BENEDETTA NEBBIA

BENEDETTA NEBBIA

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Il 10 gennaio 1965 era in programma la sedicesima giornata del girone di andata del Campionato 1964-1965, che vedeva la Fiorentina impegnata a Mantova contro la locale squadra allenata da Giacomo Mari. La Viola, reduce dalla convincente vittoria ottenuta a Catania grazie ad una doppietta del centravanti Alberto Orlando, stava disputando un Campionato di tutto riguardo, con una classifica che la vedeva appaiata alla Juventus al terzo posto con diciannove punti, mentre il Mantova era relegato all’ultimo posto, a pari merito con il neo-promosso Cagliari, a quota otto. L’impegno della Fiorentina appariva dunque tutt’altro che proibitivo.

La partita iniziò in condizioni meteo discrete, con un pallido solicello invernale, ma anche con una coltre di nebbia che, dall’alto, minacciava di scendere velocemente sul campo di gioco. Contrariamente al pronostico iniziale, la Viola mostrò subito di essere in giornata negativa, e venne messa ben presto alle corde dai virgiliani, che si impossessarono del centrocampo e sfiorarono il gol in un paio di occasioni. Poi, dopo che Maschio fallì una facile opportunità per portare in vantaggio la Fiorentina, sprecando malamente solo davanti al giovane portiere mantovano Dino Zoff, la squadra locale passò meritatamente in vantaggio con Ciccolo, e dopo pochi minuti raddoppiò con Di Giacomo, complice - in entrambi i casi - una “allegra” difesa gigliata.

Nel corso dell’intervallo, il pallido sole iniziale scomparve, e la nebbia cominciò a scendere con decisione sullo stadio “Martelli”; verso il quindicesimo minuto della ripresa, riducendosi sempre maggiormente le condizioni di visibilità, furono accese le luci artificiali. I calciatori della Fiorentina protestarono subito per questa iniziativa assunta dai dirigenti del Mantova, finalizzata a migliorare la visibilità, perché, secondo il regolamento vigente all’epoca dei fatti, le partite potevano disputarsi con la luce artificiale soltanto previa autorizzazione della F.I.G.C. in ragione dell'orario di inizio; e tali proteste furono accolte dall’arbitro Righi, che fece spegnere immediatamente i riflettori. La nebbia si faceva sempre più fitta, e gli spettatori faticavano sempre maggiormente a seguire le fasi di gioco. Verso la metà del secondo tempo il capitano viola Enzo Robotti richiamò l’attenzione dell’arbitro in merito alle condizioni di visibilità, ma l’arbitro fece proseguire la gara, sebbene le condizioni di visibilità fossero ben oltre i limiti regolamentari. Sino a che, a dieci minuti dal termine della partita, con una visibilità ridotta praticamente a zero, Robotti richiamò nuovamente l’attenzione dell’arbitro Righi, manifestandogli l’impossibilità di proseguire lo svolgimento dell’incontro. Righi provò comunque a far continuare la partita, ma pochi minuti dopo (e, più precisamente, a sei minuti dal termine) dovette arrendersi alla nebbia e sospendere momentaneamente la gara, sperando in un improbabilissimo miglioramento delle condizioni atmosferiche. Ma la nebbia non si dissolse, anzi, se possibile, aumentò ancora di intensità, e così il direttore di gara non poté fare altro che sospendere definitivamente l'incontro, fra le proteste dei dirigenti mantovani, che già pregustavano la vittoria. E siccome il regolamento dell’epoca prevedeva che, in caso di sospensione, la partita dovesse integralmente ripetersi, e senza tener conto di alcun fattore relativo alla gara sospesa, la fitta nebbia mantovana venne accolta come manna dal cielo dalla Fiorentina, che, nella ripetizione dell'incontro, svoltosi dieci giorni dopo, il 20 gennaio 1965, riuscì a strappare un pareggio a reti inviolate ed a conquistare un buon punto, che non avrebbe certamente conseguito qualora la partita disputatasi dieci giorni prima si fosse regolarmente conclusa.

Quella fitta nebbia fu anche motivo di gioia per chi scrive, all’epoca dei fatti bambino di nemmeno otto anni, e quel giorno incollato alla radio a seguire con desolazione la scialba prova della Viola durante la popolare trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”. E la sera quel bambino, al quale i genitori avevano impartito una rigorosa educazione cattolica che imponeva la recitazione delle canoniche preghiere prima di coricarsi, non si scordò di ringraziare il Signore per quella fitta nebbia di Mantova che aveva salvato la sua Fiorentina da una sconfitta ormai certa...

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola