PERCHE’ LA MAGLIA DELLA FIORENTINA E’ VIOLA?
Lo scorso 4 ottobre, presso la sede dell’Associazione Centro Coordinamento Viola Club, si è svolta la presentazione del libro “Il colore viola. Ipotesi e suggestioni intorno alla maglia della Fiorentina”, scritto da Filippo Luti e incentrato sulle motivazioni che determinarono il cambio di colori sociali (dal biancorosso al viola) deciso dal club gigliato nel 1929.

Introdotto dal vicepresidente Fabio Fallai, l’evento ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di tifosi che ha seguito con interesse.
L’autore, dopo aver ricordato le varie teorie che circolano in merito all’argomento (prima tra tutte quella ormai “leggendaria” del lavaggio sbagliato che avrebbe fatto diventare le maglie viola), ha chiarito come mai la dirigenza sentì la necessità di dismettere il bianco e il rosso, facendo presente che varie fonti coeve ricordano che, effettivamente, a causa dei ripetuti lavaggi, le divise biancorosse scolorivano di frequente e trasformavano la livrea in un rosa disomogeneo e poco elegante.
La “leggenda” del lavaggio sbagliato contiene dunque una mezza verità: al contrario di quel che si pensa, non spiega perché la Fiorentina optò per il viola; tuttavia “svela” il motivo per il quale furono accantonate le divise biancorosse.
Stufa di spendere soldi per il rinnovo delle mute, la società disse infatti basta con le vecchie casacche e scelse un nuovo colore.
Le reali motivazioni che la portarono all’adozione del viola, come ha precisato l’autore, non sono note; tuttavia, con questo nuovo libro, viene messa in campo un’inedita ipotesi. Tale teoria parte da un fatto sinora sconosciuto: il vessillo ufficiale della federazione fascista fiorentina, inaugurato nel 1922, era un labaro di colore viola.
Il labaro campeggiava ovviamente nell’ufficio del segretario federale, che era per l’appunto il marchese Luigi Ridolfi, presidente della Fiorentina dal 1926 al 1942. Quando Ridolfi e i dirigenti biancorossi decisero di mutare i colori sociali, il marchese guidava sia la federazione fascista (era il federale provinciale), sia la Fiorentina e, dalla medesima scrivania (la Fiorentina e la federazione avevano entrambe sede presso la Casa del Fascio in via dei Servi 17), dalla quale ammirava il labaro viola, amministrava entrambe.
Il vessillo viola, sotto al quale Ridolfi aveva marciato al tempo in cui era squadrista, era dunque quotidianamente presente nella vita del presidente della Fiorentina e non è astruso ipotizzare che ciò possa aver avuto un peso quando giunse il momento di scegliere la nuova livrea. Peraltro, un ruolo importante nella federazione fascista locale lo ebbe anche l’irriducibile fascista Scipione Picchi (a lui, semmai Ridolfi lo interpellò per la scelta del nuovo colore, il labaro viola non dispiaceva affatto), braccio destro di Ridolfi e principale dirigente della Fiorentina d’anteguerra. Pure i capotifosi, semmai fu loro chiesto un parere, erano stati squadristi o ricoprivano incarichi in seno alla federazione. L’Ordine del Marzocco, primo viola club, ostentava infatti la propria spiccata fede fascista portando sui puntali delle proprie bandiere un leone in maglia viola che salutava romanamente.
E’ infine interessante sottolineare che le milizie fiorentine che si inquadravano sotto al labaro viola, tirato fuori nelle occasioni e celebrazioni più solenni, erano forse le uniche di tutta la nazione ad avere come vessillo del comando uno stendardo di colore viola.
In un certo senso, il viola era dunque il colore che identificava e distingueva le camicie nere fiorentine.
Curiosamente, erano violacee anche le altre principali insegne fasciste fiorentine, poste sotto al comando del labaro viola: due delle tre legioni cittadine erano infatti cremisi e il vessillo “primigenio” dei fascisti fiorentini (inaugurato nel 1920 quando il movimento era appena all’inizio e la federazione non era ancora sorta) era purpureo.
Hanno partecipato all’evento come relatori Gianni Bonini, che come Fabio Fallai ha scritto un’interessante prefazione al volume, e Duccio Baldassini. Come sottolineato dall’autore, lo spunto per questo libro, nonché parte dell’apparato iconografico, gli era stato dato proprio da Baldassini, appassionato di storia che era entrato in possesso di un regolamento del fascio fiorentino di combattimento, edito nel 1922, che indicava come viola il colore del vessillo ufficiale del comando generale della federazione provinciale fiorentina.

La presentazione è stata preceduta dal saluto all’amico Marco Pieri, grande tifoso viola recentemente scomparso. A Marco, alla sua eleganza e alla sua capacità di farsi amare è stato dedicato l’evento.
Redazione Alé Fiorentina



