Firenze, la casa degli azzurri

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1934-1958 Da Roveta a Coverciano: Firenze, la casa degli azzurri

Il prossimo 11 marzo alle 18, al Museo del Calcio di Coverciano (piazza Fino Fini 1, già Viale Palazzeschi 20) verrà proiettato il documentario con questo titolo realizzato da Massimo Cervelli e Marco Vichi. La proiezione, organizzata dal Museo e dal Quartiere 2 del Comune di Firenze, è a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

Firenze, con il Centro Tecnico Federale di Coverciano è la Casa degli azzurri, il luogo dove la Nazionale si raduna per affrontare i propri impegni internazionali.

Questa importante realtà, per la città e per il calcio italiano, oggi appare scontata, ma è frutto di un lungo percorso che affonda le proprie radici all’inizio degli anni Trenta del Novecento.

Fu allora, nel gennaio 1931, che la Nazionale venne per la prima volta a Firenze in preparazione della partita di Bologna contro la Francia. Parafrasando un quotidiano sportivo dell’epoca fascista (Il Littoriale) Firenze sportiva ebbe il piacere di ospitare per la prima volta gli Azzurri d’Italia e di vederli dal vivo sul campo polveroso di via Bellini. In quell’impianto la Fiorentina giocava le sue ultime partite conquistando la serie A per poi trasferirsi nel nuovo stadio del Campo di Marte progettato da Pier Luigi Nervi.

La Nazionale arrivava a Firenze grazie al grande rapporto umano e sportivo che si era stabilito tra Luigi Ridolfi e Vittorio Pozzo che, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, viveva e lavorava a Firenze, dove dirigeva la filiale della Pirelli. Il “babbo” della Fiorentina aveva trovato nel Commissario Unico della Nazionale il consulente perfetto per comprendere le tante sfaccettature, tecniche ed organizzative, del gioco del calcio e ne fece tesoro.

In prossimità della Coppa del Mondo 1934, la seconda edizione del “Mondiale”, organizzata in Italia, Pozzo scelse Roveta, una amena località sulle colline di Scandicci famosa per l’acqua della sua fonte, per organizzare la fase finale della preparazione della Nazionale che svolgeva i propri allenamenti allo stadio fiorentino.

La vittoria del Mondiale fece diventare Roveta “la sorgente della vittoria”, costruendo, attorno all’alberghetto e alla sorgente stessa, un’atmosfera non replicabile.

Il meno sensibile a quest’aura leggendaria fu proprio lo scopritore della Roveta. Pozzo, non amava tornare in luoghi che avevano avuto un significato particolare e, quindi, legati a successi già ottenuti.

Il Commissario Unico utilizzava volentieri Firenze per i raduni della Nazionale, in virtù delle caratteristiche logistiche (equidistante da Roma e da Milano) ed organizzative (lo stadio e tutto quello che metteva a disposizione la Fiorentina): è per questo che possiamo ammirare fotografie con tutti i maggiori calciatori italiani con la maglia viola!

A Roveta Pozzo ci tornò soltanto cinque anni dopo, quando aveva già vinto un’Olimpiade (Berlino 1936) e un’altra Coppa del Mondo (in Francia nel 1938).

Ridolfi elaborò questo rapporto della Nazionale con Firenze e, una volta entrato nel direttorio federale (1940), propose e impose la nascita del Centro di Preparazione Tecnica della FIGC.

Eravamo, purtroppo, già in guerra. L’Italia si era allineata alla Germania nel terribile conflitto scatenato da Hitler e che provocò oltre 60 milioni di morti.

Ciò nonostante Ridolfi, diventato presidente federale nel 1942, non rinunciò, nell’estate del 1943, ad organizzare corsi di formazione per massaggiatori e allenatori, sotto la direzione tecnica dello stesso Pozzo.

Nel dopoguerra la Nazionale tornò ancora a giocare ed allenarsi nella città del fiore, ma fu nel 1949 che venne nuovamente creato il Centro di Preparazione Tecnica. Il marchese lo organizzò assieme a due suoi antichi collaboratori nella Fiorentina il suo factotum tecnico Ottavio Baccani e l’allenatore Guido Ara. Dal loro lavoro, frutto anche di visite e confronti con le realtà internazionali più avanzate, nacque la proposta del Centro Tecnico Federale, completo di impianti innovativi capaci di rispondere alle esigenze tecniche e sportive della Federazione. Dopo vari sopralluoghi nel 1952 venne deciso di costruirlo a Santa Maria a Coverciano.

In attesa di quello che sarebbe stato il Centro Tecnico Federale la Nazionale continuò ad usare Firenze come base organizzativa, per i ritiri e le preparazioni, tornando anche a Roveta in occasione del big match Italia-Inghilterra del maggio 1952 e tre anni dopo per la preparazione della partita con la Jugoslavia della Nazionale e di quella in Grecia della Nazionale B.

I risultati dell’ultimo ritiro non furono quelli sperati: anche Roveta era cambiata e fu quello l’ultimo raduno azzurro nella località. In vista della tournée sudamericana, con partite in Argentina e Brasile, dell’estate 1956 il raduno venne effettuato al Saltino (1.100 metri di altezza) di Vallombrosa. La Nazionale aveva come riferimento tecnico la Fiorentina scudettata: tutti i suoi giocatori titolari, tranne, ovviamente, il brasiliano Julinho, vennero convocati.

Firenze era la capitale del calcio, dal punto di vista delle strutture, del gioco, ma anche degli uomini. Fulvio Bernardini, allenatore della Fiorentina, faceva parte della Commissione squadre nazionali, assieme ad Alfredo Foni e a Beppe Bigogno, ex calciatore e allenatore viola, che manteneva la propria casa a Firenze, allenatore della Nazionale B.

I tempi erano cambiati, anche il calcio, come l’industria, era entrato nell’epoca della programmazione: la Nazionale aveva bisogno di una casa dove allenarsi stabilmente, e la FIGC di un Centro dove formare i quadri tecnici.

Il 6 novembre 1958 venne inaugurato il Centro Tecnico di Coverciano, dedicato al suo ideatore, Luigi Ridolfi morto pochi mesi prima. Ottavio Baccani ne fu il primo segretario e direttore. L’Italia aveva la propria Università del calcio e il luogo dove preparare i successi del futuro.

Massimo Cervelli e Marco Vichi

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