C’è poco da fare: la Fiorentina sa spiazzare il suo pubblico meglio di come faceva Stanley Kubrick. E come in Shining, la sorpresa forse non sta nel colpo di scena, ma nella scoperta che tutto è già accaduto. Per la seconda volta consecutiva, infatti, ci troviamo a dover commentare un avvio che mai, mai avremmo immaginato di dover commentare. Un disastro non annunciato. Perché era parere quasi unanime che la squadra costruita dal Direttore Paratici, al netto di qualche lacuna da sistemare entro la fine del calciomercato, fosse una macchina con belle potenzialità e ottime prospettive. Eppure ci troviamo di fronte a un avvio di campionato sconcertante. Il peggiore della storia viola, numeri alla mano: due sconfitte nelle prime due giornate, con 0 reti segnate e ben 7 subite. Peggio di così, era onestamente difficile fare.
A Firenze, si sa ormai, abbiamo l’abitudine di fare le cose “per benino”. Nel giorno dei festeggiamenti del centenario infatti, con la tribuna piena zeppa di campioni e leggende della storia gigliata e un entusiasmo dilagante in città, Grosso e i suoi uomini hanno pensato bene di suggellare questo indimenticabile traguardo esibendosi in una prestazione disarmante: a fronte di un po’ di oggettiva sfortuna per i due legni colpiti, la Fiorentina non ha giocato, è apparsa afasica, senza cattiveria agonistica, senza spirito di squadra, lenta e supponente, per lunghi tratti in balia delle incursioni del Frosinone di Alvini. Una prestazione incredibile, inspiegabile e non ammissibile. Roba da chiedere scusa, oltre che ai tifosi, ai grandi della storia costretti ad assistere a quello scempio.
Se perdere all’Olimpico con la Roma ci stava, e in qualche modo la sconfitta, seppur rotonda, trova delle spiegazioni, perdere in casa contro il Frosinone ci sta molto meno, soprattutto con un passivo così pesante e un atteggiamento così remissivo. Ma ciò che più preoccupa – almeno chi scrive – è che la squadra, dopo oltre un mese di lavoro, sembra non avere uno straccio di identità, di gioco offensivo, di solidità difensiva. La sensazione è che questi giocatori siano stati mandati in campo senza aver fatto neanche un allenamento insieme. E allora sorge spontaneo chiedersi: come si esce da questa situazione?
Se ne esce con il lavoro, come dicono sempre quelli bravi, ed è vero, ma anche con il mercato: la Fiorentina – nel momento in cui scriviamo – ha delle lacune conclamate: l’uomo che in difesa avrebbe dovuto dare certezze (Dragusin) dopo un buon precampionato sembra l’ombra di se stesso; a centrocampo manca un vero uomo di rottura, con le sorti della mediana viola affidate a soli palleggiatori; e cosa daranno in attacco Beto e Pellegrino è ancora da vedere. Se a questo ci aggiungiamo che anche l’allenatore è un punto interrogativo, e dobbiamo ancora scoprirlo, è chiaro che diventa difficile dormire sogni tranquilli.
Questo non significa che la sessione di mercato sia totalmente da buttar via. Assolutamente no: fino all’affaire Kean, Paratici si è mosso benissimo, con velocità e dimostrando di avere idee molto chiare e definite. Negli ultimi giorni, però, il Ds è apparso in difficoltà, sia nella gestione dell’attaccante che voleva liberarsi per andare a Como, sia nel trovare il suo sostituto – prima il corteggiamento per Zirkzee, poi la virata su un giocatore come Beto, che evidentemente ha tutt’altre caratteristiche. Siamo così arrivati alle ultime ore del calciomercato, con una squadra e un allenatore che hanno bisogno di qualcosa in più in entrata per trovare una quadra che, da quanto visto nei primi centottanta minuti, sembra piuttosto lontana. Una quadra che mister e Ds devono trovare alla svelta: sabato pomeriggio contro il Torino è già una gara spartiacque. Il campionato purtroppo non aspetta Grosso e i suoi ragazzi. E i tifosi, con tutto l’amore del mondo, non possono rileggere all’infinito la stessa pagina. Una pagina che sembra essere stata battuta a macchina da Jack Torrance.
Giacomo Cialdi – Direttore Alé Fiorentina



