Ci eravamo sforzati di guardare ottobre con un briciolo di fiducia, nell’ultimo numero di Alé Fiorentina, perché con l’arrivo di Vanoli la Viola aveva centrato la prima vittoria, in casa del Venezia, e aveva conquistato un pari col Napoli dopo una buona gara. Speravamo che la lunga sosta per le nazionali riuscisse a incrementare ciò che di buono si era visto, che l’allenatore riuscisse a recuperare qualche giocatore e soprattutto sistemare la fase difensiva. Ci duole ammettere che non è andata così. Le gare di ottobre hanno portato un solo punticino, in casa contro un’Atalanta incerottata, e le solite, evidenti, gravi fragilità. Un attacco che non segna con facilità, una difesa che va a gambe all’aria alla prima incursione avversaria. Morale della favola: la Fiorentina è ancora lì, nel pantano, a sgomitare per nobilitare una stagione che sembra destinata a vederla a lungo nelle retrovie. Perché quando hai uno dei peggiori attacchi e una delle peggiori difese del campionato, non puoi sperare di avere obiettivi diversi da quello di salvarsi. Ma anche questo, la salvezza, è tutt’altro che banale se persistono le lacune viste da fine agosto ad oggi.
Sono tutti in discussione. Dai giocatori, molti dei quali non rendono come dovrebbero, all’allenatore, tutt’altro che impeccabile nelle formazioni, nei cambi, nelle dichiarazioni, nell’ostinazione a non cambiare qualcosa, passando per il mercato estivo, che come era evidente è stato positivo per certi aspetti ma lacunoso per altri. Dopo quattro mesi di lavoro, le scuse dei tanti giocatori nuovi, dell’adattamento, dell’intesa da trovare non reggono davvero più.
È quasi superfluo dire che il mese che abbiamo davanti sarà di vitale importanza per la squadra di Vanoli. Classifica alla mano, le gare contro Sassuolo, Juventus, Monza e Udinese sono un vero spartiacque. Diranno anzitutto se questi calciatori e questo mister hanno consapevolezza del momento e della posizione in cui si trovano. E diranno poi quanto è seria la situazione. Perché basta poco, qualche vittoria fatta bene, per risollevare un po’ l’entusiasmo e la classifica; ma vale anche il contrario: non vincere contro certe squadre apre delle voragini che, strada facendo, sono sempre più difficili da risanare. Non soltanto a livello di punti, ma anche nella testa di calciatori giovani che una partita dopo l’altra perdono spensieratezza e certezze. Per non parlare della tifoseria, ormai giustamente depressa e sconcertata: la pazienza è finita, non se ne può più! L’impegno non basta, adesso serve anche altro: concentrazione, cattiveria agonistica, determinazione, cinismo, lucidità nel leggere le gare eccetera eccetera… L’allenatore dia qualcosa in più. Il direttore sportivo si faccia sentire. Il presidente Commisso – se è consapevole, come speriamo, di ciò che sta accadendo e della china che sta prendendo la stagione – si faccia sentire.
Lo abbiamo detto più volte nell’ultimo anno e mezzo, ma purtroppo dobbiamo ripeterci: questo è il momento per cambiare marcia. Non si può più rimandare.



