COMMEDIA IN TRE ATTI (e un esonero)
Ce lo siamo detti più e più volte negli ultimi mesi: a tifare Fiorentina non ci si annoia mai, veramente mai. È un teatro continuo, con colpi di scena che si accavallano lasciando lo spettatore – ormai giunto sul punto di non poterne più – incredulo. L’affaire Grosso, in questo senso, rappresenta plasticamente la situazione in casa viola: un mercato fatto più sulle idee del Direttore sportivo che su quelle dell’allenatore, la sensazione che fin dalla sconfitta di Roma il tecnico fosse lasciato abbastanza a sé stesso, e un amore all’interno dello spogliatoio mai veramente sbocciato. In questo clima si è consumato un avvio di stagione che senza timore di esagerare possiamo definire vergognoso. Poi la presunta telefonata tra Ds e mister, quel fantastico passaggio (tutto da verificare) “Esonerami, se mi vuoi bene…”, quindi l’esonero e la chiamata a Vanoli, ovvero a colui che appena tre mesi prima era stato ritenuto non all’altezza di guidare la nascente Fiorentina. Una sorta di moderno Cosimo de’ Medici, che nel 1433 fu cacciato da Firenze e un anno dopo richiamato in trionfo. Vanoli non ha conosciuto l’esilio, è vero, ma tre mesi per passare da “non all’altezza” a salvatore della patria è una parabola niente male.

A Paolo Vanoli sono bastati però pochi giorni di lavoro per invertire la rotta. Non soltanto come risultati – fondamentali – ma anche e soprattutto sul piano dell’atteggiamento: con il nuovo (vecchio) allenatore, la squadra è diventata più solida, più aggressiva, un po’ più brillante in fase offensiva, sono arrivate le occasioni e le reti. E anche i singoli calciatori ne hanno tratto benefici evidenti: Fagioli è tornato a far girare la squadra, Mastantuono ha segnato una tripletta da stropicciarsi gli occhi, Dragusin è tornato a essere il difensore roccioso e affidabile che avevamo ammirato anni fa. E come detto sono arrivati i risultati, oltre che le prestazioni: vittoria a Venezia, passaggio del turno in Coppa Italia col Pisa e meritato pareggio casalingo contro il Napoli. Segno che il problema forse non era la squadra, ritenuta “inallenabile” da Grosso, ma chi la guidava.
Il terzo atto, però, è ancora tutto da scrivere. Se guardiamo la classifica, ci accorgiamo che la Fiorentina è ben lontana dalle posizioni auspicate dalla società e sognate dai tifosi in estate. E ottobre in questo senso non aiuta la truppa viola: dopo la lunga sosta, De Gea e compagni affronteranno Genoa fuori, Como in casa, Inter a Milano e Atalanta al Franchi. Partite tutt’altro che semplici, ma che diranno molto sullo stato di salute, nonché sulle ambizioni, della Fiorentina. Gare che, dopo ciò che abbiamo visto negli ultimi centottanta minuti di campionato, nelle mani di Vanoli preoccupano un po’ meno.
Giacomo Cialdi – Direttore Alé Fiorentina



