… E guai a chi parla male di Antognoni

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Firenze, 1981. Faccio la seconda elementare e mi hanno regalato un paio di dischi: uno presenta in copertina due ragazze con la maglia viola e ha come ritornello Ale’ Fiorentina; l’altro è di Pupo e su un lato c’è la canzone Firenze Santa Maria Novella.

Il “barbone con le scarpe rotte” mi fa un po’ paura e chiedo a mia mamma come mai qualcuno si è “travestito”.  Non so che cosa sia Santa Maria Novella e non ho mai sentito la parola “pendolari”, ma non importa: il disco canta Quest’anno è forte la tua Fiorentina e io lo ascolto e riascolto in continuazione…

La Fiorentina è forte per davvero e si specchia nell’eleganza sconfinata del suo capitano: Giancarlo Antognoni. E’ così da anni, e così sarà anche nelle stagioni a venire.

La società è appena uscita da un decennio faticoso, segnato dai fatali infortuni di Guerini e Roggi. Giancarlo è stato il faro che l’ha guidata nel porto degli anni ‘80; non è un raggio di sole: è un sole, brilla di luce propria.

Tutti lo vogliono, tutti lo corteggiano; eppure è ancora qua con noi. Ha la maglia viola cucita sulla pelle e adesso che è arrivato Pontello Firenze sogna insieme a lui.

Antonio, l’inferno è finito, il paradiso ci attende reciterà uno striscione prima del suo ritorno dopo il drammatico incidente contro il Genoa. Non sarà così: il tricolore non arriverà. Dinamiche politiche lo consegneranno alla Juventus, ma non importa: noi abbiamo Antognoni.

21 Marzo 1982 Fiorentina-Cesena 1-0 Omaggio della Curva Fiesole al suo capitano, dopo 4 mesi dal drammatico infortunio causato da Martina, portiere del Genoa; “Antonio, l’inferno è finito, il paradiso ci attende”

Carlo VIII faceva suonare le trombe, Pier Capponi rispondeva con le campane, noi invece, fiorentini di oggi, portiamo Antognoni.

Montuori, Hamrin e De Sisti ci hanno regalato coppe e scudetti, ma Giancarlo è l’avvenire, il nostro gonfalone, la promessa di un futuro degno della maestà del nostro Rinascimento.

Lo chiamano Putto, per via di quella chioma bionda e scapigliata, ed è il figlio di tutta la città. Perfino gli dèi ce lo invidiano; non lo vogliono nell’Olimpo del calcio e lanciano saette per arrestarne l’ascesa. Tre anni fa, la tarsalgia ha compromesso i suoi mondiali in Argentina e tra poche settimane una ginocchiata sulla tempia rischierà di farlo morire con la maglia viola addosso.

Nella partita delle partite, quella del Samba brasiliano fermato da Pablito, gli annulleranno il gol del 4-2 per un fuorigioco inesistente, fasullo e infingardo come i fischietti di Pieri e Mattei che due mesi prima ci avevano sottratto il tricolore.

Proprio in quella primavera, alla faccia degli dèi, Giancarlo era risorto dopo lo scontro con Martina e aveva trascinato i viola verso il terzo scudetto; ma gli eroi classici, si sa, hanno il fato avverso. 

Perfino la sera dell’11 luglio 1982, quando tutta l’Italia si fermerà davanti alla televisione, il destino del calcio prescriverà per lui la sentenza più dolorosa: niente finalissima, niente notte magica. Un taglietto insulso sul piede non gli consentirà di calzare la scarpa, di lottare insieme ai suoi compagni, di baciare la coppa del mondo con la fronte sudata e gli occhi felici.

24 Novembre 1985 Fiorentina-Bari 0-0 Striscione di 100 metri per festeggiare il ritorno di Antognoni dopo 21 mesi di assenza a causa di una scivolata assassina di Luca Pellegrini in Fiorentina-Sampdoria del febbraio 1984: “Niente ti ha distrutto, sei come il sole, risorgi e illumini tutto …”

Niente ti ha distrutto, sei come il sole, risorgi e illumini tutto… reciterà un altro striscione della Fiesole. Niente di più vero. Il 7 agosto 1982, un mese dopo la notte del Bernabeu, sul futuristico manto sintetico del Giants Stadium di New York, Giancarlo risponderà agli dèi sancendo la vittoria dell’Europa sul Resto del Mondo con un classico del suo repertorio: il siluro all’incrocio dei pali,

Un anno più tardi, più forte che mai, l’eterno numero 10 viola e azzurro prenderà nuovamente per mano la Fiorentina per cercare di consacrarsi attraverso lo scudetto, per regalare una festa indimenticabile ai sessantamila che ogni domenica gremiscono il Comunale. Ma Luca Pellegrini, inviato degli dèi e novello Matysik, stroncherà l’ultimo sogno di quel Putto, ormai diventato uomo, simbolo, campione del mondo. Giancarlo geme a terra e chiama il suo amico Daniel tenendosi la gamba martoriata, mentre lo stadio resta in apnea.

Non ci saranno appelli; Antonio tornerà in campo “secoli” dopo, quasi a fine carriera, per capitanare una Fiorentina snella e giovane, ma non matura per il tricolore.

Dall’Olimpo lo hanno fermato, ma certamente non l’hanno vinto. Più l’eroe è sfortunato e più la sua leggenda è grande… E dopo quindici anni, Firenze e Giancarlo si accorgono che la loro storia d’amore è solamente all’inizio.

Splenderà la stella di Baggio, tuoneranno le reti di Batistuta e arriveranno Toni, Mutu e Pepito, ma Giancarlo, invitto e invincibile, rappresenterà sempre qualcosa di più: il nostro ambasciatore, la nostra bandiera.

E se qualcuno oggi lo ha dimenticato vuol dire che non ha gioito e sofferto con lui; che non è cresciuto a pane e Fiorentina, che non ha trepidato alla radiolina o dagli spalti del Comunale, tra fumogeni, tamburi e una marea di sciarpe viola.

Onora il padre

Oggi il Nostro centenario lo organizza un americano che non ha la minima idea di tutto questo; che ignora Picchio e altri giganti e che svende il calcio d’inizio a chi partecipa solo se gli fanno il bonifico. Giancarlo invece non ha mai chiesto, non ha mai negato un autografo o un sorriso. Ha partecipato a mille eventi viola, non si è mai tolto la nostra maglia.

Sono passati più di quarant’anni; eppure, se chiudo gli occhi e torno ragazzino, Antonio è sempre lì con la sua numero 10, che si protende in tuffo e batte Zoff mentre lo stadio esplode. Sono passati più di quarant’anni e Firenze oggi è divisa, tra chi ricorda e si emoziona e chi invece si ingozza di bomboloni e parla, parla, parla male di Antognoni…

Giancarlo Antognoni con il Presidente del Viola Club Nannotti & Marco Pieri, Fabio Fallai.

Filippo Luti

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