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In occasione del suo sessantacinquesimo compleanno, l'Associazione Glorie Viola ha intervistato Paolo Rosi, ex centrocampista della Fiorentina, vincitore della Coppa Italia 1975.

 

Rosi, cosa la lega a Firenze e alla Fiorentina? Cosa ha significato la tappa viola per la sua carriera?

«Firenze per me ha significato quasi tutto. Sono nato a Viareggio e cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Fiorentina, facendo tutta la trafila fino alla Serie A, può immaginare quindi che importanza abbia la Viola nella mia carriera. E' stata una tappa fondamentale».

 

Qual è il più bel ricordo relativo agli anni a Firenze?

«Ce ne sono diversi... Uno è certamente il primo Torneo di Viareggio con il giglio sul petto: quell'anno ero in prestito a Camaiore, in Serie D, e venni richiamato dalla Fiorentina per giocare il torneo. Disputai i quarti di finale, andando in gol insieme a Giancarlo Antognoni, e la semifinale contro il Bologna, dove segnai nuovamente. Questo è un bellissimo ricordo. Poi, ovviamente, la finale di Coppa Italia 1975, che vincemmo 3-2 contro il Milan: gol di Casarsa, Guerini e mio. Il terzo ricordo che mi viene in mente è l'esordio in Serie A, che sognavo fin da quando ero bambino e che non dimenticherò mai: era il 5 maggio 1974, giocavamo al Franchi contro il Cesena e mister Radice decise di mandarmi in campo. Una emozione unica».

 

Il più brutto ricordo invece?

«Forse l'anno con Carosi è stato quello più difficile per me, ho faticato e non ho reso per quelle che erano le aspettative. Poi a novembre mi mandarono a giocare a Vicenza».

 

Cosa avrebbe fatto Paolo Rosi se non avesse sfondato nel calcio?

«Fare il calciatore è sempre stato il mio sogno nel cassetto, l'unica cosa che desideravo fare. Studiare non mi piaceva affatto. La mia famiglia ha uno stabilimento balneare, quindi credo che se la carriera di calciatore non fosse decollata avrei lavorato lì».

 

Veniamo alla Fiorentina di oggi: che giudizio si è fatto sulla squadra allenata da Stefano Pioli?

«Quella di quest'anno mi sembra una Viola un po' altalenante, che alterna buone prestazioni a gare incolore. Non so il motivo di questo rendimento, ma penso che se l'obiettivo è l'Europa, la squadra debba necessariamente trovare un maggiore equilibrio e soprattutto continuità. Continuità di prestazioni e di risultati».

 

Uno dei pupilli dei tifosi gigliati, specie dopo le prestazioni sfoderate nelle ultime partite, è Federico Chiesa. Quale consiglio darebbe al numero 25 viola?

«Chiesa è un giocatore fortissimo, ha gamba e carattere, trova la porta e non molla mai... e può crescere ancora tanto. Anzi, deve crescere: per diventare un grandissimo calciatore dovrà dimostrare di essere continuo, di giocare e segnare come sta facendo in questo periodo. Firenze è la realtà ideale per crescere».

 

In chiusura, cosa ne pensa della perenne divisione tra una parte della tifoseria e la proprietà?

«Mi pare evidente che i fratelli Della Valle non siano tifosi della Fiorentina, quindi non possiamo aspettarci da loro gli atteggiamenti visti in passato da altri presidenti. Credo però che le contestazioni siano inutili in questo momento: senza un acquirente serio e realmente intenzionato a rilevare la Fiorentina, non c'è alternativa ai Della Valle».

 

Intervista di Giacomo Cialdi

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