NINNA NANNA VIOLA

NINNA NANNA VIOLA

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Uno dei capitoli de L’Ordine del Marzocco, storia dei primi tifosi della Fiorentina (1926-1935) è dedicato alle canzoni in voga tra i tifosi viola dell’epoca. Solamente nella stagione 1931-32, sull’onda della prima storica promozione in Serie A dei viola, ne fiorirono diversi, compreso quello che tutti noi ancora cantiamo e che ha per incipit “Garrisca il vento”.

Di questo nostro amato inno, lasciamo ai lettori il piacere di scoprire l’inedito e affascinante racconto della sua genesi (del giornale che lo pubblicò, di chi per prima lo cantò al cospetto di una folla entusiasta e del ruolo che ebbero i tifosi dell’Ordine del Marzocco nel comporre le parole) per concentrarci su un inno minore. Anzi, su una “Ninna Nanna Viola” del 1932. Questa non fu verosimilmente mai cantata allo stadio, ma testimonia ugualmente il calore che c’era intorno alla squadra, ci diverte con la sua comicità e soprattutto ci affascina moltissimo per il fatto di essere scritta in vernacolo fiorentino. 

Il testo narra la vicenda di un “poero babbo” che cerca di addormentare il proprio bimbo, mentre la sua moglie che “l’impazza pe’ i’ fubballe, l’è ita a vedere la partita”. Il povero babbo spera che il bimbo prenda sonno e che la Fiorentina vinca perché altrimenti se i viola avranno fatto “mecce nullo” la moglie lo farà “diventà grullo” e peggio ancora sarà se la squadra avrà perso.

Per questo babbo, la domenica è dunque un tormento ed egli non troverà pace nemmeno di notte. Sua moglie infatti è talmente tifosa che perfino quando dorme sogna di essere il bomber Petrone e per tutta la notte “rivoga” pedate al povero marito che alla fine se ne va a dormire in cucina concludendo tutto scocciato che: “Questo tifo un so icché sia… l’è una bella porcheria”!

Articolo di Giacomo Cialdi