Adesso o mai più!

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C’eravamo cascati di nuovo. Dopo l’indispensabile vittoria contro la Cremonese, le buonissime prestazioni con Lazio e Milan e gli insperati tre punti di Bologna, avevamo ricominciato a lucidare i sogni buoni, aspettandoci veramente che la squadra di Vanoli avesse ingranato la marcia giusta e, anche con l’aiuto del mercato, potesse risollevarsi e uscire dalle secche di una classifica che fa venire il mal di mare. Invece non è stato così. Lo schiaffo casalingo con il Cagliari, il secondo tempo col Como che è sembrato un documentario sull’inferiorità e la confusione – con la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia – e la sconfitta al Maradona contro il Napoli non hanno compromesso la situazione dei viola, ma hanno dato la sensazione che questa squadra non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio. Hanno lasciato l’impressione che dopo alcune settimane in crescendo, ci sia stata un’altra flessione, un altro momento in cui allenatore e giocatori hanno perso di vista un dato fondamentale: la Fiorentina gioca per salvarsi e, come tale, deve tirar fuori ben altro carattere. Perché anche a Napoli, l’ultima gara disputata nel momento in cui scriviamo, non sono mancate le occasioni, per assurdo, dopo un brutto primo tempo, al novantesimo poteva starci anche un pareggio, ma in generale è sembrata ancora una volta una squadra troppo “leggera”, troppo disattenta in fase difensiva, troppo dipendente dai colpi dei singoli anziché da un impianto di gioco. È apparsa, ancora una volta, una squadra che non ha capito fino in fondo qual è la posta in palio e in quale modo può salvare la pelle. Perché è una questione di pelle, ormai, di pura sopravvivenza.

Intanto, nel momento in cui l’orologio corre veloce verso il gong del mercato invernale, rimane questo clima sospeso, un po’ irreale, con un Paratici che si muove come un’ombra nelle nebbie di Londra mentre a Firenze continuiamo ad aspettare l’ufficialità di questo benedetto difensore che, se fosse arrivato ieri, sarebbe stato comunque tardi. Non uno qualunque, di quelli ne abbiamo anche troppi, ma uno con la faccia cattiva e i gradi sulle spalle, uno che sappia cosa fare e dove mettersi nel momento del bisogno (sembra fatta per Rugani: vedremo se sarà l’uomo giusto). Perché possiamo discutere di mister Vanoli, che sembra spesso confuso e poco incisivo, dell’attacco che sbaglia forse qualche occasione di troppo, delle condizioni di Kean, di un centrocampo che dipende totalmente dal rendimento di Fagioli, di un mercato che ha portato qualche pedina interessante ma che sembra non poter cambiare faccia alla Fiorentina ecc… ma il vero buco nero è là dietro. Una squadra che deve salvarsi non può permettersi di difendere come un gruppo di amici che si ritrova dopo il turno in ufficio. È inaccettabile! Salvarsi, commettendo errori del genere, diventa quantomeno complicato.

Il difensore centrale era ed è la conditio sine qua non per sperare di salvarsi, e per farlo senza troppi patemi. Patemi che potrebbero aumentare o diminuire in questo febbraio che si è appena aperto. Gosens e compagni sono chiamati, infatti, ad alcune partite delicatissime: Torino e Pisa (con il Como nel mezzo), sono vagoni di un treno che non puoi perdere se vuoi restare attaccato alla salvezza: fare bottino pieno in queste due sfide, guardando anche alle gare delle altre squadre coinvolte nella corsa per non retrocedere, diventa a questo punto obbligatorio come respirare. La Fiorentina non può più sbagliare. De Gea dovrà metterci le mani, Vanoli la testa, la squadra che scende in campo il cuore. Ora o mai più. Ogni punto che rotola via, adesso, peserebbe come un macigno. Siamo chiamati a una prova di realtà, senza più alibi e senza più tempo per aspettare una primavera che rischia di non arrivare mai.

Giacomo Cialdi – Direttore Alé Fiorentina

(Foto in copertina de “La Gazzetta dello Sport”)

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