Tutto lo Stadio – Viola Club Miami

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Una nuova stagione è appena cominciata, e Alé Fiorentina va avanti con le vecchie, buone abitudini: prosegue infatti il nostro viaggio nel mondo dei Viola Club e questo mese abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Gianluca Fontani, Presidente del Viola Club Miami.

Quando è nato il vostro Viola Club e in quali circostanze?

«Il Viola Club Miami nasce ufficialmente nel 2019. Prima di quella data alcuni di noi erano associati al Viola Club NY, una sorta di “sezione distaccata” del Viola Club NY. Ma non appena i numeri ce lo hanno permesso ci siamo organizzati e abbiamo dato vita al VC Miami. Anche perché i cappellini e le sciarpe di lana del VC NY non erano molto pratici per il clima di Miami, e infatti l’ultimo anno abbiamo fatto dei bellissimi asciugamani da spiaggia viola con il nostro logo».

Quanti soci avete al momento? C’è qualcuno, tra voi, particolarmente tifoso?

«Siamo cresciuti fino a contare oggi 45 soci, ciascuno con le proprie, per così dire, “peculiarità”: alcuni con un profilo più tecnico, altri più istintivi, altri ancora più critici. Ciò che ci unisce è però la stessa passione e l’entusiasmo per sostenere la Viola — proprio come un paio di nostri soci americani che hanno un grande amore per la nostra città. Nel tempo alcuni sono tornati in Italia, altri si sono trasferiti altrove nel mondo, ma tutti hanno mantenuto la loro iscrizione al Club. Tra i soci rientrati segnaliamo Emanuele Siena, particolarmente tifoso e membro fondatore del Club che ci rappresenta sempre sugli spalti quando la Fiorentina gioca a Firenze. Inoltre, da qualche anno possiamo contare su una madrina d’eccezione: Rita Rusic, socia onoraria del Club».

Quando è nata la tua passione per la Fiorentina? Qual è stata la prima partita che hai visto?

«Non ricordo con precisione quale fosse la prima partita vista dal vivo, ma sicuramente risale al 1980 o 1981, quando avevo 6/7 anni. Mio padre mi portava allo stadio, di solito in curva Ferrovia; la gara che mi è rimasta più impressa è quella contro il Genoa del 1981, segnata dal tragico incidente di Antognoni».

Avete una sede? Vi riunite per vedere la Fiorentina? Se sì, dove? Riuscite a venire a Firenze ogni tanto?

«Purtroppo, tra le partite del venerdì, del sabato, della domenica e del lunedì, insieme alle gare di Coppa che spesso hanno orari complicati per il fuso, è difficile incontrarsi frequentemente — ma ci proviamo. Spesso ci ritroviamo alla pizzeria “O’ Munaciello” qui a Miami; quando siamo in pochi andiamo a casa di qualcuno; oppure durante la settimana per le partite di Coppa, è capitato spesso di seguirle insieme nel mio ufficio tra un impegno e l’altro. Molti di noi viaggiano per lavoro e questo rende ancora più difficile trovarsi, ma allo stesso tempo torniamo spesso a Firenze. Io personalmente viaggio meno di qualche anno fa, ma riesco a passare da Firenze almeno 3/4 volte l’anno. E come gli altri cerco sempre di andare allo stadio: l’ultima volta al Franchi per me è stata ad aprile con il Sassuolo».

Ci sono aneddoti che ti va di raccontarci? Cene, incontri con calciatori, trasferte “particolari”?

«Negli anni mi è capitato di conoscere diversi giocatori, tra tutti il grande Bati con il quale, con un altro socio del Club, Ori Kafri, siamo stati anni fa a cena a Firenze. A Miami invece mi è capitato qualche volta di cenare con Bobo Vieri, e di conoscere Amauri che vive da queste parti.  Un altro momento carino è stato un paio di mesi fa, quando alcuni amici si sono trovati a NY ad un evento con il Presidente Giuseppe Commisso e mi hanno fatto una video call dove ho potuto scambiare un paio di chiacchiere con lui. La trasferta più particolare quella nel 2019: un piccolo gruppo di noi è andato in North Carolina per la partita con l’Arsenal… in tutto lo stadio pieno di maglie rosse eravamo le uniche 5 maglie viola!».

Obiettivi per la stagione appena iniziata?

«Adesso iniziamo con i rinnovi per la stagione che sta per iniziare, e per la quale siamo tutti molto carichi. E magari crescere ancora un po’ con il numero degli associati».

Veniamo all’attualità: come giudichi il mercato portato avanti da Paratici e la società viola? Pensi la rosa sia competitiva?

«Il mercato mi ha sorpreso non solo per le cifre spese, ma anche per la modalità con cui sono arrivati i colpi: senza annunci né speculazioni, con i nuovi acquisti svelati praticamente al momento delle visite mediche. Eravamo abituati alle operazioni a campionato iniziato e allo scadere del calciomercato. È il segnale del grande lavoro di Paratici — una marcia in più, un ampio network e una professionalità riconosciuta a livello internazionale. Alcuni nomi sarebbero stati impensabili senza la partecipazione alle coppe europee. Allo stesso tempo si vede chiaramente che c’è un progetto serio e una società solida che lo sostiene. Rimane ancora qualche punto da limare, ma la rosa si preannuncia già molto competitiva».

La scelta di Fabio Grosso come allenatore ti piace? Cosa ne pensi?

«Su Grosso non ho ancora un’opinione definitiva. Devo essere sincero: all’inizio non ero entusiasta del suo annuncio, avrei sperato in nomi più altisonanti. Detto questo, mi sembra che stia facendo un ottimo lavoro e che stia preparando la squadra con cura. Vedo un progetto chiaro della società e di Paratici: se hanno ritenuto che lui fosse la persona giusta per guidarla, io sono pronto a fidarmi».

Un saluto, e un consiglio, a tutti i tifosi viola che ci leggono?

«Un saluto a tutti i tifosi della Viola nel mondo. Auspico di vedere presto la Fiorentina occupare posizioni più prestigiose in classifica e diventare sempre più ambiziosa. Spero di poter festeggiare insieme a tutti voi nuovi trofei; nel frattempo vi invito a sostenere la squadra con passione, evitando polemiche spesso inutili e dannose per tutti».

Intervista di Giacomo Cialdi

 

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