Tutto lo Stadio – Viola Club G. Antognoni L’Aquila

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Anno nuovo, vecchie buone abitudini. Prosegue anche nel 2026 il nostro lungo viaggio nei meandri della tifoseria e dei Viola Club. In occasione di questo numero di Alé Fiorentina, abbiamo avuto il piacere di parlare con Giustino Alfonsetti, presidente del Viola Club G. Antognoni L’Aquila.

Giustino, quando è nato il vostro Viola Club?

«Il nostro Club è nato nel 1997. Vittorio Persichetti, primo presidente prematuramente scomparso nel 2012, insieme a me e ad altri tifosi conoscenti, dopo i primi contatti avuti con l’ACCVC nella persona del carissimo Giuseppe Urso, decidemmo di costituire a L’Aquila il Viola Club “G. Antognoni”».

Quanti soci avete al momento?

«Al momento contiamo 71 soci, anzi 70 per la scomparsa improvvisa il 23 dicembre scorso del carissimo Giorgio Lucantonio, per tutti “Giorgetto”».

Avete una sede? Vi ritrovate per vedere le partite?

«Inizialmente, con i più assidui, eravamo soliti vedere le partite in un bar di un socio del Club, e poi ancora in un ristorante sempre di un altro socio. Attualmente, un paio di volte l’anno, con i più attivi ci incontriamo per una pizza… di pessima qualità». (Ride, ndr)

Quando nasce la tua passione per la Fiorentina? Ricordi la tua prima partita dal vivo? Ci sono partite che ti sono rimaste impresse nella memoria, in positivo o in negativo?

«La mia passione per la Viola è nata quando avevo 8/9 anni. Nato nel 1953 in un paesino vicino L’Aquila, dove in quegli anni la televisione e la radio l’aveva solamente il prete, e se non andavi a fare il chierichetto e imparavi la Dottrina Cristiana non vedevi e non sentivi nulla. Quando si giocava a pallone a me toccava sempre stare in porta e quasi tutti erano “tifosi” del Milan, dell’Inter e della Juventus, come accadeva un po’ ovunque. Io, attratto dal colore e dal simbolo, e con lo spirito da sempre di essere vicino ai più “deboli”, insieme ad altri due ragazzi coetanei mi sono appassionato alla Fiorentina. Uno dei ricordi più belli è certamente lo scudetto del 1969. Ero già grandino e mi feci comprare, non ricordo da chi, “Il Corriere dello Sport” credo, perché aveva allegato la foto gigante della Fiorentina con l’indimenticabile titolo: “Con il Petisso è nato lo squadrone”.

Sempre da bambino la continua ricerca delle figurine Panini dei giocatori della Fiorentina raggiunse l’apice quando trovai quella di Albertosi, e nel retro trovai l’indirizzo della società e su mia richiesta, dopo alcuni giorni, arrivò a casa una busta contenente la foto con dedica di Enrico Albertosi. Dio solo sa quanta felicità nel tenere tra i libri di scuola quella foto con dedica. La prima partita della Fiorentina che ho visto allo stadio, insieme a un amico viola, è il mio ricordo più bello ancora oggi: Roma, stadio Olimpico, finale di Coppa Italia 1974-75 contro il Milan disputata il 28 giugno e vinta 3 a 2… La prima volta che ho visto Antognoni!

Il ricordo più brutto invece risale al 3 novembre 1998, Fiorentina-Grasshoppers, Coppa Uefa, pulmino da 9 completo per la trasferta a Salerno, dopo la bomba a fine primo tempo… Il finimondo. Scortati dalla polizia fino a Battipaglia e poi al casello dell’autostrada.  Altro ricordo “spiacevole” l’esordio in maglia viola di Edmundo, il 18 gennaio 1998, in un Fiorentina Lazio 1-3: ero a Firenze con un amico laziale, a risultato acquisito esordio di Edmundo, altro elemento che ha lasciato il “segno” a Firenze.

Ancora una trasferta indimenticabile il 20 aprile 2003, Campionato C2, trasferta dall’Aquila in massa a Fano. Risultato 1-1 con rete del solito Riganò, penultima di campionato vinto la domenica successiva».

Veniamo alla situazione attuale. Che giudizio ti sei fatto?

«Vedo una strana confusione che genera la mancanza di impegno da parte dei giocatori causata, spero, dall’assenza di un direttore di polso. Mi auguro che l’arrivo di un nuovo responsabile dia una scossa sufficiente per ripartire e chiudere in bellezza la stagione. Credo ci sia ancora tempo».

Potessi inviare un messaggio al Presidente Commisso, cosa gli diresti?

«Al Presidente chiederei un maggiore impegno nel progetto viola, nel rispetto di una società centenaria, e se non è in condizioni, cercare qualcuno interessato. I tifosi della Fiorentina meritano di sognare».

Un saluto, e un consiglio, ai tifosi che ci leggono?

«Un carissimo saluto a tutti i tifosi, ai quali dico soprattutto di essere sempre vicini alla Viola nella buona e nella cattiva sorte. E come diceva il povero “Giorgetto” nelle nostre amabili chiacchierate: “Questa violetta ci fa soffrire”».

Intervista di Giacomo Cialdi

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