Storia dell’A.C. Fiorentina

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STORIA DELL’A.C. FIORENTINA

di LORENZO MAGINI – 44° puntata

 

tratto dall’originale stampato nel n° 10 Anno V di Alé Fiorentina del Giugno 1970

(Nell’edizione originale la puntata è stata pubblicata con il numero 42)

Fine della gestione commissariale e avvento di Baglini

Ancor prima che finisse il campionato 63-64 erano cominciati i sondaggi per dare alla società un nuovo consiglio stabile ed efficiente.

Il deficit, che già aveva raggiunto cifre considerevoli, costituiva però una remora alla buona volontà di diversi sportivi. Tra questi si era formato un gruppo disposto a prendere in mano le redini della società per riportarla ad un assetto dignitoso, proponendosi proprio come primo scopo il risanamento del bilancio. A capo di questo gruppo era Nello Baglini, un industriale di notevole notorietà nel campo degli inchiostri da stampa, vecchio sportivo, già militante da giovane nelle file dell’U.S. Rifredi e fratello di quell’Ernesto Baglini già braccio destro di Ridolfi dal ’30 al ’40. Un uomo con le idee chiare, nemico delle allegre avventure, per il quale non esistevano possibilità di affermazione per una società, se questa non presentasse una tranquillità finanziaria assoluta.

Divergenze però tra Longinotti e questo gruppo di sportivi si verificavano su alcune cifre del deficit della società e sulle modalità della loro estinzione. Tutto veniva quindi rimandato a tempi migliori e a Longinotti non restava altro da fare che continuare nella sua gestione commissariale.

Il 2° Torneo «Città di Firenze»

Visto il successo ottenuto nella prima edizione dell’anno prima, la Fiorentina organizzava nel mese di Giugno il 2° Torneo «Città di Firenze» invitando a parteciparvi le squadre del Benfica, dello Zenith di Leningrado e del Sao Paolo di San Paulo del Brasile; quest’ultima in sostituzione del Palmeiras, squadra vincitrice della prima edizione, che, per impegni precedentemente assunti, aveva dovuto rinunciare all’invito rivoltole. Favorita d’obbligo la squadra portoghese del Benfica, forte dei suoi otto nazionali ed allora sulla cresta dell’onda coi suoi Eusebio, Coluña, Torres, Costa Pereira, ecc. Ad aggiudicarsi invece questa seconda edizione era proprio la squadra brasiliana. Il Benfica infatti veniva battuto nella partita d’esordio dallo Zenith di Leningrado per 1 a 0, mentre il Sao Paolo batteva i viola per 2 a 1 con Del Vecchio e Bazzani, ambedue ben noti agli sportivi fiorentini, il primo per aver militato in diverse squadre italiane, il secondo per essere stato in trattative proprio con la Fiorentina al tempo di Befani. Nella finale il Sao Paolo batteva i russi dello Zenith per 1 a 0, mentre il Benfica per il 3° posto surclassava i viola per 4 a 1. Da notare che nelle file viola aveva giocato in ambedue le partite Amarildo, avuto in prestito, per l’occasione, dal Milan.

Campagna acquisti e vendite

Andati in vacanza i giocatori, Longinotti col fido Montanari si dedicava alla campagna acquisti e vendite per il campionato futuro. Una campagna logicamente condizionata dalla pesante situazione finanziaria della società ma che si concludeva in ultima analisi piuttosto positivamente, non tanto per l’acquisto di giocatori di primo piano che si riducevano soltanto a due (Orlando e Morrone: il primo acquistato dalla Roma, il secondo dalla Lazio), quanto per gli elementi giovani che andavano ad aggiungersi a quelli in via di maturazione già presenti nelle squadre giovanili guidate da Pandolfini. Ai vari Ferrante, Manservisi, Brugnera, Nuti, Salvori, Esposito, Chiarugi, si aggiungevano quest’anno Bertini, Merlo e Vieri: tutto un patrimonio che sarà determinante per le fortune della società e della squadra negli anni futuri.

Lasciavano la società viola Seminario, ceduto al Barcellona, Petris e Bartù, ceduti alla Lazio a conguaglio di Morrone, Canella, ceduto al Catania. Per Lojacono, in comproprietà con la Roma, la sorte veniva affidata alle buste; era la Roma, avendo fatto l’offerta più grossa, a rientrare in possesso per cederlo poi alla Sampdoria.

Il 3 agosto i viola iniziavano la preparazione nell’ormai consueta quiete di Acquapendente. Difficile fin dal raduno si presentò la questione dei reingaggi, che poteva concludersi soltanto alla vigilia dell’inizio del campionato. Purtroppo questa incertezza costava l’eliminazione della squadra viola dalla Coppa Italia fin dal primo turno. A Ferrara infatti contro la Spal, la squadra veniva battuta per 3 a 0, in una partita che suscitava le più risentite reazioni da parte della stampa e degli sportivi per l’assoluto assenteismo dimostrato dai giocatori in tale occasione.

La solita iniziale «doccia scozzese»

La prima di Campionato al Comunale di Firenze opponeva alla squadra viola la matricola Foggia, i satanelli guidati da quel Pugliese, che in seguito diventerà uno degli allenatori più discussi e più folcloristici del campionato italiano. Contrariamente ad ogni aspettativa, specialmente dopo la delusione della domenica precedente in quel di Ferrara, la squadra vinceva comodamente mettendo in mostra un gioco arioso e piacevole. In tale occasione, dopo il debutto in campionato avvenuto a Bari nel maggio scorso, giocava da libero Ferrante, mentre faceva la sua prima apparizione in campionato Bertini, schierato a mezzala in coppia con Maschio.

Squadra completamente alla deriva invece a Marassi contro la Sampdoria ed al contrario, accorta ed organizzata al Nou Camp di Barcellona il mercoledì successivo, in occasione dell’incontro vittorioso sul Barcellona di Seminario nel quadro del primo turno della Coppa delle Fiere. Prova di nuovo incolore e fischiatissima dal pubblico anche se vittoriosa, quella contro la Lazio la domenica successiva.

8 Novembre 1964 – Fiorentina-Juventus 1-0. Maschio, scartato Anzolin, si appresta a segnare il gol della vittoria viola.

E’ una condotta strana, quella della squadra viola in questo inizio di campionato. Una condotta della quale non si riesce a trovare giustificazioni valide e che dà adito alle più impietose illazioni. Ma non è una situazione esclusiva della Fiorentina. E’ tutto il calcio italiano a passare momenti non belli. L’esasperato difensivismo messo in atto dalla quasi totalità delle compagini porta ad eccessi di gioco duro e falloso e suscita reazioni vivacissime nel pubblico. Altri fatti mettono a rumore questo mondo particolarissimo. Altafini lascia il Milan e torna in Brasile per disaccordi finanziari con la società e di carattere con Viani; Sivori incomincia la sua polemica con Heriberto Herrera in seno alla Juventus, creando nella squadra un caos indescrivibile; il Bologna, di punto in bianco scade a squadra di provincia; Helenio Herrera pontifica e conciona in virtù del titolo intercontinentale che l’Inter conquista liquidando in tre partite l’Independiente di Buenos Aires, vincitore sul proprio campo per 1 a 0, ma poi sconfitto per 2 a 0 a Milano e per 1 a 0 ancora, a Madrid, nella bella.

Giancarlo Morrone

Molto diverso da quello dell’Inter il comportamento della Fiorentina. Infatti, dopo il pareggio conseguito a Varese nella partita di campionato, viene clamorosamente estromessa dalla Coppa delle Fiere proprio sul terreno del Comunale da quel Barcellona battuto sul suo terreno nella partita d’andata. E, come al solito, puntuale, immancabile, la vendetta dell’«ex»: è infatti Seminario a siglare i due gol che troncano ogni velleità della squadra viola in questa manifestazione.

Questa eliminazione è come una scudisciata in pieno viso. Per fortuna i giocatori reagiscono e a Roma contro i giallorossi, dopo avere incassato ben due gol nei primi 12 minuti di gara, la squadra ha un’impennata d’orgoglio e finisce il primo tempo addirittura in vantaggio per 3 a 2 segnando con Marchesi su rigore e poi con Nuti e con Morrone. A metà della ripresa pareggerà Angelillo mettendo a segno la sua terza rete della partita.

Atalanta ancora imbattuta la domenica successiva al Comunale. Un gol del solito Hamrin infrange l’imbattibilità della squadra orobica. A Torino però contro i granata, pur essendo andati in vantaggio con Marchesi, rigorista implacabile, i viola cedono di schianto e subiscono tre gol. In sette partite finora disputate venivano così ad incassare ben 11 reti; solo il Mantova e il Varese, con 12, ne avevano incassate di più.

Fine della gestione commissariale

Col 31 ottobre scadeva il termine concesso dall’assemblea dei soci al Commissario Straordinario Longinotti per varare un nuovo consiglio.

Non avendo potuto provvedere in merito, Longinotti si presentava all’assemblea, tenutasi la sera del 31, con un progetto personale che consisteva nell’assumere lui stesso la presidenza del Consiglio, allargando però ad un numero indeterminato il numero dei consiglieri i quali avrebbero garantito personalmente, ciascuno per una parte stabilita in precedenza, il disavanzo finanziario. Si tentava cioè, né più né meno, di costituire una specie di società per azioni. A tale scopo però era necessario che l’assemblea modificasse alcuni articoli dello statuto societario. La proposta veniva bocciata a grandissima maggioranza dall’assemblea che, allo scopo di dare alla società un consiglio, istituiva una commissione elettorale con l’incarico di procedere ai sondaggi necessari e quindi presentare i nomi di un nuovo consiglio alla prossima assemblea generale. Longinotti rimaneva in carica per il «disbrigo della normale amministrazione».

La squadra non sembrò risentire della critica situazione societaria, e dopo la parentesi per l’incontro di qualificazione per la Coppa Rimet del 1966 con la Finlandia a Genova, vinta dagli azzurri per 6 a 1, batteva al Comunale sia la Juventus che i neo-campioni d’Italia del Bologna. A siglare le due vittorie era Maschio, tornato a brillare in questo scorcio di campionato come ai bei giorni del trio degli angeli dalla faccia sporca (Angelillo, Sivori, Maschio) che aveva suscitato gli entusiasmi di milioni d’argentini. A S. Siro contro il Milan capolista fin dalle prime giornate faceva il suo esordio stagionale Gonfiantini, il quale per incidenti vari aveva dovuto restare fuori squadra fin dall’inizio del Campionato. Un esordio purtroppo sfortunato, in quanto era il Milan a vincere con sicurezza portando con questa vittoria il suo vantaggio sulla seconda in classifica a quattro punti. Nel prosieguo del campionato questo distacco aumenterà progressivamente fino a raggiungere i sette punti! Ma non saranno i rossoneri a vincere lo scudetto.

La domenica successiva scendeva al Comunale la matricola Cagliari. L’incontro vittorioso coincideva purtroppo con un gravissimo incidente a Marchesi. Spintonato da Gallardo, al quale aveva tolto la palla, Marchesi cadeva a terra e lo stesso Gallardo, nel tentativo di carpirgliela di nuovo, colpiva il bravo mediano al braccio procurandogli la frattura del radio sinistro, al terzo medio. Nelle file del Cagliari anche quel Riva per il quale in seguito si conieranno gli aggettivi più iperbolici ad esaltarne l’imprese goleadoristiche: nelle cronache di questa partita però il suo nome compare soltanto per un ciclonico spintone dato ad Albertosi già con la palla strettamente al petto.

A Vicenza la partita col Lanerossi veniva sospesa per nebbia quando le squadre erano sempre sullo 0 a 0 e rinviata a data da destinarsi.

La morte di Pedro Petrone

Il 14 dicembre moriva a Montevideo Pedro Petrone, il centravanti che i fiorentini ogni anno, dal 1933 in poi, avevano sognato poter vedere reincarnato in qualcuno dei tanti succedutisi all’«artillero». Per 44 partite l’avevano ammirato in maglia viola, dal 1931 al 1933, fino al giorno cioè in cui s’era dileguato di buon mattino, all’insaputa di tutti, non avendo digerito una triplice ripetizione d’un calcio d’angolo in allenamento impostogli dall’allenatore Felsner durante l’allenamento del giorno prima. In 44 partite aveva messo a segno 37 gol: molti con la potenza del suo tiro, diversi con astuzia, tutti quanti in virtù d’una classe oggi purtroppo definitivamente scomparsa.

Maschio e Orlando alla ribalta

Contro l’Inter campione mondiale si aveva allo stadio Comunale la rivincita di Maschio nei confronti di quell’Herrera che due anni prima l’aveva giubilato come una scartina. Era proprio l’argentino a impedire ai nerazzurri un successo che dopo i primi dieci minuti della ripresa sembrava addirittura avviarsi a diventare clamoroso dopo i due gol messi a segno da Corso e Mazzola. La partita finiva col pareggio per due a due ed ambedue i gol viola erano opera di Maschio. Di Orlando invece, i due messi a segno al Cibali contro il Catania, dopo che la domenica precedente l’altra squadra siciliana, il Messina, era riuscita ad imporre il pareggio ai viola a Firenze.

Da Catania la Fiorentina si recava direttamente a Vicenza per il recupero della partita sospesa l’otto dicembre per la nebbia. Una partita piuttosto accesa che vedeva l’allenatore Scopigno allontanato dal Campo ad opera dell’arbitro Di Tonno, contro il quale a partita conclusa si scateneranno le ire dei tifosi vicentini cui non andava giù il pareggio ottenuto dai viola. Da Vicenza a Mantova e altro rinvio per nebbia. Un rinvio quanto mai propizio per i viola perché avvenuto a soli sei minuti dalla fine quando il Mantova conduceva per 2 a 0!

20 Dicembre 1964- Fiorentina-Internazionale 2-2. Il primo gol di Maschio.

 

Il secondo gol, quello del pareggio, segnato da Maschio nella partita con l’Inter. H. Herrera è servito!

 

Baglini, l’uomo nuovo

Il 15 gennaio si concludevano finalmente gli sforzi per la soluzione della crisi societaria: il nuovo presidente della società viola era Nello Baglini. Longinotti passava la mano, non senza dare ancora una volta un gesto della sua sportività. L’ex presidente ed ex commissario, per rendere più facile l’opera del suo successore, decideva di congelare a suo nome per un periodo di tre anni una parte del debito contratto dal vecchio consiglio da lui presieduto. Cominciava da quel giorno un corso nuovo per la società e per la squadra, quel corso nuovo che consacrerà definitivamente la Fiorentina «grande» con la conquista del suo secondo scudetto.

Il nuovo presidente Nello Baglini.

Quasi a volere esprimere la soddisfazione di tutti per la soluzione della crisi la squadra regalava ai suoi tifosi una clamorosa vittoria sul Genoa: 5 a 0. Tre di questi gol erano opera di Orlando il quale, proprio per questi passava al comando della classifica dei cannonieri. Il recupero della partita col Mantova si concludeva anch’esso, come quello di Vicenza, con un pareggio; ed un nuovo pareggio lo si registrava nella prima di ritorno sul campo dei satanelli foggiani. Tutto sembrava procedere per la strada giusta quando all’improvviso, la Sampdoria, scesa a Firenze con un allenatore assunto proprio nella settimana precedente l’incontro, l’ex viola Baldini, faceva lo sgambetto ai gigliati vincendo al Comunale con un gol di Da Silva segnato a 8 minuti dalla fine. In quello stesso giorno per le sconfitte subite dall’Inter a Foggia e dalla Juventus a Cagliari, il Milan portava il suo vantaggio sulle inseguitrici a 7 punti! Ed era in arrivo, richiamato in patria, il ribelle Altafini!

Nemmeno a farlo apposta il rientro in squadra dell’asso brasiliano, avvenuto la domenica successiva, coincideva con una sconfitta interna dei rossoneri ad opera del Lanerossi Vicenza, mentre la Fiorentina invece andava a vincere a Roma contro la Lazio con un gol di Bertini.

Il 13 febbraio Baglini presentava all’approvazione dell’assemblea la lista del consiglio da lui presieduto. Questi era così composto: Presidente, Nello Baglini; Vicepresidente: Ugolino Ugolini e Alfredo Senatori; Consiglieri: Attilio Fochi, Sergio e Varo Ristori, Luigi Boni, Mino Ottino, Narciso Parigi. Durata della carica tre anni, abbreviabile soltanto per dimissioni volontarie del consiglio stesso. Programma: risanamento del bilancio e potenziamento della squadra. Per diversi, la quadratura del cerchio. Ma Baglini riuscirà nell’intento e condurrà la Fiorentina al suo secondo scudetto.

 

Maglia azzurra per Orlando

Le due partite interne a seguire contro Varese e Roma si concludevano con due vittorie: la prima siglata da Orlando con Bertini migliore uomo in campo, la seconda con due reti di Maschio e con una nuova prestazione maiuscola del giovane pratese.

Maschio però rimaneva infortunato a Bergamo dopo solo 10 minuti di gioco e l’Atalanta ne approfittava per vincere l’incontro con l’aiuto di un calcio di rigore. Orlando tornava a farsi vivo contro il Torino al Comunale, e segnando i due gol della vittoria gigliata conquistava di prepotenza la maglia azzurra per l’incontro amichevole con la Germania, disputatosi ad Amburgo e conclusosi per 1 a 1 in una partita costellata di scorrettezze vicendevoli culminate con l’espulsione di Burgnich.

Contro la Juventus a Torino la squadra soccombeva con il minimo scarto. Più grave invece la sconfitta subita a Bologna nel giorno in cui l’Inter, vincendo il derby per 5 a 2, si portava ad un solo punto dai rossoneri i quali la domenica successiva, costretti al pareggio proprio dai viola a Firenze, si vedevano raggiungere in testa alla classifica dall’Inter vittoriosa sul Bologna. Si era alla 28a giornata! Il campionato, per quanto riguardava lo scudetto, ormai circoscritto alle due milanesi, era ancora tutto da giocare! Tornava in testa il Milan la domenica successiva per il pareggio conseguito dall’Inter a Vicenza (altrettanto faceva la Fiorentina a Cagliari) e manteneva ancora il minimo vantaggio la domenica successiva battendo la Juventus a S. Siro, nel giorno in cui la Fiorentina si levava alfine la soddisfazione di battere con largo margine il Vicenza, squadra sempre scorbutica per i gigliati.

Mario Bertini e Umberto Maschio: la giovane speranza prelevata dall’Empoli e l’affermato campione e maestro.

Il torneo di New York

A cavallo tra le partite di Cagliari e di Vicenza si aveva una parentesi internazionale per la disputa della partita Italia Polonia a Varsavia per la qualificazione per la Coppa Rimet (0 a 0). Ne approfittava la Fiorentina per volare a New York, invitata a partecipare al torneo di quella città nel quale si trovava di fronte la squadra americana dell’Ukrainian, dell’Aris di Salonicco e dell’Eintracht di Francoforte. Battendo sia l’Ukrainian che l’Eintracht e pareggiando con l’Aris la Fiorentina si aggiudicava il torneo tra l’entusiasmo, delle migliaia di italo-americani residenti nella metropoli nordamericana.

Il crollo del Milan

Il campionato ormai viveva soltanto sul duello Milan-Inter. A farne le spese per prima era proprio la squadra viola nell’incontro che a S. Siro la opponeva all’Inter. Un sei a due per i nerazzurri, cui rispondevano ancora brillantemente i rossoneri andando a vincere a Bologna sugli ancora campioni d’Italia. Ma la domenica successiva perdendo l’incontro interno con la Roma i rossoneri davano via libera ai cugini milanesi. L’Inter passava in testa e la manteneva sino alla fine del campionato chiudendolo con tre punti di vantaggio sul Milan. La Fiorentina, dopo la batosta subita a Milano andava a vincere a Messina, surclassava al Comunale l’altra squadra siciliana del Catania con una cinquina, e con una doppietta batteva l’ormai condannato Mantova; concludeva infine, insistendo in quella che era stata un po’ tutta la sua fisionomia del campionato attuale, con una sconfitta senza attenuanti sul campo di Marassi ad opera del Genoa, cui nulla servirà questo sonante successo. Insieme a Messina e Mantova il vecchio glorioso grifone scenderà in serie B, cominciando così quella dolorosa, lenta e inarrestabile discesa che si concluderà addirittura, per lui già nove volte campione d’Italia, nell’anonimato della serie C!

Lorenzo Magini

Continua nel prossimo numero…

(Le foto sono tratte dall’Archivio Polidori)

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