1996-2006 Da Batistuta a Toni

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1996-2006 Da Batistuta a Toni

CENTO ANNI, UN’UNICA PASSIONE

Ottavo testo di approfondimento per celebrare il Centenario della Fiorentina, curato da Marco Pieri, che racconta il periodo dal 1996 al 2006

1996-1997 – Dopo l’acuto in Supercoppa si chiude il ciclo Ranieri

Sulle ali della vittoria in Coppa Italia del giugno con l’apoteosi dei 40 mila allo stadio alle tre di notte ad attendere la squadra dopo la vittoriosa finale di ritorno a Bergamo, la stagione si apre alla grande il 25 agosto con la vittoria a San Siro sul Milan e la conquista della Supercoppa italiana, nella storia della competizione prima affermazione della detentrice della coppa nazionale; nelle precedenti otto edizioni infatti avevano sempre prevalso le vincitrici del campionato.

È il Milan di Baresi, Maldini, Costacurta, Desailly, Albertini, Boban, Savicevic, Weah, un Milan stellare che deve comunque inchinarsi al Re Leone che illumina una delle più memorabili serate regalate al popolo viola con una splendida doppietta.

Nell’azione del primo gol, in apertura di partita, beffa addirittura capitan Baresi irridendolo con un sombrero ed infilando un Sebastiano Rossi già rassegnato ancor prima di battere al volo col destro; su punizione il secondo che mette il suggello alla partita dopo il pareggio di Savicevic, allo spirare dei novanta minuti, una delle punizioni dai 25/30 metri che erano diventate la sua specialità nelle quali riesce a fondere una balistica carica di effetto e potenza di tiro.

E qui Bati si scatena nell’inarrestabile corsa destinata a restare come una delle immagini più rappresentative di quella stagione e che si ferma soltanto davanti alla telecamera posta a bordo campo con il celebre “Te amo Irina” che urla in uno stato di trance sentimentale ed agonistica.

25 Agosto 1996 – Milan-Fiorentina 1-2 Batistuta urla nella telecamera “Irina te amo”

La formazione vittoriosa alla quale rendere il doveroso omaggio è schierata con Toldo, Carnasciali, Falcone, Schwarz, Amoruso, Firicano, Piacentini, Cois, Batistuta, Rui Costa, Oliveira, mentre solo scampoli di partita per Robbiati, Bigica e Pusceddu.

L’affermazione a San Siro contro quel Milan, ottenuta dopo appena 100 giorni dalla conquista della Coppa Italia nella doppia finale con l’Atalanta, sembra promettere una stagione con una Fiorentina protagonista in campionato e in Europa, ma la vittoria in Supercoppa resterà l’unico bagliore di quel 1996-1997 alla fine deludente,  solo parzialmente riscattato da uno sfortunato percorso in Coppa delle Coppe che si interrompe in semifinale con l’eliminazione da parte del Barcellona di Ronaldo in due gare di andata e ritorno per i viola cariche di rimpianti e polemiche.

La campagna acquisti, che si perfeziona nella sessione invernale con l’arrivo dall’Everton del russo Kanchelskis grazie ai 50 miliardi incassati dal Ciclone prodotto da Vittorio Cecchi Gori e dalla moglie Rita Rusic – “Con i soldi del Ciclone ci ha portato il ciliegione” canterà la curva entusiasta al presidente ed al calciatore costato 15 miliardi di cartellino ed altrettanti di contratto triennale – oltre a  portare a Firenze il brasiliano Oliveira,  dal Cagliari per 9 miliardi più il cartellino di “Pomodoro” Banchelli, attaccante Lulù che lascerà senz’altro una traccia nei suoi tre anni di permanenza,  vede soprattutto movimenti nel reparto difensivo nel quale alle partenze del “giovane” Alberto Malusci ed Andrea Sottil corrispondono gli arrivi di Aldo Firicano, Giulio Falcone e Vittorio Pusceddu.

Dopo il trionfo in Supercoppa il campionato inizia nel peggiore dei modi con il quattro a due subito ad opera del Vicenza al Franchi, poker tutto calato dall’attaccante uruguagio Marcelo Otero,  presagio di un campionato che la Fiorentina attraversa senza mai essere in corsa per qualcosa, con un modesto nono posto finale ed un bottino di soli 45 punti frutto di dieci vittorie, quindici pareggi e nove sconfitte, privata di fatto dell’apporto di Kanchelskis fermato da una serie di infortuni che ne limiteranno l’impiego ad appena nove partite; e non andrà meglio nella stagione successiva facendo del russo, il “ciliegione” di Vittorio, una delle più celebrate quanto deludenti meteore che abbiano solcato il firmamento viola.

Resta quindi la Coppa delle Coppe l’unico obbiettivo perseguibile, torneo mai tanto qualificato come in quella edizione 1997: in semifinale ci ritroveremo con Barcellona, Paris St. Germain e Liverpool, che avrà purtroppo il suo epilogo nella finale tra Barcellona e Paris St. Germain che poteva a pieno titolo valere una finale di Champions.

Superati nei primi due turni i rumeni del Gloria Bistrita e i cechi dello Sparta Praga, ai quarti si incrocia il Benfica, altra nobile del calcio europeo, che eliminiamo grazie allo splendido due a zero dell’andata al Da Luz con gol di Ciccio Baiano e Batistuta.

Nelle due partite di semifinale col Barcellona, ed è il Barcellona di Ronaldo, Figo, Stoichkov, De La Pena, Guardiola, Fernando Couto, Nadal, la dea Eupalla ma soprattutto gli arbitri ci saranno avversi: all’andata, a Barcellona, dopo una incomprensibile ammonizione comminata dall’arbitro tedesco Heynemann al diffidato Batistuta che ci priverà del Re Leone nella partita di ritorno, sul risultato di uno a uno dopo il vantaggio di Nadal ed il pareggio di Batistuta con uno dei suoi gol più belli ed emblematici della sua personalità non solo calcistica per la spavalda esultanza con cui zittisce il Camp Nou, l’ineffabile arbitro tedesco, cosa mai vista, decreta la fine della partita proprio allo scadere dei novanta mentre Spadino Robbiati sta volando a campo aperto verso la porta di Vitor Baia; al ritorno, a Firenze, lo svedese Frisk, protagonista in negativo di un arbitraggio provocatorio e a senso unico, indispettito  per la pesante contestazione del pubblico del parterre e della tribuna dopo il due a  zero  degli azulgrana a seguito delle segnature di Fernando Couto e Guardiola, calca la mano nel referto: saranno squalificati due giocatori importanti come Rui Costa ed Oliverira,  ma soprattutto  il Franchi, squalifiche  che saranno scontate con effetti rovinosi due anni dopo in coppa Uefa.

10 Aprile 1997 – Barcellona-Fiorentina 1-1 Bati zittisce il Camp Nou dopo il gol

Finisce così nella delusione una stagione che si era preannunciata invece ricca di promesse; il rapporto con Claudio Ranieri è irrimediabilmente deteriorato non solo con la Presidenza ma anche con la tifoseria e, dopo un quadriennio con una promozione e due trofei, a fine stagione avviene il divorzio.

Per il tecnico di Testaccio l’esperienza con la Fiorentina rappresenterà la rampa di lancio che lo proietterà verso una brillantissima e lunga carriera su importanti panchine nei più prestigiosi campionati europei.

1997-98 La breve stagione di Malesani e l’arrivo di Edmundo

La squadra è affidata all’emergente Alberto Malesani, proveniente dal Chievo nel quale si è fatto le ossa dopo un modesto quanto breve trascorso da calciatore portando i clivensi alla prima storica promozione in serie B e guidandoli in cadetteria per tre campionati.

Una scommessa azzeccata per il gioco brillante ed offensivo che la squadra riuscirà ad esprimere  soprattutto nelle partite con le grandi, le cosiddette “sette sorelle”, gotha di cui è parte anche la Fiorentina di Cecchi Gori, che dominano la serie A dalla metà degli anni novanta ai primi del duemila, scommessa quella di Malesani che tuttavia non avrà futuro per il rapporto conflittuale che ben presto, dopo le prime battute a vuoto della squadra, si instaurerà col Presidente, affatto incline al compromesso con Malesani, sempre sopra le righe  e portato ad intromettersi nella gestione tecnica della squadra. 

Allenatore giochista si direbbe oggi, dimostra il proprio temperamento che tanto piacerà alla curva già nella prima di campionato ad Udine con la sua corsa verso il settore viola dopo la vittoria in zona Cesarini con la tripletta di Batistuta, sempre più leader della squadra.

31 Agosto 1997 Udinese-Fiorentina 2-3 Malesani sotto la curva dei tifosi viola a fine partita

31 Agosto 1997 Udinese-Fiorentina 2-3 Malesani sotto la curva dei tifosi viola a fine partita

Tra i principali movimenti in entrata del mercato quello di Domenico Morfeo dall’Atalanta, trequartista talentuoso dotato di un raffinatissimo sinistro ma anche seconda punta, se pur ingaggiato come vice Rui Costa si ritaglierà ben presto un suo spazio da titolare mettendo a referto nella stagione ventisei presenze e cinque gol; acquistato in estate, ma disponibile solo da gennaio,  quello dell’attaccante Edmundo Alves De Souza Neto Esposito, O Animal, prelevato per 13 miliardi dal Vasco de Gama di Rio, accreditatissimo in patria dove milita nei più prestigiosi club brasiliani  nonostante il suo carattere  al limite del border line.

Edmundo

Giocatore per sua natura divisivo, croce e delizia dei tifosi col suo calcio circense, regalerà memorabili prestazioni che esalteranno la schiera dei suoi fan e non solo per l’eccezionalità delle sue giocate funamboliche ma anche per la loro cifra agonistica che talora sfiora l’incoscienza  come quando, nella sua seconda ed ultima stagione in viola nell’andata del primo turno di Coppa Uefa sul neutro di Bari, scende comunque in campo nonostante un ascesso in fronte ne deformi  orribilmente il viso, elephant man prestato al calcio; ed è sua la doppietta che suggella il 2 a 1 finale determinante per il passaggio del turno.

Ma di O Animal vanno nello stesso tempo ricordate le latitanze, da intendersi anche in senso figurato per le non infrequenti sue eclissi dal terreno di gioco dove gli succede di sparire per minuti – clamorosa quella della sua vacanza a Rio per il Carnevale di cui si dirà più avanti -,  le  intemperanze nei confronti degli allenatori nei non sporadici casi di sostituzione e nei confronti degli stessi compagni, il rapporto con  Batistuta e Rui Costa, i due veri leader della squadra, sarà tutt’altro che idilliaco nonostante condividano l’idioma dei grandi calciatori, gli eccessi individualistici nella scelta delle giocate.

Questi lati oscuri della sua personalità calcistica ed umana gli alieneranno la simpatia ed il favore di una parte altrettanto cospicua del popolo viola e forse spiegano anche, nonostante la sua valenza da top player come si usa dire oggi, anche il disinteresse nei suoi confronti dei grandi club europei: Fiorentina di Cecchi Gori esclusa, in Europa giocherà infatti soltanto nel Napoli qualche anno dopo e soltanto per mezza stagione senza lasciare traccia.

Vanno a completare la rosa i “minori” Andrea Tarozzi dal Bologna, Stefano Bettarini dal Cagliari ed il giovane Christian Amoroso proveniente dal vivaio e promosso tra i titolari dopo un campionato in serie B in prestito all’Empoli.

Lasciano invece Ciccio Baiano con destinazione Inghilterra Derby County, Lorenzo Amoruso ai Rangers di Glasgow diventandone giocatore bandiera, primo capitano cattolico nella storia del club, Daniele Carnasciali al Bologna, Massimo Orlando all’Atalanta nel quadro dell’operazione Morfeo, Giovanni Piacentini nella sessione invernale sempre alla Dea, Francesco Flachi, rientrato dal prestito di Bari ma irrimediabilmente chiuso da Batistuta, all’Ancona.

Dopo l’inizio col botto ad Udine ed il bis nella prima in casa contro il Bari con doppietta di Batistuta e gol di Kanchelskis, alla terza il 21 settembre a San Siro contro l’Inter di Gigi Simoni, la prima “dolorosa” battuta d’arresto che segnerà in parte la stagione per l’infortunio occorso ad Andrei Kanchelskis, protagonista di un brillantissimo inizio di stagione dopo il suo tribolato primo campionato in viola, massacrato da un intervento assassino di Taribo West che entra “a forbice” sui malleoli dell’ala lanciatissima lungo la linea dell’out sotto gli occhi del segnalinee, intervento neanche sanzionato con la sacrosanta espulsione dall’arbitro Cesari.

Il 2 a 3 finale, dopo che si era passati anche in vantaggio (Serena e Batistuta), fa molto male proprio per quanto occorso al russo costretto ad uscire e ad affrontare un lungo periodo di recupero; ma i suoi guai non finiranno qui perché altri infortuni ne mineranno l’integrità fisica come la rottura della rotula a seguito dello scontro di gioco con Pagliuca nello spareggio per l’accesso ai mondiali di Francia ’98.

Se ne andrà a fine stagione, con 17 presenze molte delle quali da subentrante e solo 2 gol, meteora che lascia soltanto una opaca scia di delusione.

Il cammino della squadra, dopo l’ulteriore ed inopinata battuta a vuoto alla quarta in casa con l’Empoli del giovane Spalletti, prosegue con risultati alterni ma con un gioco sempre propositivo che appaga una platea, quella fiorentina, tradizionalmente esigente.

Contro le squadre del gruppo delle “sette sorelle”, dodici partite tra andata e ritorno, cinque vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte, con le perle del 2 a 0 a San Siro col Milan (Oliveira e Morfeo), del memorabile 3 a 0 in casa con la Juve (Firicano, Oliveira e Robbiati) e del 4 a 1 all’Olimpico con la Lazio col sigillo dei quattro giocatori d’attacco (Oliveira, Edmundo, Batistuta e Rui Costa).

A gennaio arriva quindi Edmundo che Malesani impiegherà col contagocce, appena nove presenze e quattro gol, in gran parte realizzati nelle ultime di campionato, suscitando la contrarietà del Presidente già mal disposto verso il tecnico per le troppe battute a vuoto con squadre di caratura inferiore; e, nonostante un ottimo quinto posto che assicurerà l’accesso alla Coppa Uefa – ma evidentemente non  ritenuto adeguato alle ambizioni iniziali ed alle risorse profuse nella costruzione della squadra – il Presidente, già prima della fine del campionato, decide di non rinnovare l’incarico a Malesani che se ne andrà al Parma dove resterà per alcune stagioni portandolo tra l’altro alla vittoria nella Coppa Italia 1998-99 proprio contro la Fiorentina di Trapattoni.

1998-99 Vittorio cala l’asso del Trap per puntare allo scudetto ma il sogno ancora una volta svanisce: Batistuta si ferma ed Edmundo vola al Carnevale

Inizia il biennio di Trapattoni, fresco reduce dall’esperienza al Bayern, biennio che rappresenta lo zenit sportivo dei dodici anni della gestione Cecchi Gori.

La Fiorentina è a pieno titolo una delle “sette sorelle” e come tale riconosciuta pretendente al successo finale, illuminata dai gol del Re Leone – saranno 21 su 28 presenze con la straordinaria media di 0,75 gol/partita, vicecapocannoniere della serie A ad una sola segnatura dall’udinese Marcio Amoroso – e dalle preziose giocate di Edmundo e Rui Costa, il Franchi un vero fortino trascinato dall’esultanza in balaustra del vulcanico Presidente.

Vittorio Cecchi Gori sulla balaustra del Franchi

Valutato più che adeguato il reparto offensivo che potrà contare sul pieno impiego di Edmundo arrivato l’anno prima a campionato in corso, le cose ahinoi sappiamo andranno ben diversamente.

Il mercato della società si concentra soprattutto sul rafforzamento della difesa con gli importanti arrivi di Moreno Torricelli dalla Juventus – si farà perdonare la sua organica appartenenza bianconera con due campionati di altissimo livello – il roccioso centrale ceco Thomas Repka dallo Sparta Praga ed il terzino sinistro e nazionale tedesco Jorge Heinrich dal Borussia Dortmund, sicuramente su input di Giovanni Trapattoni.

Dal Barcellona, onusto di glorie e di trofei conquistati con gli azulgrana nel corso di una militanza di oltre trecento partite, arriva Guillermo Amor che, ormai avviato nella fase discendente della sua carriera, resta ai margini della squadra. Nei suoi due anni di permanenza in viola che coincidono con quelli del Trap scende in campo solo in 24 occasioni senza segnare un gol.  E’ semmai ancora ricordato per il rigore fischiato contro di lui a Perugia, in verità visto solo dall’arbitro Graziano Cesari, sì proprio lui, lo stesso che l’anno prima aveva graziato a San Siro Taribo West, rigore concesso al 5° minuto di recupero che fissa il risultato sul 2 a 2 sottraendo alla Fiorentina due preziosi punti.

Lasciano l’ottimo Michele Serena che si accasa per una stagione all’Atletico Madrid, il deludente Kanchelskis che non rientra nel progetto tecnico del nuovo allenatore e raggiunge Lorenzo Amoruso ai Rangers di Glasgow e Domenico Morfeo che nella sessione invernale viene ceduto al Milan.

Il campionato inizia col botto con quattro vittorie consecutive e l’acuto di San Siro alla terza giornata col 3 a 1 rifilato al Milan grazie alla tripletta di Batistuta, e solo la sfortuna impedirà di inanellare il quinto successo contro la Roma all’Olimpico sabato 17 ottobre dove i viola escono incredibilmente battuti per 2 a 1 dopo una partita dominata, in vantaggio  per due terzi di gara  grazie al gol di Batistuta alla mezz’ora, buttando al vento più di una favorevolissima occasione per chiudere la partita,  superati soltanto in zona Cesarini da uno sconcertante uno due giallorosso all’89 e al ’90.

E in quello stesso infelice pomeriggio Edmundo, richiamato da Trapattoni in panchina al 73° per far posto a Spadino Robbiati, si lascia andare ad uno dei suoi famosi scatti d’ira, che danno conto del soprannome, mandando platealmente a quel paese l’allenatore cui rivolge il suo sguardo furente quasi a volerlo fulminare.

Dopo la disgraziata sconfitta dell’Olimpico il cammino dei viola prosegue spedito nonostante le tre sconfitte in trasferta a Parma, Piacenza e Roma con la Lazio grazie ad una serie di vittorie delle quali memorabile quella contro la Juve al Franchi nella notturna del 13 dicembre col gol di Batistuta che batte Peruzzi di testa su cross dalla sinistra di Oliveira facendosi beffa del controllo di Tudor per poi correre verso la bandierina esultando col gesto della mitraglia.

13 Dicembre 1998 Fiorentina-Juventus 1-0 L’esultanza di Bati dopo il gol

Alla fine del girone di andata si è campioni d’inverno con 35 punti, esito di 11 vittorie 2 pareggi e 4 sconfitte, Lazio e Parma appaiate al secondo posto a 3 punti e Milan al quarto posto a cinque punti. La statistica alimenta l’entusiasmo della tifoseria certificando che il titolo di campione d’inverno è platonico sino ad un certo punto in quanto nella maggior parte dei casi la squadra che ha svoltato in testa al giro di boa è poi riuscita a cucirsi sul petto lo scudetto.

Il Re Leone poi appare inarrestabile: nel girone di andata 17 gol in altrettante partite proiettato a battere lo storico record dei 33 gol di Valentin Angelillo nei campionati a 18 squadre.

Nonostante le dichiarate ambizioni della società per l’obbiettivo massimo ora alla portata grazie al primato in classifica alla fine del girone di andata che si consolida nelle prime due giornate del ritorno con le vittorie ad Empoli ed in casa col Vicenza entrambe con un perentorio tre a zero, la sessione invernale del mercato è deludente: arriva dall’Empoli il solo Ficini quando erano sul mercato gli juventini Conte e Di Livio in rotta con Lippi, innesti che avrebbero arricchito la rosa un po’ corta  proprio nel settore di centrocampo garantendo ben altro apporto alla causa nella fase decisiva della stagione.

Alla ventesima di ritorno, è il 7 febbraio, la squadra lanciatissima e salda in testa al campionato, tutto l’ambiente viola e la città al diapason dell’entusiasmo, arriva al Franchi il Milan di Zaccheroni.

La partita, bloccata sullo 0 a 0, sta volgendo al termine; un lancio dalle retrovie trova Batistuta sulla sinistra in campo aperto, situazione che consente al Re Leone di stringere pericolosamente verso la porta rossonera e battere a rete per mettere ancora una volta il suo sigillo su un’altra vittoria. Ma improvvisamente Bati interrompe la sua corsa saltellando su una gamba prima di stramazzare sul prato; un colpo subito in un precedente contrasto di gioco con Bierhoff gli ha procurato una distorsione al ginocchio che lo terrà fermo per alcuni turni privando la squadra del suo giocatore più carismatico e decisivo.

Ma i guai di quella domenica pomeriggio non finiscono con l’infortunio a Bati uscito in barella dal campo. Si viene infatti a sapere che Edmundo, che ha giocato una partita irritante, è all’aeroporto con in tasca un biglietto destinazione Rio de Janeiro per partecipare all’imminente Carnevale, pare con l’avallo della società che nel contratto ha accettato una clausola che concede al giocatore tale facoltà.

Trapattoni si ritrova quindi in un colpo solo senza il suo bomber e senza il giocatore capace con i suoi estri di poter risolvere le partite impossibili, dovendo affidarsi per l’attacco ai soli Oliveira, tra l’altro reduce da un infortunio, e Carmine Esposito.

Con Batistuta fermo ai box alle prese del recupero ed Edmundo al Carnevale che sfila ballando sui carri delle scuole di samba al Sambodromo di Rio, la Fiorentina rallenta la sua corsa perdendo la testa della classifica e nelle quattordici restanti partite subirà ben 6 sconfitte. I due torneranno, O Animal giocherà ancora qualche partita per tornarsene a fine stagione in Brasile senza lasciare troppi orfani, ma non sarà più la stessa cosa.

Edmundo al carnevale di Rio Febbraio 1999

Lo scudetto andrà al Milan di Zaccheroni e la Fiorentina sarà solo terza preceduta anche dalla Lazio, piazzamento che varrà comunque l’accesso alla Champions League.

Di rilievo la partecipazione in Coppa Italia nella quale il Trap porta la squadra in finale dove, se pur imbattuti nelle due gare di andata e ritorno, si deve cedere al Parma dell’ex Malesani per la regola dei gol in trasferta, mentre in Coppa Uefa la squadra si ferma al terzo turno per il disgraziato tre a zero a tavolino nel ritorno col Grassophers sul campo di neutro di Salerno, a seguito dello strano episodio della bomba carta lanciata sul terreno di gioco da un tifoso salernitano.

1999-2000 LA SOCIETA’ PROFONDE LE ULTIME RISORSE PER CORONARE IL SOGNO DI VITTORIA – ALLA FINE ANCORA SOLO DELUSIONI CHE L’ADDIO DEL RE LEONE ACUISCONO – MA QUANTI RIMPIANTI IN CHAMPIONS …

E’ l’anno della Champions che la Fiorentina affronta per la prima volta nella sua nuova formula più aperta ed articolata istituita agli inizi degli anni novanta in sostituzione della storica Coppa dei Campioni.

Si deve attrezzare adeguatamente la squadra per affrontare le due impegnative competizioni; la proprietà ne è consapevole ed opera conseguentemente sul mercato compiendo il massimo sforzo finanziario della sua gestione che sarà presto pesantemente scontato, senza badare a spese, con l’acquisto di giocatori dai nomi altisonanti, soprattutto attaccanti in sintonia con l’indole e i gusti calcistici del Presidente, il cui rendimento tuttavia sarà alla fine molto inferiore alle iniziali aspettative.

Alcuni più attenti osservatori, andando controcorrente, la criticheranno proprio perché eccessivamente sbilanciata sul reparto offensivo.

Arrivano infatti Enrico Chiesa dal Parma per circa 15 milioni (30 miliardi delle vecchie lire di allora),  Predrag Mijatovic dal Real Madrid per 12 milioni, accolto con entusiasmo dai tifosi per essere stato il giustiziere della Juve nella finale di Champions nella finale del 20 maggio 1998 all’Amsterdam Arena, e ancora dal Parma per 3 milioni il navigato argentino Abel Balbo.

    Enrico Chiesa            Predrag Mijatovic                                                                         Abel Balbo

Chiesa escluso, che dopo un primo campionato senza infamia e senza lode è artefice di una grande seconda stagione che avrebbe sicuramente ripetuto nella successiva se un grave infortunio non lo avesse definitivamente messo fuori  gioco per tutto il resto della stagione (e chissà quale poteva essere col genovese in campo il destino di quell’infelice campionato concluso con la seconda retrocessione della gestione Cecchi Gori), gli altri due si riveleranno di fatto  degli ex deludendo, in particolare il montenegrino sul quale si nutrivano molte aspettative soprattutto per le partite in Champions dove invece realizza una sola rete trasformando il rigore che decide l’andata al Franchi col Valencia: 42 presenze in tre anni e solo 4 gol in serie A per l’ex madridista, 19 presenze ed appena  3 reti nell’unica sua stagione a Firenze per l’argentino, ma 4 segnature messe a referto nelle 10 partite disputate in Champions.

Tra gli altri arrivi gli onesti difensori Alessandro Pierini e Daniele Adani rispettivamente da Udinese e Brescia, il mediano Fabio Rossitto dal Napoli, titolare in Champions nella storica vittoria contro l’Arsenal a Wembley, in ritardo di un anno “soldatino” Di Livio che giocherà in viola per cinque stagioni diventando capitano nel 2001 e rimanendo anche in C2 dopo il fallimento, il centrocampista Mauro Bressan dal Bari che trova il suo momento di gloria proprio in viola con lo spettacolare gol che apre le segnature del 3 a 3 casalingo col Barcellona nell’ultima partita della prima fase a gironi, una rovesciata “intera” rara a vedersi anche perché effettuata ben fuori l’area di rigore, prodezza che consegna l’anonimo Bressan alla storia del calcio come autore di uno dei più bei gol di sempre.

2 Novembre 1999 Fiorentina-Barcellona 3-3 La rovesciata di Bressan

Salutano Luis Lulù Oliveira che torna al Cagliari dopo 3 anni in viola nei quali guadagna un affetto che dura tutt’oggi, Anselmo “Spadino” Robbiati che si trasferisce a Napoli in serie B, 6 stagioni a Firenze con 200 presenze e 36 gol, pupillo di Vittorio, “dodicesimo” titolare in qualsiasi rosa si trovi a far parte con la sua straordinaria capacità di spaccare le partite al loro spirare da subentrante, perfettamente a suo agio in quella zona Cesarini che amplifica a dismisura l’esultanza dei tifosi,  con assist e gol determinanti che ancora si ricordano, il diligente e affidabile difensore Giulio Falcone dopo tre stagioni a Firenze con 107 presenze e 1 gol che va a vestire il rossoblù sotto le  Due Torri.

La squadra, tutt’altro che brillante in campionato a riprova di un mercato non indovinato per sostenere il doppio impegno nonostante l’entità degli investimenti, solo un settimo posto con 51 punti, ultima delle “sette sorelle”, 13 vittorie, 12 pareggi e 9 sconfitte, che assicurerà comunque la qualificazione al 1° turno di Coppa Uefa, scriverà invece delle pagine memorabili in Champions.

Risolto il preliminare coi polacchi del Widzew Lodz con vittorie in trasferta e in casa per un complessivo 5 a 1, supererà la prima fase a gironi da seconda dietro il Barcellona eliminando l’Arsenal e gli svedesi dell’Aik, decisiva la mitica vittoria di Wembley col gran gol di Batistuta e le miracolose parate di Francesco Toldo, sconfitti solo dal Barcellona al Camp Nou alla prima.

27 Ottobre 1999 Arsenal-Fiorentina 0-1 L’esultanza di Bati dopo il gol

Nella seconda fase troviamo oltre ai Girondins di Bordeaux, i campioni uscenti del Manchester United di sir Alex Ferguson ed il Valencia condotto dall’argentino Hector Raul Cuper, dove milita l’aretino Amedeo Carboni e che raggiungerà addirittura la finale nella quale dovrà inchinarsi al Real Madrid.

L’avvio è scintillante e foriero di tante belle speranze; dopo le prime tre partite del turno di andata la Fiorentina si trova in testa alla classifica con sette punti grazie a due franche vittorie in casa con Manchester United e Valencia inframezzate dal pareggio a reti bianche di Bordeaux dove resta il rammarico della grande occasione capitata in avvio di partita che Enrico Chiesa spreca con un maldestro sinistro non degno di lui.

Ma è al Mestalla di Valencia il 7 marzo del 2000 ad appena sei giorni dalla vittoria in casa con gli stessi valenzani che la Fiorentina pregiudica il passaggio del turno e la qualificazione ai quarti.

In uno stadio infuocato con un tifo incessante che da tutti i settori sospinge i Murciélagos, la Fiorentina tiene bene il campo avendo anche opportunità per pareggiare il gol del rumeno Ilie che al 35° del primo tempo trafigge Taglialatela, nell’occasione titolare per l’indisponibilità di Toldo, pareggio raggiunto all’inizio dell’extra time su calcio da fermo di Rui Costa.

Ma l’arbitro tedesco Krug, con una decisione quanto meno fiscale, annulla per un fuorigioco di Batistuta incredibilmente giudicato attivo; dall’ 1 a 1 che avrebbe messo in cassaforte il passaggio ai quarti, nel volgere di pochi secondi come succede nel calcio, si passa allo 0 a 2 finale dopo il rigore assegnato agli spagnoli su un’azione di contropiede.

La sconfitta del Mestalla impone alla Fiorentina di fare il miracolo all’Old Trafford nel turno successivo, miracolo che non si compie: 3 a 1 il finale a favore dei Red Devils nonostante il vantaggio iniziale con il solito gran gol del Re Leone.

Passeranno Manchester United e Valencia che nell’ultimo turno non si faranno male bastando ad entrambe uno 0 a 0 per qualificarsi.

La stagione si concluderà amaramente con la cessione di Batistuta alla Roma per 70 miliardi.

Con la tripletta al Venezia nella sua ultima partita in maglia viola (in campionato saranno 23 i suoi gol in serie A ad una rete dal capocannoniere Andriy Schevchenko) fa a tempo a porsi in cima alla classifica dei marcatori della Fiorentina di ogni tempo nel campionato di serie A, anche se alcune attendibili statistiche lo vedono ancora secondo dietro a Kurt Hamrin, per non considerare che ai tempi di “Uccellino”, secondo un più rigido criterio, le  palle che finivano in porta su tocchi anche ininfluenti dei difendenti venivano refertate come autoreti.

Le sue lacrime nel dopo partita confermano le voci della sua partenza che da giorni agitavano l’ambiente gettando nello sconforto una tifoseria incredula al solo immaginare che il proprio centravanti, forse il più grande dell’ultimo decennio del secolo, dopo ben nove anni di permanenza in viola, maggior merito della gestione sportiva Cecchi Gori che a ben pensare ha del miracoloso, possa giocare e segnare con un’altra maglia.

L’addio del Re Leone è il primo segno dell’inarrestabile declino di Cecchi Gori e del suo Gruppo imprenditoriale che di lì a poco travolgerà la Fiorentina, e non solo sul piano sportivo.

2000-2001 IL BREVE “PRINCIPATO” DELL’IMPERATORE – SI ALZA LA COPPA ITALIA MA ALL’ORIZZONTE SI ANNUNCIA LA TEMPESTA

La Fiorentina orfana di Batistuta è affidata al turco Fatih Terim, l’Imperatore, che arriva carico di suggestioni e con la fama di vincente per le ripetute vittorie in campionato e in coppa nazionale sulla panchina del Galatasary, oltre la storica vittoria nella coppa Uefa di quello stesso anno contro l’Arsenal di Arsène Wenger celebrato a Istanbul con un vero e proprio trionfo dell’Imperatore e dei suoi Leoni del Bosforo.

Fatih Terim

Il ridimensionamento è evidente ed è testimoniato dai nuovi arrivi di profilo più basso, primo fra tutti il centravanti lusitano Nuno Gomes, reduce da un buon europeo.

Giocatore di buona tecnica e dalle movenze eleganti ma dal temperamento algido, schiacciato dall’ingrato impossibile compito di sostituire Batigol, non diventerà mai un beniamino della curva.

Nelle sue due stagioni a Firenze metterà insieme 65 presenze e 20 gol, alcuni dei quali importanti come quello del pareggio al Franchi contro il Parma nella finale di ritorno di Coppa Italia che, dopo la vittoria nell’andata al Tardini, assicurerà la conquista della sesta ed ultima Coppa Italia della storia della Fiorentina.

Con le partenze di Jorge Heinrich, Aldo Firicano, Pasquale Padalino, Guillermo Amor, Abel Balbo, vanno ad integrare la rosa gli arrivi del terzino Paolo Vanoli e del centrale Saliou Lassissi dal Parma, dell’esterno destro Marco Rossi dalla Salernitana, del mediano brasiliano Amaral dal Benfica, dell’attaccante brasiliano Leandro Amaral dal Portoguesa, mentre è promosso tra i titolari il difensore centrale Emiliano Moretti prodotto del vivaio destinato ad una buona carriera lontano da Firenze.

Dopo un inizio balbettante la squadra, trascinata da un grande Rui Costa e da un efficacissimo Enrico Chiesa che segnerà con frequenza e regolarità, entrata in sintonia col nuovo allenatore ed il suo calcio aggressivo ed offensivo,  si riprende nella seconda parte del girone di andata con una serie di eccellenti prestazioni battendo in casa le due milanesi, i rossoneri con un memorabile quattro a zero con reti di Nuno Gomes, Cois, Chiesa e Rui Costa (Milan che  poi viene anche eliminato in Coppa Italia nel doppio confronto che ci apre la porta della finale).

Dopo alcuni risultati negativi ultimo dei quali il pareggio interno col Brescia, il tecnico è sfiduciato dal Presidente le cui fragorose intromissioni nella gestione tecnica della squadra sono mal sopportate da Terim, che da parte sua non manca di personalità se pur limitato nelle sue esternazioni dalla scarsa conoscenza della lingua italiana, accusato anche dall’incontenibile Presidente di aver già in tasca un accordo col Milan.

Il conflitto deflagra nella agitata società di quei mesi portando anche alle dimissioni di Giancarlo Antognoni dopo una furibonda lite in diretta televisiva col direttore generale Mario Sconcerti da poco entrato nell’organigramma della Fiorentina.

Dopo la sconfitta di Bari, la squadra è affidata a Roberto Mancini, alla sua prima esperienza da allenatore, che siede sulla panchina viola dalla 22^ giornata con una deroga speciale concessa dalla Federcalcio in quanto privo del patentino di allenatore di prima categoria.

Quattro vittorie, quattro pareggi e cinque sconfitte nelle tredici partite di campionato sotto la sua guida tecnica che significano alla fine un mediocre nono posto in classifica, a nulla valendo il superiore rendimento di Rui Costa, 29 partite e 6 gol, indiscutibile leader della squadra e nuovo capitano, e di Enrico Chiesa, 30 partite e 22 gol, sul podio dei cannonieri di quel 2000-2001 dietro Hernan Crespo e Andriy Schevchenko.

Deludente la partecipazione in Coppa Uefa dove si è eliminati al primo turno settembrino dal modesto Tirol Innsbruck, che all’andata in Tirolo prevale con un secco 3 a 1 (solo un pareggio per 2 a 2 nel ritorno in casa).

La turbolenta stagione è riscattata solo in parte dalla vittoria in Coppa Italia; il nostro torneo inizia dagli ottavi nei quali si supera la Salernitana ( 5 a 0 in trasferta e 3 a 1 in casa), continua  nei quarti col Brescia (un tennistico 6 a 0 in casa rende inutile la successiva vittoria delle Rondinelle al Rigamonti per 3 a 1), approdando alla finale dopo aver superato il Milan nella doppia semifinale (2 a 2 nell’andata a San Siro ed il già ricordato 2 a 0 nel ritorno al Franchi con gol di Rui Costa e Chiesa).

In finale dopo due anni ci ritroviamo ancora il Parma ora nelle mani di Renzo Uliveri subentrato ad Alberto Malesani dopo l’interludio di soli tre turni di campionato di Arrigo Sacchi non più capace di sostenere lo stress della panchina, ma questa volta Eupalla arride ai viola e ci aggiudichiamo la Coppa soprattutto grazie all’1 a 0 del Tardini col gol poi rivelatosi decisivo di Paolo Vanoli, bastando nel ritorno del 13 giugno al Franchi il pareggio in rimonta per merito di Nuno Gomes.

13 Giugno 2001 Fiorentina-Parma 1-1 Rui Costa alza la sesta Coppa Italia

E’ l’ultimo trofeo messo in bacheca, un digiuno di vittorie che dura ormai da venticinque come mai successo nella centenaria storia della Fiorentina.

Ma è una vittoria che sa di effimero; il futuro è oscuro, nel cielo viola si addensano cupe nuvolaglie che nulla di buono fanno presagire se non lo scatenarsi della tempesta.

E ancora una volta la cartina di tornasole è la gestione sportiva: si fanno infatti sempre più insistenti le voci di una cessione di altri due big, Francesco Toldo e Manuel Rui Costa, due “giganti” della storia viola, voci che di lì a poche settimane troveranno purtroppo conferma.

2001-2002 L’ANNO DELL ’ ”APOCALISSE VIOLA”

Si chiude nel modo più drammatico l’era Cecchi Gori, sul piano sportivo con la retrocessione, su quello societario con la mancata iscrizione al campionato di serie B dopo la telenovela del fax dalla Colombia con la richiesta fidejussione mai prodotta e successivamente con la dichiarazione di fallimento.

E’ la stagione nella quale ricorre il 75^ anniversario della fondazione della Fiorentina, precedente che in questo tribolatissimo 2025-2026 per tanti mesi ci ha fatto tremare di giorno e non dormire la notte.

Imposta dall’esigenza imperativa di rimpinguare le casse della società drenate dal Socio a favore di altre società del Gruppo, la campagna acquisti/cessioni impoverisce ulteriormente e drasticamente la rosa soprattutto per qualità.

Dopo una militanza rispettivamente di otto e sette anni lasciano la Fiorentina Francesco Toldo per l’Inter e Manuel Rui Costa per il Milan al seguito di Fatih Terim, cessioni eccellenti che faranno affluire nelle casse della società oltre 130 miliardi di vecchie lire, che non saranno tuttavia sufficienti a far fronte al dissesto finanziario già in atto.

Nell’era del dopo Giuliano Sarti, quella della quale siamo stati diretti testimoni, il portiere padovano è da collocare senz’altro sul podio (non si fanno nomi per non far torto ad altri magnifici numeri uno che hanno contribuito a tenere viva la tradizione dei grandi portieri che ha distinto la storia Fiorentina).

Il portoghese, rimasto nel cuore dei tifosi e della città anche per la sua signorilità, rientra a pieno titolo nella élite dei “numeri dieci”, giocatore elegante e ad un tempo efficace, in grado a centrocampo di declinare ogni parte, dalla regia alla rifinitura, todocampista ante litteram, dotato anche di una buona capacità realizzativa soprattutto se confrontata con la sterilità dei centrocampisti di oggi, saranno infatti 50 in complessive 277 partite in maglia viola i gol che metterà a referto.

Partono anche il coriaceo ed affidabile difensore centrale ceco Thomas Repka destinazione Londra West Ham United, Mauro Bressan al Venezia, e dopo appena una stagione in viola, gli irrilevanti Leandro Amaral che se ne torna in Brasile al Gremio e Saliou Lassisi di nuovo al Parma per fine prestito.

Sul fronte degli acquisti i nomi in sé danno conto dell’entità del ridimensionamento: il compianto Alexander Manninger, uno tra i pochi a salvarsi nonostante le 39 reti al passivo in 24 presenze in serie A, il navigato Maurizio Ganz mestierante del gol ora dalle polveri bagnate (appena 2 reti in  15 presenze), il centrocampista Roberto Baronio, ex enfant prodige, oltre ad una serie di veri e propri carneadi dei quali non si ricordano nemmeno i volti (processo di rimozione?),  per lo più prelevati dalle serie inferiori, quali Mirko Benin, Marco Franceschetti, Georgios Vakouftis e certo Ezequiel Gonzalez, argentino acquistato dal Rosario Central, che pure scese in campo 19 volte segnando un gol a Bologna alla 10^ di ritorno, ultimo risultato utile (1 a 1) prima che la squadra entrasse nel tunnel di ben sette sconfitte consecutive dalla 11^  di ritorno sino alla fine del campionato.

Benin, Franceschetti, Vakouftis e Gonzalez

Nella sessione invernale del mercato si ottiene dall’Inter il prestito del giovane centravanti brasiliano Adriano Leite Ribeiro, anch’egli detto l’Imperatore, allora considerato nel ruolo uno dei prospetti più talentuosi al mondo, destinato di lì a breve ad ingrossare invece la nutrita schiera dei campioni mancati.

Con i suoi 6 gol in 15 partite e prestazioni all’altezza sul piano individuale non riesce tuttavia ad incidere più di tanto sulle sorti di un campionato già compromesso; nel girone di ritorno i punti totalizzati saranno addirittura meno (8) rispetto a quelli dell’andata (14) soprattutto per l’incredibile serie negativa di sette sconfitte consecutive nel finale di campionato.

La stagione inizia male il 19 agosto in Supercoppa italiana con la pesante sconfitta per 0 a 3 all’Olimpico con la Roma e continua peggio in campionato dove alla prima il 26 agosto, si celebra il 75^ dalla fondazione giocando con l’inquartato bianco rosso in omaggio ai colori portati in dote da Club Sportivo e  Libertas, le due storiche compagini fiorentine all’origine con la loro fusione dell’Associazione Calcio Fiorentina, il Chievo dei miracoli di Luigi Delneri si impone per 2 a 0, ma soprattutto alla quinta in casa col Venezia quando, dopo altre due sconfitte a San Siro col Milan (2-5) e all’Olimpico  con la Roma (1-2), per un grave infortunio al ginocchio si perde per tutta la stagione Enrico Chiesa, lanciatissimo in quell’avvio di stagione con cinque gol all’attivo in altrettante partite.

Chissà se con il genovese in campo l’esito sportivo di quel disastroso campionato 2001-2002 potesse essere diverso.

La Fiorentina navigherà costantemente nel fondo classifica, finendo al penultimo posto davanti al solo Venezia, raccogliendo appena 22  punti con 5 vittorie, sette pareggi e ben 22 sconfitte, minor numero di gol attivo (29), maggior numero di gol al passivo (63), peggior differenza reti del campionato (-34), risultando vani tanto il tesseramento a gennaio di Adriano che i successivi avvicendamenti alla guida tecnica con Ottavio Bianchi che subentra a Mancini dalla 19^ giornata ed ancora con Luciano Chiarugi, “vecchia gloria” viola sempre disponibile a rendersi utile alla causa anche nei momenti più critici, dalla 30^.

In coppa Uefa, dopo aver superato il Dnipro ed il Tirol Innsbruck, la Fiorentina è eliminata al terzo turno dai francesi del Lille, sconfitta tanto all’andata in casa che al ritorno.

Anche l’organigramma della società è sconvolto dal precipitare degli eventi: Vittorio si defila succedendogli nella carica di Presidente, a stretto giro, prima il fido Ugo Poggi e poi lo stesso Ottavio Bianchi, mentre si rincorrono le voci di una cessione della società ad improbabili acquirenti e cordate fantasma.

Siamo quindi alle tumultuose settimane dell’estate 2002 nelle quali pur tuttavia si ritrovano le fondamenta della rinascita: la squadra è retrocessa ed esclusa dalla partecipazione al campionato cadetto, la tifoseria scende in piazza per manifestare contro Cecchi Gori e spingerlo ad una cessione della società, sul futuro della Fiorentina grava la più buia incertezza,  ma il 1° agosto, subito dopo che il Consiglio Federale ha radiato l’AC Fiorentina,  presso lo studio del notaio Cavallina si costituisce per opera del sindaco Dominici la Fiorentina 1926 Florentia, poi rilevata dai fratelli Della Valle e rinominata Florentia Viola.

E’ l’inizio del rilancio del calcio a Firenze, un rilancio che si rivelerà non privo di difficoltà, e dell’era Della Valle, con i suoi diciassette anni la più lunga della storia della Fiorentina.

2002-2003 LA C2, LE TRASFERTE FUORI PORTA E I GOL DI RIGANO’

E’ la stagione della Florentia Viola che, quale erede sportiva dell’A.C. Fiorentina estinta in quanto fallita, viene eccezionalmente ammessa al campionato di C2 quando invece avrebbe dovuto ripartire dai dilettanti.

Si accende la polemica per il trattamento riservato alla nuova Fiorentina che monterà ulteriormente la stagione successiva dopo l’ammissione diretta al campionato di serie B saltando la C1, polemiche che contribuiranno a portare al varo da parte della Federazione del cosiddetto lodo Petrucci proprio per disciplinare sul piano sportivo le situazioni susseguenti il fallimento delle società professionistiche.

Si riparte veramente da zero ed immane è il lavoro della nuova dirigenza con al vertice il Presidente ing. Gino Salica, manager di fiducia dei Della Valle: mancano sede, struttura, qualsivoglia genere di materiale ed attrezzatura, dalla cancelleria ai palloni e alle maglie.

Gino Salica

Direttore sportivo e responsabile dell’area tecnica è l’ex viola Giovanni Galli cui è affidato il compito di allestire nel giro di poche settimane (la prima di campionato sarà il 9 settembre ad Arezzo contro la Sangiovannese) una rosa vincente.

Il lavoro di Galli, facilitato dalle eccezionali disponibilità finanziarie della società per le esigenze e gli standard di un campionato di C2, è un cantiere continuo con oltre venti giocatori ingaggiati nella sessione estiva tra prestiti ed a titolo definitivo, per la Florentia ridotta al solo mese di agosto, ed una decina nella sessione invernale.

Il colpo del mercato è il centravanti Christian Riganò, prelevato con una felicissima intuizione dal Taranto, che sarà il protagonista assoluto della stagione con i suoi 30 gol così come di quella successiva in cadetteria. Christian fa breccia nel cuore della tifoseria non solo per le sue qualità di attaccante ma anche per la sua pregressa storia personale così lontana dallo stereotipo del calciatore di successo cui siamo assuefatti, “Riganò, Riganò! Era un bravo muratore adesso è il nostro goleador” gli canta la curva con un coro intriso di affetto e al tempo stesso di ironia.

Arriva nel calcio che conta in età matura anche, come si racconta, per essere stato trattenuto oltre modo nella squadra di Lipari, che gli ha dato i natali, per assecondare le ambizioni calcistiche dei tifosi isolani.

Centravanti di buona tecnica ed abilissimo nel gioco di testa, nonostante la mole col suo metro e novanta per novantaquattro chili, possiede la più preziosa delle doti per un attaccante ovvero la velocità di esecuzione dipendente più che da una rapidità di base dall’esattezza del primo controllo prima della battuta a rete.

Christian Rigano’

Nel decennio 1996-2006 che inizia sotto la stella dell’incommensurabile Batistuta e si conclude sotto quella di un altro grande centravanti come Luca Toni, Riganò, per quanto ha dato, resterà senz’altro nella storia della Fiorentina degno trait d’union tra i due maggiori.

Accettano di scendere in C2 tra i semiprò pur di giocare a Firenze calciatori dall’onesta carriera nelle serie professionistiche, non tutti però offriranno un rendimento all’altezza delle aspettative, come i difensori centrali Giuseppe Baronchelli e Roberto Ripa, il secondo si rivelerà uno degli elementi più positivi con 31 presenze e 4 gol, il terzino Martino Traversa, i centrocampisti Raffaele Longo, Claudio Bonomi e Riccardo Maspero.

Arriva in prestito dal Torino il diciannovenne Fabio Quagliarella che, chiuso dall’indiscutibile ed inarrestabile Riganò che avrà come partner d’attacco il più funzionale Felice Evacuo, se ne tornerà al Torino a gennaio per spiccare poi il volo verso una luminosa e longeva carriera che lo porterà anche in Nazionale, con i suoi 182 gol, quattordicesimo nella classifica dei marcatori di serie A di tutti i tempi buona parte dei quali, ahinoi, fatti proprio alla Fiorentina.

Da segnalare l’arrivo a gennaio dalla Reggiana di Luca Ariatti, eclettico centrocampista impiegato anche come terzino ed esterno; unisce il proprio destino a quello della Fiorentina sino al primo campionato di serie A diventandone anche il capitano.

La città e la tifoseria nonostante il trauma della C2 e l’eclissi dal calcio che conta di cui Firenze e la Fiorentina avevano fatto la storia, dimostrano uno spirito eccezionale rimanendo vicini alla squadra con la sottoscrizione di 17 mila abbonamenti e seguendola sempre nelle trasferte, spesso a corto raggio nel vicino contado, con veri e propri esodi, memorabile quello di Gubbio dove per consentire la regolare disputa  della partita i tifosi si ritroveranno con le pale in mano a liberare il terreno di gioco, privo di protezioni, dalla neve copiosamente ed inaspettatamente caduta in quella domenica di un marzo già inoltrato.

La guida tecnica è affidata all’esordiente Pietro Vierchowod che non ha fortuna: nonostante la caratura della squadra, le prestazioni ed i risultati dell’avvio sono tutt’altro che brillanti e dopo la sconfitta di Grosseto, preceduta dalla sconfitta e dal pareggio l’una e l’altro tra le mura amiche del Franchi rispettivamente col concorrente Rimini ed il Poggibonsi, alla nona di andata, il “russo” sarà esonerato e sostituito dal più esperto Alberto Cavasin.

L’avversario è appunto il Rimini che a lungo contende il primato alla Fiorentina; lo scontro diretto alla settima di ritorno lunedì 24 febbraio 2003 è a favore della Florentia Viola che si impone autorevolmente per due a zero con gol di Riganò e del neo acquisto Bismark.

Da qui una marcia trionfale che darà alla Florentia Viola il primato con 70 punti frutto di 20 vittorie, 10 pareggi e quattro sconfitte (la Florentia Viola di Cavasin subirà solo due sconfitte entrambe in casa ad opera di Montevarchi alla 12^ Gualdo Tadino alla 21^) ed undici punti di vantaggio sullo stesso Rimini che attraverso i play off guadagnerà poi la promozione.

Tra i protagonisti, oltre al capocannoniere Riganò, al capitano Di Livio rimasto a Firenze in C2 ed al portiere Ivan, ricordiamo, anche per numero di presenze, i difensori Minieri e Guzzo, il centrocampista Nicodemo ed i già citati Evacuo, Longo, Ripa, Traversa.

2003-2004 All’ULTIMO TUFFO MA DOPO DUE ANNI DI PURGATORIO E’ ANCORA SERIE A

Dopo dieci anni di nuovo un campionato in cadetteria allargato a 24 squadre (46 partite di calendario numero mai raggiunto in nessuna categoria nella storia del calcio italiano)  in relazione al cosiddetto “caso Catania” che portò all’annullamento delle retrocessioni della precedente stagione e nel quale la squadra è eccezionalmente ammessa per i suoi trascorsi sportivi e per il bacino di utenza suscitando le proteste di altri club che rivendicavano il loro diritto alla serie B; ma va detto che il trattamento riservato alla società viola, nell’imminenza del lodo di Petrucci, è da leggere nel senso di un giusto risarcimento in considerazione dei pesanti effetti sportivi subiti a seguito del fallimento, effetti che con l’entrata in vigore delle nuove norme, ormai nell’aria, non avrebbero più colpito tanto duramente i club professionistici con particolari meriti sportivi, il “caso Fiorentina” rimanendo un unicum.

Nel frattempo, con l’acquisizione dal fallimento del marchio, dei colori sociali, dei trofei e dei titoli sportivi la Florentia Viola è ridenominata ACF Fiorentina venendo così meno l’ossessione di una continuità con la vecchia Fiorentina e di eventuali iniziative aggressive dei creditori nei confronti del nuovo soggetto.

E qui non possiamo non ricordare, facciamo un passo indietro di un anno, una pagina non bella dei primi mesi della gestione Della Valle che ci riporta ad una grigia domenica, è il 12 gennaio 2003  – 2^ di ritorno – ospite al Franchi la Sangiovannese, quando, all’indomani della scomparsa del grande Julinho (e qui l’abusato aggettivo ci sta tutto e non basta), né la società né le istituzioni cittadine trovano il modo e le forme  per onorare un campione che oltre la dimensione sportiva appartiene ormai alla storia della città, colpevole omissione che si consuma nel più assordante dei silenzi rotto soltanto dallo speaker che annuncia ad un pubblico esterrefatto le formazioni di due squadre di C2.

Fiorentina- Vicenza 2-0 – 25/03/1956 – Julinho ubriaca gli avversari

Si riparte con Cavasin ed una rosa profondamente rinnovata e ritenuta attrezzata per il ritorno in serie A, obbiettivo considerato ampiamente alla portata tanto più che il riassetto dei campionati maggiori varato dalla Figc prevede quell’anno per la serie B ben cinque promozioni ed un’eventuale sesta all’esito di un inedito spareggio interdivisionale tra la quart’ultima della serie A e la sesta della serie cadetta; e sarà proprio lo spareggio quell’”ultima spiaggia” che consentirà alla Fiorentina il ritorno in serie A.

Tra gli arrivi di maggior spicco nella sessione estiva quelli del portiere argentino Sebastian Cejas dall’Ascoli (titolare in tutte e 46 le partite di calendario), dei terzini Christian Maggio dal Vicenza artefice poi di una importante carriera che lo porterà anche a vestire l’azzurro della nazionale maggiore per 34 volte, e Gianluca Comotto dal Torino, trasferito alla Reggina nella sessione invernale tornerà alla Fiorentina nel 2008 per giocarvi tre stagioni, il difensore centrale Alessandro Lucarelli dal Brescia, l’esterno di origini ivoriane Christian Manfredini, già affermatosi nel Chievo Verona, in prestito dalla Lazio, solo 10 presenze ed un gol perché a gennaio sarà girato al Perugia dove si ritroverà avversario proprio della stessa Fiorentina nel doppio spareggio di giugno che assegnerà la sesta promozione nella massima serie.

La serie B si rivela molto più ostica di quanto immaginato ed il procedere dei viola è quanto mai incerto: solo alla sesta la prima vittoria col Piacenza in casa con doppietta di Riganò; alla fine del girone di andata la squadra si trova nelle posizioni di rincalzo.

Dopo la sconfitta di Trieste alla 26^ giornata è deciso l’esonero di Cavasin sostituito da Emiliano Mondonico, da sempre dichiaratosi tifoso viola per il tripudio della piazza, che guida la squadra nelle residue venti partite ad un faticosissimo sesto posto che per l’agognata promozione comporta le “forche caudine” dello spareggio col Perugia.

Emiliano Mondonico

Promosse nell’ordine il Palermo del capocannoniere Luca Toni, il Cagliari, il Livorno, il Messina e l’Atalanta, il 16 ed il 20 giugno sono previste le gare di andata (a Perugia) e ritorno (al Franchi) alle quali la Fiorentina si avvicina gravemente menomata in quanto priva del bomber Riganò infortunato.

Nei giorni di avvicinamento al doppio confronto la preoccupazione di tutto l’ambiente viola si tocca con mano.

Sarà Enrico Fantini l’eroe delle due partite col suo gol decisivo al Curi e quello del vantaggio al Franchi, presenti 43.000 spettatori, annullato dal pareggio di Do Prado all’82 che per dieci interminabili minuti di grande sofferenza per l’intero stadio rimette in discussione la promozione.

Enrico Fantini

Dopo due anni di purgatorio è ancora serie A!

I giocatori con più presenze oltre al portiere Cejas in campo in tutte e 46 le partite di calendario, il bomber Riganò che mette a referto 23 gol, il capitano Di Livio, il terzino Maggio, il centrocampista Ariatti, la punta Graffiedi, secondo marcatore con otto reti, il difensore Lucarelli, l’attaccante Fantini, i centrocampisti Piangerelli e Fontana.

2004-2005 DI NUOVO IN SERIE A MA SI SOFFRE FINO ALL’ULTIMA GIORNATA – ZOFF E “I CATTIVI PENSIERI”

E’ il primo campionato nella massima serie della Fiorentina dei Della Valle e del Presidente Andrea Della Valle, spesso più brevemente citato con l’acronimo ADV per distinguerlo dal fratello maggiore e presidente onorario Diego (DDV), succeduto al prezioso Gino Salica al vertice della società nel complicato biennio del rilancio.

Diego e Andrea Della Valle

Le ambizioni dichiarate della proprietà, che solo dopo due anni di purgatorio si è ritrovata nel gotha del calcio italiano, accendono l’entusiasmo della città (saranno quasi 24 mila gli abbonamenti sottoscritti in questa stagione) riflettendosi nelle operazioni di mercato, dirette da Giovanni Galli, sempre responsabile dell’area tecnica, che stravolgono ancora una volta la rosa per adeguarla a competere nella serie maggiore.

Arrivano dalla Juventus l’attaccante Fabrizio Miccoli, il centrocampista Enzo Maresca ed il giovane terzino Giorgio Chiellini, calciatori destinati a lasciare una traccia come i difensori Dario Dainelll ed il ceco Tomas Ujfalusi, il centrocampista danese Martin Jorgensen, straordinario per disciplina tattica e versatilità (sarà impiegato anche come terzino), ricordato anche per le modalità con cui alla fine della sua prima opaca stagione fu riscattato dalla Fiorentina che risolse a proprio favore la comproprietà con soli 500 euro non avendo l’Udinese fatto alcuna offerta.

Nella sessione invernale si aggiungono gli importanti prospetti Marco Donadel e Giampaolo Pazzini, titolari nella nazionale Under 21 di cui Donadel è anche capitano, ed il bulgaro Valeri Bojinov che ha già esordito diciottenne nella nazionale maggiore agli europei in Portogallo proprio contro l’Italia.

Arrivato giovanissimo nel calcio professionistico per una felice intuizione di Pantaleo Corvino, non ancora sedicenne fa il suo esordio in serie A col Lecce, resterà un incompiuto; dopo la Fiorentina cambierà casacca praticamente ogni anno militando anche in club come Juventus, Manchester City, Parma, Sporting Lisbona senza tuttavia mai affermare le sue eccezionali potenzialità.

Ma le premesse cariche di aspettative sono tradite e la squadra sin dall’inizio inanella una serie di risultati deludenti con una sola vittoria in sette partite; Mondonico, fresco artefice della promozione, è rimosso ed al suo posto è chiamato l’allenatore dei portieri ed ex portiere Sergio Buso, tecnico rimasto sempre in secondo piano se pur gran maestro di tattica, come riconosciuto dagli addetti ai lavori.

L’avvicendamento sembra aver dato una scossa con le due vittorie consecutive con Reggina e Lecce ed il pareggio interno con l’Inter, ma è un fuoco di paglia: dopo cinque sconfitte in sei partite, ultima delle quali in casa con la Roma alla 20^ giornata si conclude anche la breve parabola di Sergio Buso ed al suo posto è chiamato il mostro sacro Dino Zoff.

Dino Zoff

Nel frattempo i Della Valle conducono la loro battaglia in Lega volta a definire più equi criteri nella distribuzione delle risorse derivanti dai diritti Tv, soprattutto attraverso una trattazione collettiva e secondo parametri prestabiliti.

L’iniziativa per quanto giusta è prematura ed intempestiva tenendo conto che quello stesso sistema che si intende riformare ha indubbiamente agevolato la risalita della Fiorentina dei Della Valle attraverso decisioni del tutto discrezionali.

La battaglia è persa anche perché alcuni importanti players come Moratti si sfilano dalle iniziali intese raggiunte in Lega da gran parte dei club, con il solo risultato per la Fiorentina di alienarsi il favore del sistema.

Il mutar del vento si manifesterà attraverso arbitraggi decisamente penalizzanti cui alluderà Dino Zoff nemmeno troppo velatamente con le sue sibilline esternazioni (“ho dei cattivi pensieri”), a Marassi dopo lo 0 a 3 ad opera della Sampdoria giocata dai viola in doppia inferiorità numerica per le espulsioni a Bojinov e Delli Carri comminate dall’arbitro Dondarini nel giro di due minuti.

A ben pensare l’improvvida battaglia per i diritti Tv, che porterà tra l’altro DDV in aperto conflitto con Silvio Berlusconi, allora oltre che proprietario di Mediaset anche Presidente del Consiglio, è la madre di tutti gli errori dei Della Valle nella gestione della politica calcistica, una sorta di peccato originale ben presto scontato con le pesantissime sanzioni inflitte per essere paradossalmente finiti nelle maglie di Calciopoli.

Saranno le intercettazioni delle telefonate fatte dai massimi rappresentanti della società (il Presidente ADV e l’Amministratore Delegato Sandro Mencucci) ma anche dello stesso patron DDV per richiedere ai vertici arbitrali e federali maggior tutela a coinvolgere la Fiorentina, telefonate che come candidamente poi ammesso dallo stesso Diego Della Valle si riteneva legittime, segno di quanto la proprietà non fosse affatto organica al sistema e distante dalle sue logiche e dinamiche.

Innocenzo Mazzini e Paolo Bergamo

Il ciclone di Calciopoli si abbatterà sulla serie A e in generale sul calcio italiano alla fine della stagione successiva ed il danno per la Fiorentina sarà incalcolabile, oltre che sul piano dell’immagine, anche e soprattutto sul piano sportivo ed economico/finanziario per la mancata partecipazione ad almeno due edizioni di Champions League.

Ma l’effetto in verità più grave del coinvolgimento in Calciopoli, che comporterà a carico dei Della Valle anche un procedimento penale presso il Tribunale di Napoli che si chiuderà solo per sopraggiunta prescrizione, sarà il lento, progressivo ma inesorabile raffreddamento della proprietà, ma in particolare del patron, nei confronti di Firenze e della Fiorentina, che non sarà più sentita come uno scopo di una più ampia ed organica strategia che va oltre il calcio ma come un fastidioso ingombro.

Nelle residue quindici partite dopo la sanguinosa sconfitta di Marassi con la Samp, la Fiorentina di Dino Zoff naviga costantemente in piena zona retrocessione, quell’anno affollatissima, salvandosi all’ultima giornata con l’arbitro Collina grazie al 3 a 0 casalingo contro il Brescia che invece retrocederà, totalizzando 19 punti frutto di sette pareggi e quattro vittorie con Parma e Reggina in casa, Chievo in trasferta, arbitro Dondarini – lo stesso della doppia espulsione di Genova – partita che finirà sotto inchiesta insieme alle precedenti Fiorentina–Bologna (1-0), Inter-Fiorentina (3-2), Fiorentina–Juventus (3-3) e la successiva Lazio–Fiorentina (1-1), quella del “salvataggio” di pugno sulla linea di porta a Peruzzi battuto del laziale Zauri su tiro di Jorgensen, incredibilmente non vista da Rosetti e collaboratori, e ultima quella già citata col Brescia in casa per 3 a 0 che ci assicura la salvezza anche grazie al favorevole combinarsi dei risultati delle altre squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere.

La retrocessione è scongiurata e nonostante tutto si esulta ignari che quel tribolatissimo campionato, tutt’altro che archiviato, sarà riaperto alla fine della stagione successiva col deflagrare di Calciopoli che coinvolgerà in pieno la Fiorentina frustrandone il rilancio sportivo allora già brillantemente avviato dal nuovo corso Corvino-Prandelli.

Tra i più impiegati, in ordine decrescente di presenze, Chiellini, Miccoli – che sarà anche il miglior realizzatore con dodici reti – Obodo, Lupatelli, Dainelli e Jorgensen.

In coppa, superato il Parma al primo turno, la Fiorentina è eliminata ai quarti della Roma ai calci di rigore, nel ritorno davanti al pubblico amico, per l’errore di Tomas Ujfalusi nella fase ad oltranza all’ottavo tiro dal dischetto.

2005 – 2006 E’ DI NUOVO CHAMPIONS GRAZIE AI GOL DI TONI E ALLA GESTIONE CORVINO/PRANDELLI MA POI …

La società decide di voltare pagina riguardo la gestione tecnica del club e viene messa in atto una vera e propria rivoluzione che rinnova l’assetto del comparto sportivo, per dirla col gergo dellavalliano.

Come direttore sportivo la scelta ricade su Pantaleo Corvino, ex sottufficiale dell’Aeronautica che, dopo anni di gavetta nei campionati dilettantistici e semiprò del Salento che in quel di Vernole gli ha dato i natali, approda al Lecce dove ricopre l’incarico per sette anni scoprendo e portando alla ribalta della serie A tanti giovani calciatori che poi si affermeranno assicurando alla società salentina cospicue plusvalenze  e facendo di Corvino un direttore attento anche alle ragioni della società diverse da quella più propriamente sportiva e pronto ad assecondarne le esigenze, reputazione che lo accompagnerà per tutta la carriera.

Pantaleo Corvino

Al posto di Dino Zoff è chiamato Cesare Prandelli allenatore emergente ma con alle spalle un curriculum di tutto rilievo vantando due promozioni in serie A con Verona e Venezia e due ottime stagioni ad un Parma già in crisi finanziaria per gli effetti del crac Parmalat.

Dopo un anno di lontananza dal calcio per stare vicino alla moglie gravemente malata, nell’agosto 2004 ancor prima dell’inizio del campionato aveva per questo consensualmente risolto il contratto con la Roma di Sensi, ed è quindi tornato disponibile.

La società investe ancora: direttore sportivo ed allenatore, che procedono in perfetta sintonia, con acquisti e prestiti intelligenti rivoluzionano la rosa allestendo una squadra che si rivelerà competitiva per il dichiarato obbiettivo della Champions League.

Cesare Prandelli

Escludendo i giovani innesti della sessione invernale (Donadel, Bojinov, Pazzini), dei titolari della formazione della precedente stagione restano soltanto Ujfalusi, Dainelli e Jorgensen, riscattato dall’Udinese grazie ai 500 euro provvidenzialmente messi in busta.

Il colpo del mercato sarà Luca Toni, se si considerano anche i gol realizzati nelle serie inferiori (arriverà in serie A solo a ventitré anni) uno dei più prolifici e longevi attaccanti della storia del calcio italiano, a 38 anni nell’Hellas Verona sarà ancora capocannoniere del massimo campionato ex aequo con Mauro Icardi con 22 reti.

Acquistato per dieci milioni dal Palermo che nella stagione precedente aveva portato al 6° posto e alla partecipazione in Coppa Uefa, sarà l’autentico trascinatore della squadra con i suoi gol e la sua carismatica leadership; alla fine saranno 31 in 38 partite (sempre presente a riprova della sua affidabilità) le sue reti che gli varranno oltre il titolo di capocannoniere della serie A anche la Scarpa d’Oro come miglior goleador europeo della stagione, primo calciatore italiano a fregiarsi del titolo.

Luca Toni con la Scarpa d’Oro

Arrivano a titolo definitivo il terzino Manuel Pasqual dall’Arezzo – resterà nella Fiorentina undici anni totalizzando oltre 300 presenze in serie A quarto di sempre dopo Antognoni, Chiappella e Cervato diventandone anche capitano – Riccardo Montolivo dall’Atalanta – già acquistato a Gennaio assieme al suo “gemello” Giampaolo Pazzini che indosserà il viola per sette stagioni – i difensori centrali Per Kroldrup dall’Everton ed Alessandro Gamberini dal Bologna, in prestito dal Parma, poi acquisito definitivamente per 5,5 milioni di euro, il portiere Sébastien Frey, splendido interprete del ruolo nei suoi sei anni in viola – che nel corso della stagione è costretto a passare i guantoni al rumeno Bogdan Lobont, che Corvino preleva dall’Ajax, causa il grave infortunio occorsogli a gennaio nella partita di  coppa Italia contro la Juve a seguito di uno scontro con Zalayeta – i centrocampisti Christian Brocchi dal Milan e Stefano Fiore dal Valencia, entrambi autori di un eccellente campionato con 35 presenze e 3 reti il primo, 38 presenze e 6 reti il secondo.

A completare la rosa altri acquisti quali il trequartista cileno Antonio Luis Jiménez dalla Ternana, il terzino Giuseppe Pancaro dal Milan, il difensore centrale Marco Di Loreto dal Perugia, il mediano Michele Pazienza dall’Udinese, comprimari che daranno comunque il loro contributo.

Il cammino della squadra in campionato procederà regolare; a gennaio si subirà invece agli ottavi l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera della Juventus, presidiando costantemente la zona Champion. Alla fine del girone d’andata la Fiorentina risulterà addirittura terza ex aequo col Milan dietro Juve ed Inter.

Prandelli, allenatore realista capace di coniugare le ragioni del risultato con la qualità del gioco, riesce a dare un assetto alla squadra nel quale l’organizzazione e l’equilibrio fra i reparti sono i principi fondanti, e la cui cartina di tornasole, andando ad analizzare nel dettaglio lo score, è l’alto numero di vittorie conseguite con le squadre di caratura inferiore, mentre è invece meno brillante lo stesso dato con le squadre di livello pari o superiore, solo due vittorie con Milan ed Inter al Franchi in dieci partite tra Juve, Milan, Inter e le due romane.

Alla fine saranno ben 22 le vittorie, oltre 8 pareggi ed otto sconfitte, per 74 punti conquistati sul campo, una media di 1,95 punti/partita mai più raggiunta nei successivi venti anni.

E’ la Roma di Luciano Spalletti, al suo primo campionato in giallorosso, e di Francesco Totti a contenderci sino alla fine il quarto posto che assicura l’ammissione al terzo turno di qualificazione del maggior torneo continentale prima della sua fase a gironi.

Alla 38^ ed ultima di campionato sono due i punti di vantaggio a favore della Fiorentina sulla Roma; Il calendario le vedrà entrambe impegnate in trasferta, la Roma a San Siro contro il Milan che ha già blindato il secondo posto dietro la Juve, i giallorossi ne usciranno poi sconfitti per 1 a 2, la   Fiorentina a Verona contro il Chievo.

E’ domenica 14 maggio e la Fiorentina, accompagnata da un gran numero di tifosi, si impone con un perentorio 2 a 0 con reti di Toni e Dainelli distanziando ulteriormente e definitivamente la rivale.

Ma è un risultato che non dà gioia: circolano già infatti rumors su un nuovo scandalo che si starebbe abbattendo sul calcio italiano coinvolgendo i vertici  federali ed arbitrali, arbitri, presidenti e dirigenti di società, giornalisti, per episodi di corruzione relativi al precedente campionato (designazioni arbitrali pilotate, pressioni sugli arbitri, richieste di protezione, partite combinate),  tali da integrare anche reati rilevanti sul piano penale, con l’implicazione, ahinoi, anche  della Fiorentina con i suoi massimi rappresentanti.

Al rientro a Firenze, nei pullman, in macchina, durante le soste agli autogrill è tutto un parlare di questo e degli effetti sul piano sportivo delle eventuali sanzioni che dovessero essere inflitte alla società.

Nelle settimane successive gli eventi precipiteranno; si metterà in moto la giustizia sportiva che dopo le indagini condotte da Francesco Saverio Borrelli, sì proprio lui il Procuratore Capo del pool di Mani Pulite, ed i deferimenti da parte dal Procuratore Palazzi alla Corte Federale, colpirà come una mannaia riscrivendo completamente la classifica di quel campionato: Juventus campione sul campo retrocessa in serie B, Milan, Fiorentina e Lazio tutte penalizzate di 30 punti per escluderle dalle coppe europee, oltre ulteriori pesanti penalizzazioni da scontare nel campionato a venire.

Francesco Saverio Borrelli

Ancora una volta il sogno tenuto nel cassetto per un’intera stagione svanisce proprio all’ultimo e per un fatto imponderabile.

La Fiorentina, come condannata al supplizio di Sisifo e chissà mai per quali colpe commesse, deve ripartire, e da sotto zero!

Marco Pieri

Questo è l’ultimo lavoro che Marco ha scritto poco prima di lasciarci: un senso di vuoto e di sconforto anche ci avvolge.

Ciao Marco!!

 

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