Firenze c’è. Ora tocca a voi…

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È stato un anno lungo. Faticoso. Si è chiuso, finalmente, e non nel migliore dei modi per la Fiorentina. Perché guardare la classifica, oggi, è un esercizio di masochismo puro. Siamo ultimi. Fanalino di coda. Un termine che sa di polvere e nebbia, di quelle domeniche dove il freddo ti entra dentro e non c’è sciarpa che tenga. È una sensazione strana, come quella di chi ha ordinato una fiorentina al sangue e si è visto recapitare un hamburger di soia precotto: una delusione che sa di beffa. Perché in tanti pensavamo e speravamo di avere tra le mani una Fiorentina pronta a cullare i nostri sogni. Quelli più grandi, più antichi. E invece…

Paolo Vanoli, arrivato con la fama del duro, l’uomo della provvidenza a cui è stato chiesto di resuscitare i morti dopo un avvio shock con Pioli, finora non ha sortito effetti. In panchina urla, si sbraccia, cerca di dare un senso a maglie viola che si muovono come mobili dell’IKEA montati male. Senza istruzioni. La scossa però non c’è stata. Nelle ultime due gare, con Udinese e Parma, si è visto qualcosina, si è visto l’impegno, per carità, ma è troppo poco. Il calcio è crudele e non vive di nobili intenzioni: se non la butti dentro, il trattore della realtà ti passa sopra. A Parma è andata così, purtroppo. Anche se meritavamo qualcosa in più.

Adesso non rimane che sperare – ancora – che l’anno nuovo possa regalare cose nuove. Ma il riscatto passa necessariamente da Moise Kean. L’anno scorso era il messia, uno che strappava le difese come carta velina. Oggi sembra un’ombra sbiadita. Un leone senza ruggito che lotta con i fantasmi prima che con i difensori, tra un litigio per un rigore e una voce sul suo futuro. La sua crisi è lo specchio della squadra. Un potenziale che si inceppa sul più bello. Come una vecchia macchina da scrivere che salta le vocali proprio nella lettera d’amore più importante.

Il riscatto, poi, passa inevitabilmente dal calciomercato. Paratici, se davvero arriverà, dovrà usare tutto il suo bagaglio di esperienza e capacità per dare quello che manca a questa rosa. Il mercato di riparazione, si sa, è un cesto dei saldi in cui speri nel cachemire e spesso becchi l’acrilico che punge, ma in questo momento è imprescindibile. Servono rinforzi veri – uno su tutti? un centrocampista di cervello che faccia girare la squadra. Ma serve soprattutto un’anima, non figurine. Uomini pronti a sporcarsi nel fango. Servono Uomini che meritino il rispetto e l’amore dei tifosi.

Già, i tifosi. Loro sì che sono stanchi, adesso per davvero. Inutile girarci intorno. Non è mancanza d’amore – quella mai! – ma quel logorio sottile di chi dà tutto senza ricevere quasi niente. A volte proprio niente. Eppure Firenze è lì. Nonostante tutto. Ha questo difetto meraviglioso: non sa arrendersi alla logica. Le prossime partite saranno come scalare il Pordoi con le infradito. Cremonese Lazio, Milan, Bologna e Cagliari. È qui che deve uscire l’anima. È qui che ancora una volta Firenze ci sarà. Come sempre, più di sempre. Il 2026 deve ripartire da quella macchia viola che resiste al gelo dell’ultimo posto, ma adesso è il momento che la squadra e la società comincino a restituire quel carico di affetto e sostegno incondizionato che la Curva Fiesole e la tifoseria tutta non hanno mai fatto mancare. La speranza non è un calcolo, oggi più che mai è un atto di fede. È l’ostinazione di continuare a credere che l’anno nuovo non regalerà una stagione da ricordare per sempre tra le lacrime: un centenario da festeggiare nella serie cadetta. Essere della Fiorentina, del resto, è sapere che il fango fa parte del viaggio. Sempre e comunque. Ma anche sapere che nessuna classifica sbiadisce un amore così.

Forza Viola, e buon 2026! Perché anche nel buio più pesto, talvolta basta una scintilla per ritrovare la strada. E la speranza.

Giacomo Cialdi – Direttore Alé Fiorentina

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