Il cuore di Varenne si è fermato alla veneranda età di 31 anni, dopo essersi ritirato in pensione nel 2025 ad Eboli, concludendo la ventennale carriera di prolifico stallone, con oltre 2.500 figli.

Un campione assoluto, il più grande trottatore della storia dell’ippica: nato nell’allevamento Zenzalino di Sandro Viani a Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995 ha vissuto una travolgente carriera, anche se all’inizio venne scartato dall’allora proprietario francese Jean Pierre Dubois per un difetto alla zampa, un microdistacco osseo che, se si fosse spostato di un solo millimetro, avrebbe potuto azzopparlo in ogni momento. E il proprietario francese (“cui le palle ancor gli girano” come cantava Paolo Conte), decise di venderlo a Enzo Giordano, che investì 180 milioni di lire per l’acquisto del cavallo che ha scritto la storia dell’ippica.
Ha vinto in carriera oltre 6,3 milioni di euro, il record assoluto per un trottatore. Il premio più alto (500 mila euro) il Capitano lo vinse con il Prix d’Amerique. Unico cavallo nella storia a vincerlo consecutivamente due volte, nel 2001 e nel 2002, dopo che nel 2000 glielo avevano scippato convalidando una partenza irregolare che lo danneggiò fortemente, e che lo vide comunque rimontare clamorosamente fino al terzo posto: una ingiustizia manifesta!
Il Capitano ha avvicinato all’ippica milioni di italiani (e non solo) vincendo 51 Gran Premi in 7 paesi diversi: ha trionfato in 62 gare delle 73 alle quali ha partecipato, con 6 secondi posti e 2 terzi piazzamenti.
Per il driver Giampaolo Minnucci, che lo guidato per ben 69 gare tra il 1998 e il 2002, Varenne era una Ferrari con il cervello, un cavallo straripante che venne fermato solo dalle zanzare: nell’estate del 2001 a San Siro nel Gran Premio Unire le zanzare infastidirono il Capitano al punto di farsi battere da un carneade cavallo svedese. E da allora i suoi uomini lo protessero sempre con una speciale coperta refrigerante anti punture.
E’ stato anche un clamoroso fenomeno mediatico: Enzo Jannacci gli dedicò una canzone, Roberto Vecchioni un racconto; le sue corse si infilavano in “Tutto il calcio minuto per minuto”, la trasmissione radiofonica più seguita, interrompendo la cronaca delle partite di campionato.
Si era ritirato all’apice della carriera, dopo quel Gran Prix d’Amerique del 2002, concluso con un memorabile inchino davanti alle tribune piene di bandiere tricolori, per passare ad una seconda vita da portentoso stallone: ma i geni del campione si sono solo parzialmente trasferiti e solo 5 degli oltre 2.500 figli sono diventati sul serio cavalli di adeguato livello. Perché uno come Varenne non è riproducibile, ne nasce uno e poi basta.
Varenne fece la sua apparizione trionfale anche a Firenze, all’ippodromo Le Mulina, il 13 giugno 1999, trionfando al premio Duomo, gara riservata ai 4 anni, sempre in testa alla corsa con un allungo micidiale, ma quasi senza sforzo, sulla linea del traguardo. Un ricordo indelebile per gli appassionati del trotto che gremirono letteralmente gli spalti dell’ippodromo fiorentino.
Ma Varenne, il figlio del vento, è stato protagonista in tutti gli ippodromi italiani, europei, mondiali; e non appassionava solo perché vinceva ma per come vinceva. Apparentemente senza sforzo, con una classe sopraffina, con una potenza devastante ma controllata, in una meravigliosa ed irripetibile accoppiata di bellezza e velocità.
Ed è proprio grazie alla velocità che Varenne divenne protagonista anche di un evento importante dell’atletica leggera: grazie ad una felice intuizione di Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Italiano Fair Play, la popolarità di Varenne venne associata all’atletica durante il Golden gala del 2001 allo Stadio Olimpico di Roma, in uno storico gemellaggio tra le due discipline, nel quale si incontrarono il Capitano e il velocista statunitense Maurice Green, campione olimpico dei 100 metri a Sidney 2000.
Varenne sarà ricordato come il Capitano, il più forte e il più vincente cavallo della storia dell’ippica, una star e una leggenda sportiva che ha reso orgogliosa l’Italia intera: con lui se ne va un pezzo d’Italia.
Ciao Varenne, per sempre nei nostri cuori: nessuno può fermare il vento!

Redazione Alé Fiorentina



