VITTORIO POZZO, CUORE VIOLA

VITTORIO POZZO, CUORE VIOLA

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Sfogliando le pagine de L’Ordine del Marzocco incontriamo varisconosciuti e talvolta incredibili aneddoti legati ai tifosi viola d’anteguerra. Troviamo un noto politico fiorentino che seppurcieco e privo di mani non si perdeva neanche una partita allo stadio e troviamo perfino un gruppo di tifosi che andò in trasferta a Bologna, valicando la Futa in bicicletta.

I nostri nonni fecero dunque tante follie per amore della Fiorentina, ma era quasi impossibile immaginare che anche il più illustre rappresentante del calcio italiano degli anni ’30 avesse il cuore viola…

Parliamo di Vittorio Pozzo che portò gli azzurri per due volte sul tetto del mondo e che con la Nazionale conquistò anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936. Pozzo era piemontese; il tipico piemontese di una volta, serio e distaccato: tutto il contrario del classico tifoso viola becero e caciarone. Eppure nonostante ciò e nonostante il fatto che la Fiorentina degli anni ’20 fosse una squadretta senza gloria né presente né passata, fra lui e la squadra gigliata sbocciò la passione.

Successe che verso il 1929 Pozzo si ritrovò a vivere a Firenze per lavoro (era direttore della filiale toscana di una nota azienda) e il presidente della Fiorentina Ridolfi ne approfittò per coinvolgerloinformalmente nelle faccende della squadra. Pozzo sposò la causa partecipando con passione e consigli agli allenamenti e siccome la cosa andò avanti per molti mesi e in modo ottimale, il legame tra lui, la nostra città e la Fiorentina diventò talmente saldo che egli finì per innamorarsi della maglia gigliata.

Fu questa una passione segreta e profonda, tenuta celata sia per indole sia per motivi professionali. Una passione che lo stesso Pozzo confessò tanti anni dopo, nel 1955, quando in un articolo pubblicato su un numero unico intitolato “Fiorentina grande firma”, raccontò i suoi trascorsi sul campo di via Bellini:

“Mi vedevo seguito e mi entusiasmavo, avevo sposato la causa. Non ditelo a nessuno: sono un tifoso tacito, chiuso e sentimentale della Fiorentina. Non solo perché la città è bella e vi ho abitato a lungo, ma perché io non dimentico”.

Articolo di Giacomo Cialdi