“Il problema non è Kean. Vanoli…”

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Neanche i più pessimisti e critici avrebbero mai ipotizzato un finale di anno solare così avaro di cose buone. Quattro mesi in cui la Fiorentina non si è quasi mai presentata alle partite, non è quasi mai uscita vincente (una sola volta, in campionato) e non si è mai davvero avuta la sensazione che qualcosa potesse cambiare. L’anno nuovo, in questo senso, è l’occasione di cambiare rotta in modo deciso. Per analizzare la stagione della Fiorentina, i possibili perché di questo brutto rendimento e capire come uscire dai bassifondi della classifica, Alé Fiorentina ha intervistato Claudio Desolati, grande ex attaccante viola dal 1971 al 1981.

Desolati, cosa è successo alla Fiorentina? Come si spiega questa classifica e queste prestazioni?

«Non è facile dare una spiegazione logica a quanto stiamo vedendo, ormai, da mesi. La Fiorentina non gioca, o almeno non gioca come dovrebbe: troppo lenti, poco grintosi, poco uniti… Non ci siamo per niente! Da fuori non so spiegarmi le ragioni dietro questo rendimento, probabilmente è un insieme di fattori».

Eppure, dopo la gara contro l’Udinese avevamo sperato che qualcosa fosse cambiato…

«Lo speravamo, sì, ma sono stato fin da subito un po’ scettico: essere in superiorità numerica dopo una manciata di minuti dall’inizio, ha influito evidentemente sulla prestazione e sul risultato finale. Purtroppo una rondine non fa primavera, come si usa dire. Adesso vediamo cosa succede contro la Cremonese…».

Anche a livello di singoli, la Viola sta deludendo tantissimo. Primo fra tutti Kean che, dopo un’ottima stagione lo scorso anno, non si sta confermando. Da grande attaccante qual è stato, che giudizio si sta facendo sull’ex Juventus e sul suo momento?

«Penso che Kean sia indiscutibile. Siamo di fronte a un grande attaccante, che ha fisico, tecnica, che colpisce bene di testa, che sa tirare con entrambi i piedi e che ci mette sempre tutto. Poi, naturalmente sbaglia anche lui, ad esempio quando s’incaponisce o cerca di fare troppo, ma non è lui il problema. Da attaccante, penso che il problema sia in chi gli sta dietro: guardi con attenzione le partite, Kean non viene mai servito bene, con il tempismo giusto, con la giusta misura. E questo lo porta a essere molto spesso in fuorigioco o raddoppiato nella marcatura. Così diventa difficile anche per uno come lui. Ai miei tempi, ad esempio, “Antonio” sapeva perfettamente quando e come servirmi, e questo mi facilitava tantissimo la vita. Oggi non è affatto così: troppo spesso i centrocampisti o gli esterni tengono palla e si mettono a scartare gli avversari perdendo il tempo, oppure crossano senza guardare dov’è l’attaccante».

Quindi non pensa, come alcuni, che il vero Kean, numeri in carriera alla mano, sia questo anziché quello ammirato la scorsa stagione?

«Assolutamente no, non scherziamo! Kean è un grande attaccante, fidatevi».

Su mister Vanoli, invece, che idea si è fatto?

«Be’, non ero tra quelli entusiasti quando si è fatto il suo nome per il dopo Pioli, sono sincero. Sta provando a fare qualcosa ma, oggettivamente, sta dando poco alla causa viola. Penso però sia ingiusto dare troppe responsabilità all’allenatore: spesso e volentieri ci dimentichiamo che in campo vanno i giocatori, il mister può fare tutto e di più ma se i suoi ragazzi non “rispondono” come dovrebbero ha poche responsabilità».

Non è tra coloro che vorrebbero un altro cambio in panchina, dunque?

«No, non mi piacciono i cambi di allenatore in corsa, penso che raramente riescano a dare qualcosa di importante. Aspettiamo e vediamo cosa succede…».

Allora come si esce da questa brutta situazione?

«C’è solo un modo per uscirne: il lavoro. I calciatori, che sono i primissimi responsabili di questa brutta stagione, devono capire che non si può continuare così. È l’ora che dimostrino ai tifosi di essere degni della maglia e della città. Devono diventare un gruppo più unito, parlare di più in campo, aiutarsi maggiormente. Devono comprendere che da queste sabbie mobili si esce soltanto stando insieme».

Il mercato e il possibile arrivo a Firenze di Paratici, in questo senso, possono aiutare?

«Paratici è un uomo di calcio, un dirigente che saprà certamente mettere le mani in questa squadra e dare il suo contributo: non si discute sul fatto che sia o meno all’altezza del compito, casomai il dubbio è su quanti soldi potremo spendere a gennaio… Non credo moltissimi. Detto questo, non c’è dubbio che alla Fiorentina servano dei rinforzi. Soprattutto in mezzo al campo, dove servirà almeno un giocatore di livello. Non uno che corre venti chilometri a partita, ma uno intelligente, che giochi a testa alta, che sappia quando dare il pallone e come darlo. Serve un ragionatore, con un po’ di esperienza e voglia di far girare questa squadra».

È fiducioso sulla salvezza?

«Lo sono… Devo esserlo per forza! Non posso credere che la Fiorentina, e questo gruppo, possa retrocedere. Mi fa troppo male… ma devono svegliarsi e devono farlo adesso».

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