Storia dell’ A.C. Fiorentina

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di LORENZO MAGINI – 43° puntata

tratto dall’originale stampato nel n° 8-9 Anno V di Alé Fiorentina di Aprile-Maggio 1970

(Nell’edizione originale la puntata è stata pubblicata con il numero 41)

Da Valcareggi a Chiappella

Attività internazionale

I mesi dal maggio al settembre del 63 sono caratterizzati da una intensa attività internazionale della squadra.

Ancora prima che finisse il campionato, subito dopo la disastrosa partita col Venezia, la Fiorentina si recava per una breve tournée in Russia. «Lasciateli in Russia», aveva gridato il pubblico esasperato alla fine dell’incontro; in Russia invece i viola apparvero come trasformati. Il 10 maggio incontravano a Mosca i campioni della Dinamo forti dei nazionali Jashin, Netto, Metreveli, Cislenko e, contrariamente ad ogni aspettativa, li surclassavano battendoli per 3 a 1 (gol di Hamrin – 2, e Bartù, quest’ultimo aggregatosi alla squadra per concessione del Venezia ormai irrimediabilmente condannato alla retrocessione) e si ripetevano il 12 maggio a Leningrado battendo per 2 a 1 (gol di Seminario e Dell’Angelo) la squadra locale dello Zenith. Due vittorie che suscitavano scalpore e meraviglia e che riproponevano grossi interrogativi circa il comportamento tenuto dalla squadra durante il campionato.

Alla fine del quale la squadra partecipava alla Coppa Rappan incontrando nel proprio girone la squadra francese del Sedan, quella svizzera dello Zurigo e quella belga dello Standard Liegi. La prima veniva battuta per 5 a 4 a Firenze (Hamrin 3, Cavicchia 2) e si affermava sul proprio terreno per 2 a 0; la seconda pareggiava in casa propria per 1 a 1 (Hamrin) e perdeva a Firenze per 1 a 0 (ancora Hamrin) nella partita che vedeva il debutto in prima squadra del giovanissimo Ferrante nel ruolo di libero; la terza infine vinceva a Firenze per 1 a 0, e pareggiando poi nel mese di agosto sul proprio terreno per 1 a 1, estrometteva proprio la squadra viola dai quarti di finale della competizione.

Arrivi e partenze.

Nel frattempo si svolgeva la consueta campagna acquisti e vendite. Partivano Sarti e Milani, destinazione Inter, dalla quale giungevano a Firenze Maschio e Buffon; Malatrasi veniva ceduto alla Roma, mentre questa cedeva a sua volta alla squadra viola Guarnacci e Lojacono; rientravano nelle file viola Benaglia e Bartù; venivano acquistati Salvori dall’Udinese e Pirovano dal Verona. Per le squadre minori venivano infine acquistati diversi elementi che poi con l’andar del tempo costituiranno l’ossatura di quella squadra baby che, riuscirà a conquistare il secondo titolo di campione d’Italia. Sarà questa l’eredità più bella che Longinotti lascerà alla Fiorentina quando, stanco e amareggiato, lascerà definitivamente la società viola. Fra le partenze di rilievo di quest’anno da segnalare quella di Dell’Angelo ceduto al Vicenza e quella di Cavicchia ceduto al Padova.

Il torneo «Città di Firenze»

Dall’8 al 15 giugno si svolgeva al Comunale il torneo internazionale «Città di Firenze» sotto il patrocinio del giornale «La Nazione».

Partecipanti quattro squadre: la Fiorentina, il Vojvodina, e le due squadre brasiliane del Palmeiras e del Botafogo: l’una con l’indimenticabile Julinho tutt’ora sulla breccia, l’altra con Amarildo, il campione del mondo ormai definitivamente del Milan.

Nelle semifinali il Palmeiras batteva il Botafogo e la Fiorentina il Vojvodina con un punteggio tennistico (6 a 2 e gol di Hamrin 3, Seminario, Lojacono, Canella). Nella finale per il primo e secondo posto tra Palmeiras e Fiorentina la vittoria arrideva alla squadra brasiliana per 3 a 1; in quella per il terzo e quarto posto si affermava il Botafogo il quale, sia pure con i calci di rigore, riusciva a superare gli jugoslavi del Vojvodina.

Le squadre brasiliane del Palmeiras e del Botafogo partecipanti al Torneo“Città di Firenze”. Nella prima riconoscibili Djalma Santos (il primo da sinistra in piedi) e il grande Julinho (il primo a sinistra accasciato); nella seconda il successore di Julinho nella nazionale brasiliana Garrincha (il primo a sinistra accasciato) e Amarildo, ormai del Milan (il quarto a sinistra accasciato).

 

Dimissioni rientrate di Longinotti

Improvvisamente, nel mese di Luglio, adducendo motivi di lavoro, Longinotti comunicava al consiglio le sue dimissioni. Presi alla sprovvista, i consiglieri, dopo alcuni giorni di discussioni, decidevano di respingerle. Pressato anche dalla stampa, Longinotti recedeva dalle sue decisioni e la squadra poteva così partire per Abbadia S. Salvadore in tutta tranquillità. Valcareggi aveva a sua disposizione i seguenti giocatori: Albertosi ormai definitivamente titolare, Buffon, Robotti, Castelletti, Marchesi, Gonfiantini, Pirovano, Brizi, Guarnacci, Benaglia, Seminario, Petris, Maschio, Lojacono, Canella, Bartù, Salvori. La prima uscita della squadra si aveva a Pisa, dove ottima poteva intravedersi l’intesa fra Maschio ed Hamrin. Poi, dopo la partita con lo Standard Liegi in terra belga nel quadro della Coppa Rappan di cui abbiamo detto sopra, la Fiorentina si recava a Cadice per prender parte insieme a Benfica, Barcellona e Valencia all’annuale torneo omonimo. Battuto il Valencia per 3 a 2 (Seminario, Bartù, Hamrin), s’incontrava in finale col Benfica, il quale con lo stesso punteggio aveva eliminato il Barcellona. Dopo 90′ il risultato era di parità: 3 a 3 (Hamrin 2, e Lojacono per i viola, Torres 2, e Eusebio per il Benfica). Nei tempi supplementari Valcareggi sostituiva Albertosi con Buffon e il Benfica andava a segno altre quattro volte (ancora Torres per due volte e due volte Yanca).

Enrico Albertosi – Partito Sarti finalmente il titolare della maglia n. 1 è lui.

Rientrati dalla Spagna, i viola affrontavano al Comunale i campioni della Dinamo di Mosca scesi a Firenze per restituire la visita fatta loro nel maggio scorso. Ed erano questi ad imporsi (4 a 0) mettendo in mostra un gioco atletico e collettivo ad alto livello, anche se piuttosto privo di idee geniali e di tecnica: il gioco caratteristico dei russi.

Cambio della guardia

Il campionato aveva inizio il 15 settembre con l’incontro Lazio-Fiorentina all’Olimpico: senza infamia e senza lode si concludeva con un pareggio conseguito dalla Lazio su calcio di rigore concesso dall’arbitro Campanati per atterramento di Galli da parte di Pirovano e messo a segno da Maraschi.

La formazione tipo della Fiorentina 1963-64. In piedi: Robotti, Albertosi, Marchesi, Gonfiantini, Castelletti; accosciati: Hamrin, Lojacono, Brizi, Seminario, Maschio, Canella.

La sostanziosa vittoria della domenica successiva sull’Atalanta mandava nuovamente in sollucchero gl’irriducibili fans di Lojacono, che segnando due splendidi gol e orchestrando tutto il gioco della squadra dava ancora una volta dimostrazione di quella grandissima classe già dimostrata in passato. Altra superlativa prova di Lojacono contro la Sampdoria il mercoledì successivo in notturna; anche Seminario, schierato fin dall’inizio del campionato come, centravanti, sembrava aver trovato nuovo vigore e nuova statura tecnica. Con due mezzali come Lojacono e Maschio e con un Hamrin scattante come non mai e sempre pronto ai suggerimenti degli argentini, la Fiorentina sembrava aver finalmente ritrovato la prima linea dei tempi di Czeizler. Purtroppo però non aveva ritrovato né il carattere né la sicurezza dei tempi di Bernardini. E così dopo due entusiasmanti vittorie, regolare, cronometrico, lo smacco esterno subito a Bologna. Di questo in certo qual modo si rifaceva, andando a pareggiare a Torino contro la Juventus in piena crisi tecnica, che proprio nella settimana precedente questo incontro aveva defenestrato il brasiliano Amaral per sostituirlo con Monzeglio.

La vittoria sulla Spal era un grazioso regalo dell’arbitro Cicerone, il quale per due volte negava agli spallini due calci di rigore grandi come una casa per altrettante respinte di pugno in area da parte di Robotti e Canella; la sconfitta di Vicenza era invece da addebitarsi all’emozione del debuttante Brugnera il quale, solo davanti a Luison, sbagliava clamorosamente il gol del pareggio.

Con i viola diretti a Genova per la partita di Marassi col Genoa partiva pure Valcareggi. A Marassi però in panchina prendeva posto Chiappella. Il consiglio aveva esonerato il tecnico triestino mentre questo si trovava lontano da Firenze; Chiappella veniva richiamato da Foggia, dove si era recato con la De Martino, e veniva spedito a Genova per prendere in mano le redini della squadra. Continuava senza posa il vorticoso giro di valzer degli allenatori.

Aveva colpe Valcareggi? Forse, anzi senza dubbio sì. Il campionato precedente non era stato certo esaltante. Acquisti sbagliati come quello di Almir pesavano senza dubbio sul giudizio che su di lui tanti si erano fatti. La squadra gli sfuggiva di mano, la sua autorità sembrava ormai compromessa. Ma dove finivano le sue responsabilità per questo stato di cose e dove cominciavano quelle del consiglio? Difficile il dirlo. La situazione invero precaria dal lato disciplinare si pensò sanarla chiamando alla direzione della squadra Chiappella. Si faceva affidamento sul fatto che con molti atleti fino a tre anni prima aveva lottato fianco a fianco, e sul suo grande attaccamento ai colori viola.  Anche se discusso, anche se inizialmente avversato, Chiappella lascerà nei prossimi anni un’impronta indelebile, tanto che il suo immediato successore potrà l’anno immediatamente successivo al suo esonero condurre la squadra a fregiarsi per la seconda volta del titolo di campione di Italia.

Il debutto di Chiappella come allenatore coincideva purtroppo con una sconfitta Per sua fortuna il campionato subiva una sosta piuttosto lunga per dar modo agli azzurri di prepararsi all’incontro di ritorno con la Russia valevole per la Coppa delle Nazioni, con la speranza di poter cancellare la figura indecorosa fatta il 13 ottobre a Mosca dove, oltre alla sconfitta, gli azzurri dovevano sorbirsi gli isterismi di Pascutti cacciato dal campo per aver preso a pugni il terzino Dubinsky.

Longinotti commissario

Il 31 ottobre si aveva l’assemblea dei soci della Fiorentina. Approvata la relazione finanziaria (con un passivo già arrivato alla cifra astronomica di 412.227.504 lire!), il consiglio veniva bocciato sulla relazione sportiva e quindi costretto a dare le dimissioni. Longinotti veniva proposto dall’assemblea come Commissario straordinario per 6 mesi, col compito di reperire nuovi nomi e nuove persone qualificate, pronte ad assumersi l’impegno di formare un nuovo consiglio.

Ciò nonostante i consiglieri dimissionari, con alto senso di responsabilità, bisogna riconoscerlo, assicuravano a Longinotti tutto il loro appoggio finanziario fino alla creazione del nuovo consiglio. Il campionato, dopo l’incontro con la Russia disputato all’Olimpico (1 a 1 il risultato e conseguente eliminazione dell’Italia dalla Coppa delle Nazioni), riprendeva per i viola con la trasferta di Messina dove conseguiva una comoda vittoria, quanto mai utile per il momento critico attraversato dalla società.

Le quattro partite successive si concludevano con altrettanti pareggi: con la Roma e il Torino al Comunale; con l’Inter a S. Siro, dove era Pirovano con una delle sue micidiali bordate da fuori area a dare ai viola il pareggio; col Catania ancora al Comunale, in una partita in cui l’arbitro Adami decretava ben tre espulsioni (Lojacono, Bartù, Fanello), e Marchesi gettava al vento la vittoria sbagliando un calcio di rigore.

L’anno comunque si concludeva con una vittoria particolarmente sentita: quella sul Milan di Sani, Altafini, Rivera ed Amarildo. Gran parte di questa deve attribuirsi senza dubbio al giovane Brizi, che chiamato ad affrontare per la prima volta un Altafini col dente avvelenato per il nomignolo affibbiatogli da Viani («coniglio») per il comportamento tenuto nelle partite col Santos in Brasile in occasione della disputa della Coppa Intercontinentale dei Campioni, annullava completamente il centravanti brasiliano, anticipandolo sistematicamente con eleganza e tecnica, ed imponendosi in tal modo all’attenzione della stampa qualificata.

Anche i duri piangono. Le lacrime di gioia di Beppe Chiappella dopo la vittoria conseguita dai suoi ragazzi contro il Milan il 29 dicembre 1963.

Il ’64 s’iniziava per la Fiorentina con la vittoria conseguita a Modena contro i canarini di Frossi «il rettore magnifico dell’Università del catenaccio» come scherzosamente lo definiva Pegolotti sulla Nazione. Il magnifico rettore però questa volta veniva clamorosamente corbellato dalla matricola Chiappella: andata in vantaggio all’8′ del primo tempo con Petris la squadra viola si chiudeva a riccio e resisteva fino al 90′. «Non avevo mai visto un catenaccio simile», dirà Frossi alla fine dell’incontro. Detto da lui c’è veramente da crederci!

Dopo Modena, tre partite consecutive in casa: Bari, Mantova, Lazio. Battuto a fatica il Bari su calcio di rigore, la squadra crollava improvvisamente contro il Mantova, che passava vittorioso al Comunale con un gol di Nicolé. Contro la Lazio la squadra tornava alla vittoria iniziando il girone di ritorno. Una vittoria stentata per il rotto della cuffia, e che prospettava un futuro niente affatto confortante.

7 a 1 e cinque gol di Hamrin

Improvvisamente invece, come uno sguardo di sole in un cielo tempestoso, si verificava la più clamorosa vittoria esterna della Fiorentina, che per numero di gol superava addirittura quella fantastica dell’anno di Czeizler ottenuta con uno sbalorditivo 6 a 0 sul campo del Torino, Gioco scintillante, senza fronzoli, continuo e sempre in crescendo, e sette gol nella rete dell’atalantino Pizzaballa. Tre giocatori su tutti: Bartù, Pirovano e Hamrin. Quest’ultimo metteva a segno ben cinque reti stabilendo il record annuale delle segnature, rimasto da allora ad oggi tuttora imbattuto.

Sullo slancio la squadra passava anche a Genova sconfiggendo a Marassi la Sampdoria, ed affrontava a viso aperto la domenica successiva il Bologna di Bernardini, splendido protagonista di questo campionato. In una cornice immensa di pubblico la partita si chiudeva sullo 0 a 0. Il discepolo aveva tenuto testa validamente al maestro. Due traverse colpite da Bartù, in condizioni veramente smaglianti, gli infortuni subiti da Guarnacci e Canella, che riducevano praticamente la Fiorentina in nove, erano motivi di rammarico più che legittimi. La soddisfazione più grande rimaneva comunque il gioco messo in mostra dalla squadra. Questo aveva modo di brillare ancora e con maggior fortuna la domenica successiva contro la Juventus, sempre al Comunale di Firenze, e si confermava di una praticità essenziale sul campo di Ferrara dove la Fiorentina riusciva a rimanere indenne dalle insidie che quasi sempre nel passato su quel campo non era riuscita ad evitare.

Firenze 23 febbraio 1964 – Fiorentina-Bologna 0 a 0. Negri, nonostante lo splendido volo è battuto, ma il tiro di Bartù viene respinto dalla traversa.

Doping

A questo punto trovava posto nella terminologia calcistica un nuovo termine: il doping. Immediatamente, di conseguenza, anche una nuova terminologia entrava nel linguaggio comune. Anfetamine, gascromatografia, ecc., correvano sulla bocca di tutti; in passato ci si contentava di termini ben più prosaici: cotta, bomba, bambola, erano quelli più comuni. La pietra dello scandalo, il Bologna di Bernardini. Cinque giocatori (Perani, Pascutti, Pavinato, Fogli e Tumburus) venivano trovati positivi al controllo antidoping stabilito dalla federazione, sui prelievi organici, effettuati su tali giocatori, dopo la partita Bologna-Torino.

Una bomba clamorosa, resa ancor più clamorosa dal fatto che immediatamente dava la stura alle più fantasiose illazioni, chiamando in causa tutto un mondo, quello calcistico, sottoposto alla più spietata legge della giungla. Sui giocatori incriminati pendeva la spada di Damocle di una lunga squalifica; per la società, quella della penalizzazione in classifica di tre punti. A trarne giovamento la squadra che tutti avevano pronosticato come la più sicura candidata allo scudetto: l’Inter. Bologna e Milano, l’una contro l’altra armata, promettevano sfracelli di querele. Chiamato in causa il sistema conservativo dei prelievi organici: anche Coverciano sul banco degli imputati. Un caos indescrivibile, fazioni opposte in tutta Italia. In tanto bailamme anche la Fiorentina perdeva la trebisonda, e col Vicenza in casa andava incontro ad una nuova sconfitta. Gioco confusionario e deludente anche contro i rossoblù genoani al Comunale, per fortuna battuti con due guizzi del solito Hamrin. Il Bologna frattanto veniva condannato con tre punti di penalizzazione e Bernardini squalificato fino al settembre 1965. Ne approfittava l’Inter che in tal modo passava in testa alla classifica.

La Fiorentina nel frattempo andava a vincere a Mantova per poi perdere nuovamente in casa contro il Messina. La prossima avversaria dei viola dopo questo incontro sarebbe stata l’Inter, vittoriosa, nel giorno della sconfitta viola col Messina, sullo stesso Bologna all’ombra della Garisenda. Molte delle speranze di Bernardini erano racchiuse in quest’incontro. Speranze che purtroppo andavano deluse perché il buon Chiappella anziché affrontare l’Inter con l’arma più congeniale «palla lunga e pedalare», s’intestardiva nel far disputare alla squadra una partita su di una base tattica, cascando proprio nel tranello tesogli dal mago Herrera. Era l’inizio del disarmo finale. Dopo questa partita infatti la squadra nelle altre quattro restanti non riuscirà che a raccapezzare un misero pareggio casalingo perdendo, in trasferta, tutte le rimanenti: nell’ordine con Catania, Milan e Bari.

Restituiti dopo lunghe traversie i tre punti al Bologna, il campionato veniva deciso con lo spareggio tra Bologna e Inter all’Olimpico a Roma. Lo vinceva il Bologna dedicandolo alla memoria del suo presidente Dall’Ara, cui la difesa della sua squadra dall’ombra infamante che l’aveva avvolta era costata la vita. Era morto infatti, stroncato da crisi cardiaca tra le braccia del suo più implacabile avversario (calcisticamente parlando) Moratti, nella sede della Lega in Via Allegri a Milano, proprio il giorno dell’ultima udienza stabilita dall’organo federale per la decisione sul caso Bologna-Inter. La Giustizia per fortuna non si ottiene solo con la carta da bollo. Il Bologna il suo scudetto lo conquistava sul campo.

Continua nel prossimo numero…

(Le foto sono tratte dall’Archivio Polidori)

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