La goliardia e il calcio:
la coreografia contestata dalla Juventus
La storia di Firenze è fatta di bellezza, arte e cultura, ma anche di un’irriverenza che si tramanda nei secoli. È la città di Dante e Boccaccio, ma anche di un popolo che ha sempre fatto dell’ironia e della satira una delle sue cifre distintive.
Eppure, sembra che nel calcio moderno non ci sia più spazio per lo spirito dissacrante che ha sempre caratterizzato Firenze e i suoi tifosi.
La recente sanzione inflitta alla Fiorentina per la coreografia della Curva Fiesole contro la Juventus ha generato polemiche e sollevato interrogativi sulla portata offensiva della frase incriminata ma chi conosce Firenze sa che si tratta di ben altro.
L’espressione incriminata non è solo uno slogan da stadio, ma quasi un marchio di fabbrica della rivalità tra Fiorentina e Juventus. Una rivalità che affonda le sue radici in episodi storici e calcistici mai dimenticati, alimentati da un sentimento popolare autentico e spontaneo. Ma soprattutto, è una frase che rispecchia il carattere di Firenze: sferzante, ironico, a tratti insolente, proprio come i versi di Dante quando condannava Bonifacio VIII all’Inferno o come le beffe raccontate dal Boccaccio nel Decamerone.
Non è un caso che Firenze abbia sempre fatto della satira un’arte, dalla politica fino al calcio. Qui si scherza, si punge, si esagera, ma sempre con quello spirito goliardico che è l’anima della città. La coreografia della Curva Fiesole era esattamente questo: un’espressione di appartenenza, di passione, di sfottò sportivo. Nessuna violenza, nessun odio, solo il linguaggio colorito di una rivalità storica, che esiste da sempre e che dal mio punto vista va letta nel contesto del tifo da stadio.
A ben vedere, nessuno vuole che il calcio perda la sua anima popolare, perciò, non ci si scandalizzi per una frase che, per i tifosi viola, è ormai quasi un simbolo. Di certo si può discutere sul linguaggio, ma la vera domanda è se nel calcio moderno ci siano ancora spazi per la spontaneità e l’ironia in un ambiente ormai asettico, dove la passione deve essere filtrata e regolamentata. La rivalità tra Fiorentina e Juventus è fatta proprio di passione e sfottò reciproci e Firenze, con la sua storia di libertà e irriverenza, difficilmente si adeguerà all’omologazione ed è molto probabile che, multa o non multa, il grido di sfida della Fiesole non si spenga.
Giancarlo Antognoni: l’orgoglio di Firenze
Ma veniamo all’aspetto giuridico della vicenda, perché non è solo una questione di tifo o orgoglio: è anche una questione di diritto.
La sanzione di euro 50.000 inflitta alla ACF Fiorentina si fonda sull’art. 28 del Codice di Giustizia Sportiva FIGC, che punisce condotte ritenute offensive. Tuttavia, nel contesto del tifo, non ogni espressione colorita o volgare configura automaticamente un illecito. Lo ha riconosciuto anche il Collegio di Garanzia dello Sport (decisione n. 76/2020), affermando che serve un contenuto discriminatorio, istigatorio o violento per integrare una violazione sanzionabile.
Nel caso della coreografia viola, si è trattato di un’espressione collettiva, artistica, ironica, priva di incitamento alla violenza. Un segno di identità più che un insulto.
Inoltre, la sanzione appare sproporzionata se raffrontata a precedenti simili: basti pensare a una recente coreografia esposta da una tifoseria di vertice contenente analoga frase rivolta alla storica rivale, per il quale non risulta sia stata applicata alcuna sanzione comparabile. Due pesi e due misure, in contrasto con il principio di parità di trattamento sancito dallo stesso art. 4 del CGS.
A sostegno di tale impostazione, anche la giurisprudenza penale ha riconosciuto che il linguaggio da stadio non può essere giudicato con gli stessi criteri del linguaggio ordinario. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 41713 del 24 gennaio 2017, ha affermato che “nel contesto di una manifestazione sportiva, le espressioni offensive rivolte da un tifoso non sempre assumono una valenza penalmente rilevante, trattandosi di manifestazioni di dissenso esuberanti e goliardiche, da valutare in rapporto al contesto ambientale e alla sensibilità dell’ambiente stesso”.
E infine, non si può non richiamare la libertà di manifestazione del pensiero, garantita dall’art. 21 della Costituzione: anche il tifo da stadio ne è espressione, quando non degenera in odio o violenza.
Il calcio è, e deve restare, un fatto sociale, popolare, identitario. Punire l’ironia e la goliardia significa colpire alla radice la passione. E Firenze, che ha fatto della parola un valore irriducibile, non accetterà mai la censura come regola.
Avv. Pardo Cellini – Viola Club Certaldo