CHE RABBIA!

CHE RABBIA!

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Il 28 gennaio 1968 si disputò la diciassettesima giornata del Campionato 1967-1968. Il “big match” era certamente costituito dalla gara in programma a Firenze, ove la Fiorentina ospitava la capolista Milan, che, sotto la guida di Nero Rocco, era tornato a primeggiare dopo aver vissuto in penombra nei due anni precedenti. La Viola, che si era presentata ai nastri di partenza di quel Campionato con ambizioni di alta (ed anche di altissima) classifica, si trovava al quinto posto della graduatoria, a quota diciotto punti, a pari merito con il Cagliari e con il Napoli, preceduta da Juventus e Torino, appaiate a diciannove punti, dalla sorprendente matricola Varese con venti punti, e, per l’appunto, dal Milan, che guidava la classifica con ventitrepunti. Per la Fiorentina era l’ultima occasione per rientrare nel “giro scudetto”: infatti, soltanto una vittoria contro i rossoneri avrebbe potuto alimentare le (peraltro esigue) speranze di poter lottare per la conquista del titolo, mentre qualsiasi altro risultato avrebbe definitivamente escluso la Viola dalla lotta per l’ambito trofeo.

La gara si disputò in una giornata tipicamente invernale, fredda e piovigginosa, di fronte ad un’immensa cornice di pubblico (le cronache dell’epoca parlarono di cinquantacinquemila spettatori).

La Fiorentina dimostrò subito di essere “in palla”, e mise ben presto alle corde i blasonati avversari, esercitando una piena supremazia territoriale, e praticando un gioco arioso, veloce, e spumeggiante.

Le pochissime sortite offensiva dei rossoneri, che pure avevano un attacco di primissimo livello, con l’ex viola Kurt Hamrin (per la prima volta in campo da avversario a Firenze dopo nove anni di milizia nella Fiorentina), Sormani e Prati, supportati da Rivera, furono ben controllate dalla difesa gigliata, che non concesse praticamente niente agli attaccanti milanisti.

Bertini, Merlo e De Sisti si impadronirono ben presto del centrocampo, sovrastando l’omologo reparto rossonero, ed in attacco Maraschi, Brugnera (sostituto dell’infortunato Amarildo) e Chiarugi erano incontenibili per la difesa avversaria.

Il primo tempo della Fiorentina fu certamente quello nel quale la squadra praticò il miglior calcio della stagione, mentre il Milan, forse per la prima volta in quel Campionato, si trovò veramente in difficoltà.

La Viola sfiorò ripetutamente il gol del vantaggio, che avrebbe ampiamente meritato, ma purtroppo gli attacchi dei calciatori gigliati non si concretizzarono, per pura sfortuna (un tiro di Maraschi dal limite dell’area che lambì il palo a portiere ormai battuto, un tiro di Bertini che si infranse sul palo) o per i “miracoli” del portiere rossonero Cudicini (si ricorda, per tutti, un tiro di Ferrante deviato in angolo da un prodigioso intervento dell'estremo difensore milanista).

Insomma, una grande Fiorentina, che sovrastò decisamente il Milan, in tutto e per tutto.

Poi, al quarantatreesimo minuto del primo tempo, si ebbe la svolta dell’incontro, allorché il difensore milanista Anquilletti, già ammonito dall’arbitro Gonella un paio di minuti prima per un duro intervento compiuto su Maraschi, intervenne ancora più duramente su Chiarugi, provocandogli una grave lesione che costrinse ad uscire definitivamente dal campo l’attaccante viola, e questo senza che lo stesso Anquillettivenisse sanzionato con una sacrosanta espulsione.

Così nel secondo tempo, in superiorità numerica (ricordiamo che all’epoca dei fatti non erano previste sostituzioni), per il Milan fu tutta un’altra partita, e, sfruttando anche i timori di una Fiorentina ormai demoralizzata, i rossoneri riuscirono a segnare prima con Prati, poi con Rivera, conseguendo una vittoria assolutamente insperata in relazione ai valori espressi dalle due squadre nel corso del primo tempo.

La Fiorentina venne dunque definitivamente estromessa dalla lotta per lo scudetto.

Con tanta rabbia, accentuata, il giorno successivo, dagli sperticati ed insensati elogi rivolti al Milan dalla stampa del Nord, e specialmente da una delle principali testate, che così intitolava, a caratteri cubitali, il resoconto della partita: “Sull’Arno d’argento il Milan fa spavento”. A chi? Il Principe Antonio De Curtis, in arte (il grande) Toto’, avrebbe detto all'autore di quell'articolo: “Ma mi faccia il piacere!........”.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola