Un calcio al Calcio Storico

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Un Calcio al Calcio Storico (e alle “nuove” regole)

Intervista con Marco Ferri, giornalista fiorentino, esperto del Calcio Storico, è stato tamburino dei Musici e tamburino dei Bandierai degli Uffizi.

Si è conclusa la 96° edizione del Calcio Storico Fiorentino con la vittoria degli Azzurri di Santa Croce e le polemiche scatenate dalle nuove regole – soprattutto dopo la prima partita disputata – hanno coinvolto tutta la città, gli appassionati e i commentatori da tastiera.

Firenze Spettacolo, nota rivista fiorentina sempre sul pezzo e sensibile agli umori che la città respira, ha intervistato Marco Ferri sull’argomento e ne è uscito un quadro interessante e molto centrato sui problemi del Calcio Storico e sul suo futuro, sempre più in bilico.

Se il calcio italiano soffre, anche il Calcio Storico brandeggia pericolosamente.

Riproduciamo, per gentile concessione di Firenze Spettacolo, l’intera intervista.

Tutti questi calcianti bloccati a terra rendono il “giochino”, a detta di tutti, molto noioso, se poi ci mettiamo le espulsioni, vediamo calcianti passeggiare fino alla caccia. Sono le regole attuali, ma è questo il Calcio Storico? 

Sono stato nel Calcio storico per 31 anni, che moltiplicato per tre partite l’anno fa quasi 100 partite. Tante ne ho viste in vita mia e posso assicurare che ciò cui stiamo assistendo quest’anno tutto è fuorché Calcio Storico Fiorentino, o Calcio in costume, che dir si voglia. Non è un problema di regole, ma di chi le pensa, le vara e le fa applicare. Colui o colei dovrebbe cambiare mestiere, oltre che aria.

Che cosa proporresti per ripristinare lo spettacolo originario, seppur a volte più cruento, che si è ammirato ad esempio dal 2010 al 2020? 

Le partite di Calcio Storico non sono dei balletti classici. Sono scontri per il possesso di una sfera e come tali non possono non essere cruenti. In 31 anni ho visto ogni tipo di violenza in campo (dal pezzo di orecchio staccato a morsi, e Tyson non c’entra, al naso rotto con un uppercut da dietro, a tradimento, dalle risse furibonde ai mezzucci dei difensori (datori innanzi) per difendersi dagli attacchi avversari, come il lancio della sabbia negli occhi degli avversari. Bene, quel tipo di Calcio era cruento ma viveva senza troppi drammi. Poi la politica si è impadronita della manifestazione (perché dà potere e soldi) e sta andando incontro alla sua fine. Quel Calcio cruento sarebbe sopravvissuto a noi, di quello attuale non ne sono così certo. Cosa cambierei? I vertici dell’organizzazione. Via tutti, senza se e senza ma. E creazione di un organo di gestione misto in cui il Comune ha solo il 20% del potere. L’altro 80% lo dovrebbero avere i 4 quartieri. Semplice e rifondativo. Se i vertici del Calcio Storico non vengono azzerati, ogni discussione sarà sterile. 

E’ possibile che per stare in una tribuna traballante, all’ombra certo, ma in piedi senza posti assegnati, i residenti della città di Firenze debbano arrivare a pagare fino a 130 euro per 50 minuti? 

Che ci volete fare? È il business bellezza! Ridate il Calcio ai fiorentini, invece che ai tour operator e vedrete che i prezzi si abbasseranno. 

Alcuni sostengono che i colori debbano tornare nei quartieri di appartenenza, tutti tranne i Bianchi di Santo Spirito che effettivamente sono gli unici ancora a resistere alla dinamica centrifuga di Firenze, ma è davvero qualcosa che può fare la differenza per salvaguardare l’autenticità della Tradizione?

Firenze è cambiata. Il mutamento è in atto dal 5 novembre del 1966. Dal giorno dopo l’alluvione e pian piano il cuore della vecchia Firenze ha smesso di palpitare. Interrogate i sociologi se non ci credete. Ma il Calcio può vivere anche senza i quartieri. Lo fa da almeno 50 anni e, com’è evidente, i problemi sono di altra natura. Principalmente originati dalla politica. Io penso che senza programmazione non si va da nessuna parte e dal momento che tra 4 anni saranno 100 anni dalla rinascita del Calcio Storico Fiorentino e 500 anni dall’assedio di Firenze durante il quale – il 17 febbraio 1530 – si disputò la storica partita cui tutte le partite di oggi si ispirano, Firenze rischia davvero una figura pessima. Per cui, solo se i vertici del Calcio Storico decideranno di fare i conti seriamente col proprio futuro, magari riuscendo a proiettarsi in avanti di qualche anno, la manifestazione vivrà degnamente, altrimenti tra un anno saremo ancora qui a parlare di queste cose, peraltro ormai diventate noiosissime, e avremo un anno in meno a disposizione per celebrare con grande enfasi il doppio anniversario che ci attende. Da ex-componente del Calcio Storico soffro tantissimo nel vedere com’è ridotto il Calcio e mi auguro che presto ci sia una svolta. Ma ho forti dubbi. 

CHI E’ MARCO FERRI

Marco Ferri Tamburino

Laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista. Per 25 anni ha scritto di cultura e spettacoli su varie testate; è stato ufficio media della Galleria degli Uffizi e della Fondazione Franco Zeffirelli. È autore di una quindicina di libri (gran parte dei quali su Firenze e la Toscana) e articoli scientifici, è direttore di due riviste semestrali: Medicea. Rivista di studi medicei e M/Mag dedicata al vetro artistico. Dal 1973 al 2004 ha fatto parte del Calcio Storico Fiorentino: prima come tamburino dei Musici (1974-1980) e poi come tamburino dei Bandierai degli Uffizi (1980-2004).

photo cover @ Maurizio Ruffino

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