I Campioni in maglia viola…

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I CAMPIONI IN MAGLIA VIOLA NELLE POESIE DI ANDREA MAZZONI

 

Proseguiamo il… tuffo poetico nella storia centenaria della Fiorentina attraverso i ritratti in versi composti da Andrea Mazzoni e tratti dalla sua raccolta Cantami o Viola di cui è prevista la pubblicazione in primavera. Dopo i tre giocatori martiri, caduti per mano nazista e ricordati nel numero di gennaio in vista del Giorno della Memoria, stavolta ad essere ricordati sono Rodolfo Volk, fiumano e primo goleador della Fiorentina, che nel 1926, in servizio militare di leva a Firenze, per poter giocare fra i gigliati scendeva in campo come Bolteni; Giuseppe Galluzzi, già giocatore delle due formazioni (Libertas e Club Sportivo) che fondendosi dettero vita alla Fiorentina e poi il calciatore viola ed allenatore della squadra che, con il “sistema”, vinse la Coppa Italia 1939-40; Romeo Menti, funambolica ala destra proveniente dal Vicenza, componente della squadra che si aggiudicò il suddetto trofeo e poi più volte campione d’Italia (e nazionale azzurro) con il Grande Torino, prima di perdere la vita nello schianto aereo di Superga.

 

1926   Rodolfo Volk

Dice fosse un bel tipo

e di certo veniva dal mare,

o meglio da Fiume

allora da poco italiana

e che ancora sapeva

di ardita legionaria

impresa del Vate,

il nome portando

di quel Valentino,

divo del muto,

prediletto dal destino.

Il vento d’Oriente

portare lo volle

a calcare del campo

di via Bellini

le mitiche zolle.

Qui, Ulisse novello dei prati,

si camuffò astuto

per sorprendere meglio

insidioso

ciclopi difensori avversari

(e suo fu il primo epocale

goal viola ufficiale),

sicché respirando

l’aere toscano

altro che omerico

esser “Nessuno”:

dei Numi sfidando

l’arcigna potenza

le reti riempì senza freni

quel Volk, soldato fiumano

di stanza a Fiorenza,

che scaltro in campo fingeva

chiamarsi Bolteni.

 

 

1929   Giuseppe Galluzzi

Ma come? Fiorentino purosangue

giochi in bianco e giochi in rosso

nei due club che il calcio

a Firenze han generato

e proprio tu non ci sei stato

al battesimo del Novecentoventisei?

Che ci facevi allor nell’Alba Roma

ad attaccar gli spazi

nemmeno fossi tu un de’ Curiazi?

Non solo… non bastasse

debutti in A con gli zebrati:

roba che nelle faide medievali

t’avrebbero buttato giù –

dove c’è ora il Ponte all’Asse –

fra i ciottoli del Mugnone

da Boccaccio destinati

al deriso Calandrino credulone.

Ma giocare di viola

si vede era nel tuo destino.

E anche seder poi in panchina

sotto di Nervi l’ardita pensilina

vincendo all’istante

il primo ingigliato trofeo

con l’estro di Celoria,

Morselli, Baldini e il talento

del giovane Menti Romeo.

E di largo soprabito vestito,

di lobbia sulle ventitré,

in quegli anni esser ritratto

a fine gara al fianco –

tutti in fila e fieri –

del gruppo vincente, stanco,

dei tuoi ridenti moschettieri.

 

1938   Romeo Menti

Rimase a bocc’aperta

lo stadio nuovo vicentino

nel dì della sua inaugurazione

vedendo quel ragazzino

fare il funambolo sedicenne

e come fosse già maturo

esperto campione

dar del tu al pallone.

Ridolfi marchese fiorentino

quell’incontenibile talento puro

volle per tornar subito in A

a riveder le stelle: e così fu

e quattro stagioni

deliziò quell’ala destra

l’esigente pubblico del Berta,

sicché assai soffrì Fiorenza

a doverne digerire la partenza.

Maglia azzurra e coi granata

a incornar quattro scudetti

fino all’atroce schianto

con cui il Dio del calcio

volle far di Superga

muro del pianto.

Nel risvolto del bavero –

così lo riconobbe

nel suo pozzo di dolore

senza fine Pozzo –

ancor brillava sgomenta

la spilla della Fiorentina,

l’amore mai scordato,

l’amore che non passa.

Andrea Mazzoni

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