E la Fiorentina divenne viola…

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Una copertina d’antan: loro elegantissime e femminili, lui solido come un marmo di Olimpia. Del resto il calcio è uno sport maschio e i Mondiali, la Nazionale di Pozzo, li ha vinti di muscoli, difesa e contropiede.

Filippo Luti torna a pubblicare con Geo Edizioni e, dopo l’imperdibile opera su Giancarlo Antognoni, ci riporta indietro di un secolo. La genesi del colore viola. Con una suggestione inedita, politica, trattata con il suo solito rigore storico-scientifico: e se il “colpevole” non fosse il lavaggio sbagliato, ma una scelta precisa?

Filippo Luti, fiorentino classe 1974, è ormai il custode di un’archeologia viola. Non è uno storico di professione, ma uno storicissimo per diletto e per ossessione. La sua bibliografia è tutta viola: “L’Ordine del Marzocco. Storia dei primi tifosi della Fiorentina (1926-1935)”, opera ufficiale dell’ACCVC con oltre 200 immagini d’epoca, che dimostra come il tifo organizzato in Italia sia nato a Firenze, “Coppa Italia 1939-40. Il primo trionfo” e “La Nascita della Fiorentina”.

Dopo aver raccontato gli esordi di Antognoni, dall’oratorio di Perugia ad Asti fino a Firenze, Luti torna all’anno zero: l’estate del 1929.

Il 22 settembre 1929, al Velodromo Libertas di via Bellini, in amichevole contro la Roma, la Fiorentina indossa per la prima volta il viola. Fino a quel giorno era biancorossa. Da quel giorno è viola per sempre.

La favola del bucato sbagliato non regge più. Già si sapeva che l’ispirazione venne nel 1928 dall’Újpest ungherese, in bianco-viola, avversaria in amichevole.

Luti prova ad aggiungere un tassello mancante.

Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, il marchese fondatore, non era solo un dirigente sportivo. Era stato segretario federale del Partito Nazionale Fascista di Firenze. E il viola, a Firenze, era il colore del primo labaro dello squadrismo del 1920 e, risalendo ancora, il colore segreto dell’oricello, il lichene che fece la fortuna dei Rucellai – famiglia legata ai Ridolfi – nel Trecento. Il colore più fiorentino che esista, come ricordava Indro Montanelli.

La tesi di Luti non ha la pretesa di chiudere il mistero, ma di alimentarlo: il viola non fu un incidente, fu una scelta estetica, identitaria e politica. Ridolfiana al cento per cento.

Lorenzo Somigli – Direttore di “La Firenze che vorrei”, rivista web di approfondimento

 

La Fiorentina, ormai lo sanno anche i muri, nacque nel 1926, esattamente cento anni fa. Tuttavia non ci fu nessun fiocco viola; la squadra come è noto, disputò i primi campionati in maglia bianca e rossa, colori ereditati dalle società progenitrici e peraltro corrispondenti a quelli storici del gonfalone comunale.

La divisa si tinse di viola nel 1929 e non è mai stato chiarito con certezza il motivo per il quale la società scelse tale colore per la propria livrea.

Varie ipotesi si sono avvicendate nel tempo e, con uno snello volume appena uscito, il nostro Filippo Luti ne ha messa in campo una ulteriore e davvero singolare, secondo la quale potrebbe esserci stata a monte un’ispirazione di tipo politico e in particolare, visti i tempi storici, di matrice fascista.

 

Ne parliamo in un’amichevole talk show Domenica 4 Ottobre alle ore 10.30 presso la sede del Centro di Coordinamento Viola Club In Viale Manfredo Fanti n°71.

Il volume si può ordinare e acquistare direttamente dall’editore: Geo Edizioni Tel. 0571 924051 Web www.geoedizioni.com e-mail geoedizioni@yahoo.it

Redazione Alé Fiorentina

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