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Il 4 marzo 1970 erano in programma le gare di andata dei quarti di finale della Coppa dei Campioni.

La Fiorentina, che nei sedicesimi di finale aveva superato gli svedesi dell’Oster Vaxjo e negli ottavi di finale i temibili sovietici della Dinamo Kiev, non era stata fortunata nel sorteggio, essendo stata “abbinata” alla fortissima squadra scozzese del Celtic Glasgow, che sin dall’inizio del torneo era stata pronosticata dagli addetti ai lavori quale una delle squadre favorite per la vittoria finale.

In Campionato la Viola non stava attraversando un momento favorevole: la domenica 1 marzo era stata sconfitta a Torino dalla squadra granata per 1-0 (gol di Emiliano Mondonico), così abbandonando pressochè definitivamente tutte le residue speranze di una "riconquista" dello scudetto; restava dunque la Coppa dei Campioni, la più prestigiosa manifestazione calcistica europea per squadre di club, sulla quale era pertanto necessario convergere tutte le attenzioni e le forze.

Ma c’era da superare il difficile ostacolo del Celtic Glasgow, che avrebbe ospitato la Fiorentina nella gara di andata dei quarti di finale, mentre la gara di ritorno si sarebbe disputata a Firenze due settimane più tardi.

La Viola iniziò a perdere la partita di Glasgow in albergo (tanto per dire che Sarri non ha inventato niente...) a Torino la domenica sera del 1° marzo 1970, e l’inizio di quella sconfitta ha un nome ed un cognome ben precisi: Bruno Pesaola.

Fu infatti proprio il Petisso l’autore di una scellerata decisione che costò alla Fiorentina la sonora sconfitta di Glasgow (e probabilmente anche la qualificazione alle semifinali della Coppa dei Campioni) allorchè nel post-partita di Torino, in albergo, comunicò a Luciano Chiarugi l’esclusione dalla lista dei convocati per la partita da disputarsi in terra scozzese.

Luciano Chiarugi era il più forte attaccante della Viola ed uno dei più forti attaccanti italiani in circolazione; in quel momento (al pari di molti altri calciatori della Fiorentina) non attraversava certo uno smagliante periodo di forma, ma era pur sempre un calciatore in possesso di caratteristiche tali che avrebbe potuto mettere sempre e comunque in difficoltà il Celtic, una squadra con grandi attitudini offensive e votata all’attacco, ma non invulnerabile in difesa, e che avrebbe certamente sofferto la velocità e le capacità contropiediste dell'attaccante viola. Celtic–Fiorentina avrebbe potuto essere, insomma, “la partita” di Chiarugi, seppure Luciano, in quel periodo, non fosse al meglio della condizione. Invece Pesaola annunziò “urbi et orbi” che Chiarugi non sarebbe stato della contesa, e fornì subito un incommensurabile vantaggio al collega John Stein che – sapendo dell’assenza dell'attaccante viola – fu messo in condizione di preparare con la massima tranquillità una partita ancora più offensiva rispetto a quella che avrebbe preparato se Chiarugi fosse stato in campo.

Pesaola dunque, rinunziando a Chiarugi, predispose uno schieramento assolutamente difensivistico, inserendo Carpenetti (un jolly difensivo acquistato pochi mesi prima dalla Roma) in mediana con il numero 4, e consegnando ad Esposito (centrocampista con attitudini più difensive che offensive) la maglia numero 7 di Chiarugi.

Per il Celtic fu un invito a nozze, per la Viola fu un suicidio annunciato.

Nella gelida serata di Glasgow (dove la partita ebbe inizio alle ore 19,00, ore 20,00 italiane) fu chiaro sin dall’inizio quello che sarebbe stato il “leit–motiv” della gara: Celtic all’assalto e Fiorentina chiusa ermeticamente in difesa.

La Viola – le cui improbabili velleità offensive furono affidate al solo Maraschi – si difese disperatamente e con grande affanno per i primi trenta minuti di gioco, subendo gli attacchi dei giocatori scozzesi che cercavano in tutti i modi di scardinare la porta della Fiorentina; poi, inevitabilmente, al trentesimo minuto di gioco, arrivò il gol dello scozzese Auld, che – lasciato colpevolmente solo al limite dell’area – batté imparabilmente Superchi con un angolato tiro rasoterra sulla sinistra dell’estremo difensore gigliato.

Anche nei restanti quindici minuti del primo tempo il Celtic sfiorò più volte il gol del raddoppio, ma la difesa viola, come Dio volle, riuscì in qualche modo a resistere.

Nella ripresa, al quarto minuto, ecco la “frittata”: un innocuo cross nell’area della Fiorentina effettuato dallo scozzese Auld venne clamorosamente “svirgolato” da Carpenetti, ed il pallone si infilò nella porta dell’esterrefatto ed incolpevole Superchi, regalando così il doppio vantaggio agli scozzesi.

A questo punto la situazione cominciò a farsi pesante anche sul piano del risultato, e la Viola cercò di uscire dal proprio guscio per dimezzare lo svantaggio; i risultati furono però assai modesti, e la Fiorentina (nelle cui file Rizzo aveva nel frattempo sostituito Merlo) non creò alcun pericolo per la porta difesa dallo scozzese Williams.

E ad un minuto dal termine della partita si completò la disfatta: su un cross proveniente dalla destra, Lennox, di testa, rimetteva al centro, e Wallace, in sospetta posizione di fuorigioco, non ebbe alcuna difficoltà a depositare il pallone in rete con la porta ormai sguarnita.

Il “harakiri” si era quindi consumato, e la gara terminò con il punteggio di 3-0 in favore degli scozzesi; un risultato che lasciava ben pochi margini di speranza per la partita di ritorno in programma a Firenze due settimane dopo.

Non restava che confidare in un miracolo...

 

Roberto Romoli

Vice Presidente Associazione Glorie Viola


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