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Il 18 marzo 1970 la Fiorentina affrontò il Celtic nella gara di ritorno valida per i quarti di finale della Coppa dei Campioni.

La partita di andata, già descritta nel precedente aneddoto a mia firma, si era disputata a Glasgow il 4 marzo 1970, ed era terminata con una secca sconfitta per la Viola: 3-0 il risultato in favore degli scozzesi, causato anche da un'incomprensibile ed inconcepibile scelta tattica dell'allenatore Pesaola, che aveva escluso dalla squadra Luciano Chiarugi, uno dei calciatori più forti della Fiorentina, al fine di rafforzare il reparto arretrato; un invito a nozze per l'allenatore del Celtic Jock Stein, che aveva dovuto preoccuparsi ben poco della fase difensiva, aumentando invece ancora maggiormente la già eccezionale forza offensiva della squadra scozzese.

Una sconfitta pesante, che pregiudicava fortemente il cammino della Fiorentina nella più prestigiosa della Coppe Europee.

Ma non era ancora detta l'ultima parola: il 18 marzo 1970, come visto, era in programma, a Firenze, la partita di ritorno.

La Viola era chiamata a compiere una vera e propria impresa per accedere alle semifinali della Coppa dei Campioni; impresa molto difficile, anche in considerazione della forza del Celtic, ma comunque non impossibile.

Era doveroso crederci e provarci; ed infatti la Fiorentina ci credette e ci provò.

Il popolo viola accorse in massa a sostenere la squadra.

Quella sera, allo stadio, erano presenti circa sessantamila spettatori (all'epoca dei fatti non vigevano le attuali norme restrittive dettate da motivi di sicurezza), e venne stabilito il record assoluto di incasso.

La Fiorentina iniziò la partita con il piglio giusto, e mise subito alle corde gli avversari scozzesi.

Il pubblico, vedendo la "vena" dei calciatori viola, spingeva a gran voce, credeva nel possibile miracolo.

Fra i calciatori gigliati il più ispirato era sicuramente Luciano Chiarugi, autentica spina nel fianco della difesa scozzese, e, quella sera, trascinatore di tutta la squadra (il che faceva aumentare il rimpianto per la sua assurda esclusione nella gara di andata). Verso la metà del primo tempo venne annullato un gol proprio a Chiarugi; ma poco dopo la mezzora, lo stesso Chiarugi trafisse il portiere scozzese Williams, portando in vantaggio la Viola ed aprendo il cuore di tutti alla speranza.

Il primo tempo terminò con la Fiorentina in vantaggio per 1-0.

Per la qualità e la quantità di gioco profusa, e quindi per la differenza che si era vista sul campo fra le due squadre, poteva essere tranquillamente un 2-0, ma comunque la partita (e la qualificazione alle semifinali di Coppa dei Campioni) era sempre aperta.

Nel secondo tempo la Viola continuò ad attaccare con decisione, mettendo in seria difficoltà il Celtic. Verso il decimo minuto, il solito Chiarugi, davvero scatenato ed imprendibile, su azione di calcio d'angolo, sferrò un gran sinistro dal limite dell'area avversaria: il pallone colpì il palo a portiere ormai battuto. Se quel tiro fosse entrato in rete (questione di un paio di centimetri...) per la Fiorentina si sarebbero spalancate le porte del Paradiso...

Sarebbe bastato ancora un solo gol, e l'impresa sarebbe stata compiuta.

Purtroppo il contraccolpo psicologico fu devastante: da quel momento si esaurì progressivamente la spinta propulsiva della squadra, il tempo trascorreva inesorabile, le possibilità di rimonta diminuivano di minuto in minuto...

Finì 1-0 per la Viola, risultato che, purtroppo, fu insufficiente per centrare la qualificazione al turno successivo.

Peccato, perché quella grande Fiorentina e quel grande pubblico di quel 18 marzo 1970 avrebbero meritato migliore sorte.

Mancò la fortuna, non il valore.

 

Roberto Romoli

Vice Presidente Associazione Glorie Viola

 

 


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