusconi. In ogni caso, con queste uscite, dimostra di voler entrare sempre più nella gestione della squadra oltre che in quella della società, e anche di cominciare a distaccarsi dalla realtà (almeno quella calcistica).

I viola si riprendono e in classifica si portano a ridosso delle prime. Poi, alla quattordicesima giornata, arriva una sconfitta per 1 a 0 nella gara casalinga con l’Atalanta. Vittorio Cecchi Gori, che evidentemente non aveva condiviso alcune scelte del suo allenatore, fa una sfuriata in televisione contro Radice, praticamente esonerandolo in diretta. Il padre Mario, sempre in tv, si dichiara in disaccordo nel metodo ma avalla nel merito le scelte del figlio. Confermando una protezione genitoriale che a Vittorio non ha fatto certo bene.  Al posto del tecnico brianzolo viene chiamato Aldo Agroppi, già allenatore di una ottima Fiorentina di qualche anno prima. Agroppi però ha un carattere particolare e polemico anche con le istituzioni calcistiche, e non è certo quello che ci vuole alla Fiorentina di quell’anno, che infatti subisce diversi torti arbitrali. Per alcuni, la scarsa benevolenza degli arbitri sarebbe legata anche ai fischi e ai cori offensivi nei confronti della nazionale durante l’amichevole col Messico, disputata a Firenze, nel gennaio 1993.  I tifosi viola volevano così protestare contro il presidente Presidente federale Matarrese, per le tante ingiustizie subite, a cominciare dalla scelta di Avellino per la finale di ritorno della Coppa UEFA.

Tornando ad Agroppi, anche dal punto di vista dei segni premonitori si intuisce che qualcosa non va. Al suo esordio ad Udine Branca, l’ex col dente avvelenato, segna dopo 50 secondi, quando il mister viola non si è ancora seduto in panchina. Durante la stagione anche un po’ di sfortuna, se si pensa che, ad esempio, nella trasferta a Genova, con la Sampdoria, si perde per due a zero con due autoreti. Alla 29ª giornata la Fiorentina viene travolta a Torino dalla Juve e Agroppi viene esonerato. Mancano solo cinque partite alla fine del torneo, e le si provano di tutte per evitare la retrocessione. Alla guida tecnica viene chiamato Luciano Chiarugi, un passato glorioso e vincente, e insieme a lui, nell’orbita della guida tecnica, anche il totem Giancarlo Antognoni. Ma tutto sarà inutile. Anche il comportamento non proprio professionale di alcuni e segnatamente di Effenberg, sembra spingere verso il precipizio.

Parlavamo del pizzico di sfortuna che sempre ci vuole in un’impresa all’incontrario, ed eccolo, cosparso abbondante sulla trasferta di Bergamo con l’Atalanta. È la seconda partita di “cavallo pazzo” come guida tecnica. A cinque minuti della fine Faccenda pareggia il goal nerazzurro, e dietro l’angolo sembra arrivare un punto preziosissimo. Due minuti dopo invece l’autorete di Batistuta, più che un segno del destino. Alla penultima di campionato si gioca a Torino contro in granata. La società sostiene economicamente i tifosi che seguono la squadra nel capoluogo piemontese, affittando e pagando diversi pullman. C’era già un solido gemellaggio tra le tifoserie delle due compagini, ma questo a dire il vero mai si è tradotto in un atteggiamento compiacente, anzi è proprio contro di noi che viene sempre fuori il cosiddetto “cuore toro”. Solo un goal di Batistuta al 90º, questa volta nella porta giusta, evita una sconfitta che sarebbe stata una condanna.

Tutto si decide il 6 giugno a Firenze, nell’incontro casalingo con il Foggia. I pugliesi sono tranquilli e i viola dilagano. Addirittura sei reti, con doppiette di Batistuta e Baiano. Ma il destino della Fiorentina non è più nelle proprie mani. La permanenza in serie A dipende dagli altri risultati. Quello che succede all’Olimpico di Roma è qualcosa che i tifosi viola non dimenticheranno mai. C’è l’Udinese quel pomeriggio contro giallorossi. I friulani sono in lotta per non retrocedere proprio con i gigliati. Sull’uno a uno, a pochi minuti della fine, il centravanti giallorosso Andrea Carnevale aggira il portiere ed ha davanti a sé la porta spalancata. Basterebbe un decente appoggio di piatto e la partita sarebbe vinta. Ma il nove capitolino tira lentissimamente, permettendo il recupero di un difensore. La stagione successiva Carnevale, guarda caso, giocherà nell’Udinese. Comunque arriva la condanna: è una retrocessione che ha dell’incredibile visti i valori in campo schierati dalla Fiorentina.

Sembra “Scherzi a parte” ma è una (calcisticamente) tragica realtà: la Fiorentina retrocede in serie B

Intorno allo stadio è in città scoppiano disordini. Non una guerriglia come quella scatenata dopo la cessione di Baggio, ma la contestazione è forte, e a soffrirne più di tutti e forse proprio Mario Cecchi Gori. Insieme a una città che, una decina di giorni prima, aveva subito il terribile attentato di via Georgofili. Nel quale perirono 5 innocenti tra i quali le bimbe Nadia e Caterina Nencioni.

 

1993-94- SCOMPARE MARIO CECCHI GORI. SI TORNA IN SERIE A, CON “SIR CLAUDIO”

Vittorio Cecchi Gori è stato dirigente degli eccessi, nel bene e nel male. Mai una decisione normale. E, in sintonia con questo modo di operare, mantiene quanto promesso quando la retrocessione era solo un rischio: se si va in B tutti, compresi i più famosi campioni, vengono con noi. Così la squadra che si presenta ai nastri di partenza ha tutti i giocatori migliori, ad eccezione di Brian Laudrup, troppo evanescente per i nostri campionati, a maggior ragione per la serie cadetta. Un innesto adatto alla serie minore, e che piace molto agli ultras è quello di Pasquale Bruno. Proveniente dal Torino è un feroce antijuventino, che spesso gli avversari li maltratta fisicamente. Ma la novità più importante, quella che influenzerà in modo significativo gli anni a venire, è in panchina. Arriva dal Cagliari Claudio Ranieri, giovane allenatore emergente, e uomo dal carattere forte, anche se elegante nel portamento e nel vestire, e dai modi pubblici spesso (non sempre) molto pacati.

Si intravede già quello stile che lo porterà anni dopo in Inghilterra, dove vince un incredibile campionato con il Leicester nel 2016, e dove l’allenatore romano si guadagna il titolo di Sir. Anche nella squadra arrivano comunque alcune importanti novità. In porta un giovane e promettente Francesco Toldo, che arriva da Rimini, mentre in avanti i rinforzi sono Robbiati e, promosso dai settori giovanili, Francesco Flachi. Quest’ultimo rappresenta veramente il campione a km zero: si mette in evidenza nell’Isolotto, dove a 13 anni ha già segnato 150 goal. La Fiorentina lo acquista per 120 milioni di lire, e lo aggrega alle giovanili dalle quali poi arriverà in prima squadra. Accompagnato dall’indimenticabile “il ragazzo gioca bene”, che la curva gli dedica ad ogni partita.

L’incredibile retrocessione ha permesso di raggiungere un poco invidiabile record regionale: per la prima e l’ultima volta nessuna squadra della Toscana è presente in serie A.

Le maglie sono fornite dalla tedesca Uhlsport, mentre sponsor ufficiale è ancora Seven Up. Prima dell’inizio del campionato molti temono che una squadra costruita l’anno precedente per qualificarsi in coppa Uefa, soffra il clima della serie cadetta. E si trovi in difficoltà nelle battaglie da sostenere dopo lunghe e faticose trasferte, soprattutto in campi del sud. Ma in realtà la squadra parte bene, inanella vittorie, mentre la coppia Batistuta- Baiano segna a raffica.

Sembra andare tutto bene, ma a novembre, all’età di 73 anni, muore per infarto Mario.

Mario e Valeria Cecchi Gori con Rigoletto Fantappié nei momenti felici

Sarebbe senz’altro eccessivo affermare che un contributo al danno cardiaco lo abbiano portato i dispiaceri provati dal presidente durante il suo periodo alla guida della società, ma sicuramente questa sofferenza bene non gli ha fatto. Vittorio è ora solo al timone della Fiorentina. La squadra procede abbastanza spedita, anche se non manca qualche rallentamento o almeno qualche passo falso proprio contro le squadre “minori”. La verità è che contro una compagine di tale blasone tutti, ma veramente tutti, danno il massimo, per conquistare uno scalpo da esporre in bacheca per anni. Si fatica ad esempio con la Fidelis Andria, si pareggia zero a zero con l’Acireale in Sicilia, si perde uno a zero con a quei tempi rivali acerrimi dell’Ascoli e si pareggia per uno a uno contro la Lucchese al Porta Elisa. Però alla fine i conti tornano, e la squadra viola si assicura la promozione con quattro giornate di anticipo. Naturalmente, per non smentirsi ed essere coerente col detto che più le si confà e cioè “mai una gioia”, all’ultima giornata la gara casalinga con il Cesena vede i romagnoli vittoriosi per tre a due. Sia in coppa Italia che nel torneo anglo italiano, i risultati sono molto modesti. Ma l’importante era tornare nella massima serie e l’obiettivo è stato raggiunto. Ci si avvia alla stagione successiva con discreto ottimismo, anche perché Claudio Ranieri sembra finalmente l’allenatore giusto, in grado non solo di far giocare bene la squadra, ma anche di dare equilibrio all’ambiente.

 

1994-95 ARRIVA MANUEL RUI COSTA, NASCE BATIGOL

Il campionato 94-95 prevede un’importante novità regolamentare. Nell’ennesimo tentativo di rendere più spettacolare il gioco, e di favorire una mentalità che punta alla vittoria, quest’ultima è premiata con i tre punti, lasciando invece al pareggio un solo “punticino”.

Ma veniamo alle cose che riguardano la Fiorentina.

Come già detto, Claudio Ranieri è un allenatore dai modi gentili ma dalle idee forti che talvolta non esita a rendere pubbliche. Così, mentre Vittorio continua a volare un po’ più in alto della realtà, e pone come obiettivo nel campionato del ritorno in serie A, la qualificazione alla coppa Uefa, Ranieri frena gli entusiasmi. A condurre il mercato c’è ora Oreste Cinquini, ma un ruolo importante lo gioca anche Giancarlo Antognoni, con l’etichetta di general manager, ma nella sostanza sempre più braccio destro di Vittorio Cecchi Gori. In ogni caso il mercato è movimentato e anche promettente. Parte Effenberg, un’occasione mancata, perché giocatore di grandissimo livello che però a Firenze si è espresso solo a tratti. Se ne vanno Pasquale Bruno, Stefano Carobbi, Mario Faccenda, Giuseppe Iachini. Anche Massimo Orlando a soli 23 anni viene dato in prestito al Milan. A causa dei numerosi infortuni, il numero dieci sarà destinato ad ingrossare le fila degli eredi di Antognoni mai veramente sbocciati.

Sul fronte degli acquisti c’è da dire che il mercato è abbastanza importante. Si acquisisce la comproprietà di Francesco Toldo, reduce da un ottimo campionato, che in realtà era arrivato da Ravenna in prestito dal Milan, proprietario del cartellino. In difesa un acquisto senz’altro di valore è quello del brasiliano Marcio Santos. A centrocampo, dal Torino, un mediano tutto polmoni come Sandro Cois il cui limite, ancora sconosciuto, sarà quello di una predisposizione agli infortuni muscolari. L’acquisto di gran lunga più prestigioso è senz’altro quello di Manuel Rui Costa. Ha solo 22 anni il talento lusitano, ma ha già vinto con il Benfica un campionato portoghese e una coppa del Portogallo.  Per di più si è messo in grande evidenza nel campionato europeo under 21 del 1994, durante il quale il Portogallo schierava altri futuri grandi giocatori, come Figo. Un capolavoro, quindi il suo acquisto: arriva per 5 miliardi, e diventerà uno dei giocatori migliori che la Fiorentina abbia mai avuto a centrocampo. Sponsor tecnico, e quindi fornitore delle maglie, è la tedesca Uhlsport, mentre per lo sponsor commerciale si torna vicino a casa, con l’empolese Sammontana, produttrice di gelati.

La stagione può essere considerata tutto sommato soddisfacente, con un 10º posto finale che non può essere disprezzato per quella che, tutto sommato, è una neopromossa. Forse sarebbe più giusto dividere in due il bilancio della stagione, intendendo da un lato quello della squadra nel suo complesso, e dall’altro quanto fatto da alcuni singoli e soprattutto da lui, Gabriel Omar Batistuta. Come già accennato la squadra si comporta bene, e anzi benissimo fino alla 12ª giornata quando è di scena a Torino contro la Juve. I viola vanno addirittura sul doppio vantaggio con reti di Baiano e Carbone. La vittoria la lancerebbe nelle zone altissime della classifica, ma a 16 minuti dalla fine ecco il ribaltone. In due minuti, 74º e 76º, Vialli porta le squadre in parità. Ma classicamente il veleno è nella coda. A due minuti dal termine il giovane Del Piero segna, a dir la verità in modo veramente straordinario, il suo primo goal in campionato, che condanna la squadra viola alla sconfitta per tre a due.

Dopo quella sconfitta, la Fiorentina sembra aver perso un po’ del proprio smalto. Anche in Coppa Italia il cammino si ferma ai quarti di finale, quando siamo sconfitti dal Parma, che in questa competizione diventerà un avversario consueto, con incontri dagli esiti altalenanti.

Ma veniamo ora ai singoli. Sicuramente Rui Costa dimostra appieno il talento che aveva già esibito in Portogallo, ma l’ascesa travolgente è del centravanti viola Batistuta. Già in estate aveva brillato durante il mondiale disputato dall’albiceleste negli Stati Uniti. In campionato segna a raffica il bomber argentino e soprattutto segna con continuità impressionante.

C’è un record da battere da questo punto di vista, ed è quello di Ezio Pascutti, che con la maglia del Bologna aveva segnato per 10 domeniche consecutive esattamente 30 anni prima. L’appuntamento è al San Paolo dove contro il Napoli (5-2 viola finale), Batistuta segna una doppietta ed uguaglia il record. La domenica successiva, incontro casalingo con la Sampdoria, il centravanti segna ancora conquistando, in termini di reti segnate, uno dei due più prestigiosi record in casacca viola. Alla fine del campionato saranno addirittura 26 i goal realizzati, che lo fanno diventare il capocannoniere assoluto. Oltre ai goal l’argentino continua a mettere in mostra il suo spirito battagliero. Si sprecano i soprannomi, dal Re Leone a Batigoal. In quella stagione si consolida anche il suo marchio di fabbrica, e cioè il correre alla bandierina impugnandola dopo ogni marcatura. Un’immagine che si potrebbe definire, con un termine sicuramente oggi abusato, iconica.

Batistuta dopo un goal corre alla bandierina e la impugna: sarà il suo “marchio di fabbrica“ per tutta la stagione

E dalla quale nasce addirittura un indimenticabile coro della Fiesole, il celebre: “mi innamoro solo se…vedo segnar Batistuta…corri alla bandierina…bomber della Fiorentina!” La fama del bomber travalica ovviamente le mura fiorentine, e il giocatore è sempre più apprezzato anche all’estero.

 

1995-1996 DOPO 21 ANNI, ARRIVA UN TROFEO E SEMBRA IL PRIMO DI UNA LUNGA SERIE

È Claudio Ranieri, giunto al suo terzo anno sulla panchina viola, a impostare la campagna acquisti. Il tecnico romano è cosciente di avere un attacco super, soprattutto grazie alla ben assortita coppia Batistuta- Baiano. E anche a centrocampo la qualità non manca, pensando soprattutto a Rui Costa e a Massimo Orlando, rientrato dal Milan. Ma è in fase di interdizione che c’è bisogno di maggior peso. E allora ecco arrivare, addirittura dall’Arsenal, Stephan Schwarz, svedese battagliero dai grandi polmoni, ma anche dalle buone doti tecniche. Sempre a centrocampo arriva Piacentini, giocatore maturo ma molto utile, soprattutto in fase di interdizione. Anche in difesa sono acquistati elementi di assoluta qualità come il giovane Padalino, bravo ma soprattutto moderno come difensore, in quanto è in grado di impostare la manovra. Poi il forte e roccioso Amoruso, e Michele Serena, anch’egli giocatore avanti coi tempi in quanto è un esterno di difesa con la tendenza a salire sulla fascia e crossare per gli attaccanti.

In questa stagione a fornire le divise è la statunitense Reebok, mentre lo sponsor è ancora Sammontana. La vera particolarità comunque, che non riguarda ovviamente solo la squadra viola, è la comparsa sul retro delle maglie, quindi sulla schiena dei calciatori, del nome dell’atleta. Di pari passo scompaiono i tradizionali numero dall’uno all’11.  Diventano perciò numeri personalizzati per ogni atleta e raggiungono cifre molto elevate. Ma veniamo a cose più importanti, e alla squadra viola.

In campionato la squadra va avanti ad alti e bassi. Un cammino forse troppo altalenante, scandito comunque ancora una volta dai goal di Gabriel Batistuta. Nella partita interna vinta per due a zero con la Lazio, il bomber fa registrare la 100ª presenza con la maglia viola. E questo gli vale addirittura una statua, a lui dedicata dalla curva Fiesole. È soprattutto con le grandi che i viola non riescono ad imporsi. Tuttavia, nonostante la citata irregolarità delle prestazioni, i viola ad un certo punto sembrano addirittura essere in grado di lottare per lo scudetto. Il 23 dicembre al Franchi scende il Milan, capolista con un solo punto di vantaggio proprio sulla squadra dei Ranieri. La partita finisce due a due, impedendo ai viola il sorpasso in classifica. Da segnalare che, a differenza di qualche anno prima, Baggio in quella stagione rossonero, non si rifiuta di battere il rigore e anzi lo realizza per il 2 a 2 finale. Dopo quella gara la vetta si allontana sempre più, comunque il piazzamento finale è un eccellente terzo posto a pari merito con la Lazio. Piazzamento conquistato anche grazie alla prolificità del “Babà”, la coppia Batistuta-Baiano, che realizza in tutto 30 importantissimi goal. Fuori dal campo, Vittorio Cecchi Gori continua a distinguersi per esuberanza e ingerenze nella conduzione tecnica. Il suo pallino è Anselmo Robbiati, esile e trottorellante punta esterna, detto “spadino”. Vittorio lo vorrebbe sempre in campo, opponendosi in questo alla più equilibrata gestione di mister Ranieri. Che invece utilizza Robbiati come “subentrante”, spesso per gli ultimi spezzoni di partita. Alla fine comunque, considerata appunto anche le entrate a partita in corso, Robbiati colleziona 32 presenze e segna per sei volte.

Ma è in Coppa Italia che la squadra compie un vero e proprio capolavoro. Ad agosto elimina l’Ascoli in campo esterno. La squadra marchigiana è da sempre ostica per i gigliati, e ci vuole un’autorete del bianconero Savio, a 20 minuti dalla fine, per superare il turno eliminatorio. Negli ottavi, sempre in trasferta, la Fiorentina si impone molto più facilmente a Lecce: cinque a zero finale per i viola, con tutti gli avanti a segno. I quarti di finale tra novembre e dicembre si giocano con partite di andata e ritorno: è il Palermo l’avversario. A Firenze i rosanero giocano chiusi e attenti, e ci vuole un rigore al 65º di Batistuta per imporsi di stretta misura. Il ritorno risulta più agevole perché il Palermo dovendo fare la partita si scopre e i viola, con Baiano e Rui Costa, passano sul due a zero. Solo un rigore per i rosanero a 17 minuti del termine fissa il risultato sul due a uno per i viola. Le partite senz’altro più entusiasmanti della cavalcata trionfale degli uomini di Ranieri, sono le semifinali con l’Inter, che si disputano in febbraio. L’andata si svolge Al Franchi. Segna al14º su rigore Batistuta ma al 32º pareggia Ganz. Nella ripresa una doppietta dell’argentino fissa il tre a uno finale.

È un Batistuta letteralmente grandioso quello che scende in campo in quel periodo E la riprova si ha due settimane dopo a San Siro. L’Inter si getta all’arrembaggio, perché due goal da recuperare non sembrano una vetta insormontabile. I viola si difendono con ordine, e al 78º Batistuta segna uno dei suoi goal più belli in maglia viola, e va ad arrampicarsi alle cancellate poste sotto al settore gremito da migliaia di tifosi giunti da Firenze. La finale, anche questa da giocarsi in partite di andata e ritorno, appare sulla carta uno scoglio più abbordabile. Sempre nerazzurri, ma stavolta i bergamaschi dell’Atalanta, tredicesimi in campionato su 18 squadre. Ma come sempre, quello che in teoria sembra facile, sul campo non lo è.  Si chiudono gli orobici, ed è il solito Batistuta al 52º (altra rete stratosferica) a permettere un successo di misura.

Il ritorno si gioca allo stadio “Atleti azzurri d’Italia” il 18 maggio. Con un solo goal di vantaggio viola giocano un primo tempo accorto, ma al 48º è un difensore, Lorenzo Amoruso, a segnare un goal che sa di conquista della coppa. A togliere ogni dubbio, alla mezz’ora della ripresa, ecco di nuovo Batistuta. È bellissimo quello che succede al fischio finale, perché alla premiazione e alla consegna della coppa, assistono anche migliaia di tifosi che hanno affrontato una trasferta non facile, vista la distanza e la grandissima rivalità fra le due tifoserie. Ma è quello che succede in nottata a Firenze, a rendere unica questa pagina di calcio. La partita è stata trasmessa sul maxi schermo del Franchi, dove si sono radunati circa 40.000 cuori viola. Forse un po’ meno, ma 40.000 saranno senz’altro dopo il fischio finale, perché l’intenzione di tutti è attendere ed accogliere il ritorno degli eroici giocatori.

Ed è indimenticabile quanto avviene alle quattro di notte, quando Batistuta sbuca dal sottopassaggio, alzando il trofeo conquistato poche ore prima. Per gli amanti delle curiosità è da ricordare che ad accogliere la squadra viola era stato posta sul campo l’enorme bandiera normalmente presente sul pennone della torre di maratona, un vessillo di 108 metri.

Chi con un faticoso viaggio in treno a Bergamo e ritorno, chi allo stadio davanti al maxischermo, tutti i tifosi viola assistono al trionfo viola in Coppa Italia. E moltissimi attendono il ritorno della squadra a notte fonda

Per la forza dimostrata nel torneo, per le doti di equilibrio e saggezza tattica messa in mostra da Claudio Ranieri, per l’esplosione di Batistuta e l’evidente maturazione di alcuni talenti, segnatamente Rui Costa e Toldo, sembra che il trofeo sia il primo di una lunga serie. Ma non andrà proprio così.

Alessandro Coppini

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