TUTTE LE VOLTE CHE I FIORENTINI SI SONO RIBELLATI
Dunque il difficile periodo calcistico che stiamo vivendo, ha visto alla fine le decise prese di posizione della tifoseria viola.
Dopo una lunga luna di miele la Società è finita sul banco degli imputati, perché (per dirla con Totò) “Ogni limite ha una pazienza!”
Quanto questa aperta contestazione possa influenzare le vicende viola, non è facile da prevedere, e conviene allora fare un breve excursus di come sono andate le cose quando i fiorentini si sono ribellati a coloro che loro consideravano un “dittatore”, o comunque un potente che male li governava o addirittura li minacciava.
La storia ne offre di esempi, ma per non essere né lunghi né noiosi, ci limitiamo al celebre episodio dell’assedio di Firenze e in particolare al 1530. I Medici erano stati cacciati da Firenze. Era in corso un conflitto tra il Papa (guarda caso anche allora un Leone, in particolare Leone X) e le truppe imperiali di Carlo V. Districarsi tra gli avvenimenti, le alleanze, le giravolte, i tradimenti di quel periodo è compito arduo. Quasi quanto capire come alcuni dei giocatori della attuale Fiorentina giochino in serie A.
Concentriamoci sul fatto che, dopo il sacco di Roma, le truppe imperiali cingono d’assedio Firenze. Lo spirito fiorentino resta ben vivo, e non si rinuncia alla tradizionale partita di calcio in livrea di carnevale, giocata in Piazza Santa Croce. Venticinque bianchi contro venticinque verdi, con tanto di suonatori sul comignolo del tetto di Santa Croce. Tutto ciò per attirare l’attenzione degli assedianti e sbeffeggiarli. L’artiglieria imperiale cercò di colpire il gruppo di musici sparando dal Giramonte. “Ma la palla andò alta, e non fece male né danno nessuno a persona” scrisse lo storico Benedetto Varchi.
La partita si concluse e una vitella fu poi messa allo spedo e mangiata allegramente all’uso militaresco. Perché così si faceva.
Non ci credete? Guardate allora in Palazzo Vecchio il dipinto del Vasari nella sala di Clemente VII, che rappresenta l’incoronazione di Carlo V. E nel quale si vede in primo piano proprio una vitella arrostita e i militari che si apprestano a mangiarla.

La Storia proseguì e i Medici tornarono a Firenze. A dimostrazione che il voltar gabbana non è prerogativa dei nostri tempi, ci furono manifestazioni di giubilo, con folle che gridavano “Palle! Palle!”, riferendosi proprio allo stemma della casata che avevano voluto cacciare non molti anni prima.
Ma veniamo al calcio. Numerose le rivolte dei tifosi nei confronti della Società con esiti altalenanti. Una delle più celebri risale al 1951, ed è stata raccontata dallo storico tifoso Rigoletto Fantappiè. Quella Fiorentina era una Associazione nella quale vigeva il principio “una testa un voto”, che metteva tutti i soci sullo stesso piano. E per essere soci non era importante avere un capitale, ma bastava essere presentati da altri due associati. Il risultato era che alle assemblee partecipavano moltissimi tifosi.
In quella infuocata nella vecchia sede di Via dei Saponai, il Presidente Befani annunciò l’intenzione di vendere Pandolfini alla Roma. Il giocatore era molto amato e l’assemblea divenne un tumulto. Ma alla fine i 60 milioni offerti dai giallorossi convinsero i più, e le votazioni furono a favore della cessione. I tifosi contrari, inferociti, vennero alle mani con gli altri e dalle mani si passò al lancio di sedie. Tanto che la giornata passò alla storia come “la battaglia delle sedie”.

Altro scontro fra tifosi e proprietà degno di nota fu quello del 1990. Il 18 maggio, appresa la cessione dell’idolo Roberto Baggio alla Juventus, centinaia di tifosi scendono in strada. Si concentrano in particolare in Piazza Savonarola, intorno alla Palazzina sede della Società. Il tutto sfocia in incidenti violenti, con polizia in assetto antisommossa, lacrimogeni e arresti.

La famiglia Pontello cede la società a Mario Cecchi Gori. Quanto abbiano pesato le contestazioni è difficile dirlo, perché forse il loro tempo era già scaduto.
I Cecchi Gori costruiscono squadre stupende, sfiorano anche lo Scudetto, ma poi (e questo deve far riflettere) arriva anche per loro il momento della contestazione. O meglio arriva per Vittorio, che perde il controllo e conduce la squadra, o meglio la Società, verso il fallimento.
Famosa una marcia dei tifosi (stavolta pacifica) che invade la città. Il messaggio è chiaro “Vittorio vattene!”. Ma sarà appunto il fallimento a decretare la fine dell’avventura dei Cecchi Gori a Firenze.

Sulle ceneri della Fiorentina nasce la Florentia Viola.
È la società capitanata da Diego della Valle che torna all’antico nome e, dopo la risalita in serie A, regala giocatori e momenti esaltanti, con tanto di apparizioni sul più prestigioso palcoscenico europeo, la Champions League. Ma sembra che i fiorentini non si accontentino mai.
Ma soprattutto la famiglia marchigiana si fa sempre più permalosa, definisce “clienti” i propri tifosi, allontana in malo modo l’idolo Prandelli, va in autofinanziamento… insomma ancora una volta l’incantesimo è rotto. E dopo tante contestazioni allo Stadio, arriva la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Una manifestazione nel salotto buono di Firenze, via Tornabuoni, con tanto di lancio di monetine verso il negozio TOD’S. Non è difficile immaginare Diego, rosso di rabbia che schiuma bile sul suo sciarpone di cashmere. E la società viene venduta al self-made man calabro americano, Rocco Commisso.

Tappeti rossi, fanfare, nomina a Magnifico Messere del calcio storico, bandiere a stelle e strisce viola e via genuflettendosi. Per poi arrivare agli odierni tempi bui.
E allora la domanda sorge spontanea: ma sono i fiorentini ad essere orgogliosi e incontentabili? O è il mondo del calcio che ha i suoi cicli, al termine dei quali presenta il conto?
Siccome il famoso “non voglio morire democristiano” non mi sfiora, direi metà e metà. Ovunque i tifosi si sentono i migliori e urlano di “meritarsi di più”. Forse nella città del giglio esageriamo. Ma è anche vero che le proprietà citate, hanno finito prima o poi per fare svanire i sogni di una città. Che sono il carburante indispensabile per la passione di ogni tifoso.
Alessandro Coppini – Viola Club Franco Nannotti



